Mercedes Viola

Io e i quaranta ladroni

Ho compiuto tanti anni quanti erano i ladroni di Alì Babà, quanti anni passò il popolo ebraico nel deserto prima di arrivare alla Terra Promessa, e quante carte si distribuiscono per giocare a Truco e a Traversone. Ho fatto un paio di sogni, i ladroni sono arrivati, ed eccoci qua.

In Argentina c’è un gioco di carte molto mascalzone che si chiama Truco (con maiuscola reverenziale). Si può giocare in due, a zampa di gallo (cioè in tre) o in due copie. Si gioca con un mazzo di napoletane da quaranta, si distribuiscono tre carte a testa, e non se ne prenderanno altre. 

Si mente, e meglio menti meglio ti va. Se giochi in copia puoi dire al tuo compagno le carte che hai, facendo dei gesti che le altre copie, intente anche loro a dirsi le carte, non debbono notare. Per esempio: mordersi il labbro inferiore sono i tre, il bacio sono i due, aprire leggermente la bocca sono gli assi falsi, chiudere un occhio l’asso di spade, e così via, con qualche differenza di significato a seconda della regione.

Giocare a truco in copie miste all’epoca dell’università era sensuale se giocavi con qualcuno che ti piaceva, e un momento di complicità divertente giocando tra amici. In quest’ultimo caso è di norma tra i findelmondani prendersi in giro accanitamente mentre giocano, tutti contro tutti a ridere degli altri e di sé stessi. Perché chi si arrabbia è perso. Sarà preso in giro ancora di più, e ai motivi si aggiunge l’essersi arrabbiato. 

I conti si possono tenere con fagioli, fosfori, o se li si vuole tener per scritto si segnano quadrati con una barra diagonale dentro. Un quadrato sono cinque punti. In questo modo, ai tempi, anche chi non sapeva scrivere poteva tenere i conti.

Si gioca sempre per qualcosa, che sia un Peso, chi lava i piati o chi pulisce la griglia. 

Ora siamo in una casa in campagna con amici e ogni sera arriva il momento in cui, dopo cena, ci sediamo fuori intorno al tavolo a giocare a Traversone (sempre la stessa maiuscola). Portiamo musica, buon vino, tabacco, le carte e un quaderno per segnare i punti.

Il traversone è un gioco molto diverso dal trucco, prima perchè non si può mentire, e poi perchè giocando in tre si distribuiscono tutte le carte e  si gioca a perdere, a fare la minor quantità di punti.

Ma c’è un momento comune ai due giochi che m’incanta: quando aspetto, come una bambina, mentre un altro mescola le carte e le distribuisce. Prendo il mio mucchietto con le due mani e gelosamente le guardo una a una. Quel mucchietto è la metà di un destino che sarà completo con quello che saprò fare di loro, e con quello che faranno gli altri giocatori. Mi piace vedere come la sorte gira e ogni notte c’è uno che vince o perde più degli altri (soprattutto quando vinco io). 

Tempo prima di compiere anni ho avuto dei sintomi tipici dell'età alla quale mi avvicinavo, come aver comprato il mio primo costume intero, il primo reggiseno di pizzo e, in un attacco di fridakalismo, un vestito lungo anni 70’ che ha tutti i colori del mondo. Cose che non userò mai o quasi. E mi chiedevo: chissà se chi ha dato le carte quarant’anni fa, sapeva che mi sarei portata il mucchietto così lontano? 

Poi due notti ho sognato morti e andicappati con gambe di titanio che correvano a torno al parco Sempione, baravano e litigavano; ho sognato il mio appartamento a Cordoba al quale non avevo dato la disdetta e dopo dodici anni mi ritrovavo lì, dentro c’erano tutti i miei mobili e scoprivo stanze segrete che non conoscevo. Ho sognato un viaggio a New York di mezza giornata dove sentivo di aver trovato il mio luogo nel mondo e piangevo, dovevo cambiare dei soldi per quella mezza giornata, entro in banca e mi ritrovo in tasca cinquanta euro in banconote piccole e qualche banconota da due pesos argentini ma palesemente falsi, fatti con cartoncino, e due uomini in giacca e cravatta mi avvertono sui pericoli di tentare di cambiare soldi falsi in una banca americana.

Ma al terzo giorno (come succede in varie storie) ho finalmente compiuti tanti anni quanti erano i ladroni di Alì Babà, gli anni che il popolo ebraico passò nel deserto prima di arrivare alla Terra promessa,  e forse un po’ meno sacro, la quantità esatta di carte che servono per giocare a turco e a traversone. Ho compiuto quaranta anni.

Chi di voi non li abbia compiuti mi dirà: cosa sarà mai? Un giorno come un altro, e poi, bisogna essere grati di compierli. Questo me lo dico anche da sola, perché bisogna sempre dare da mangiare al senso di colpa e niente di meglio che giocare sull’ingratitudine. 

Ma chi di voi li ha già fatti, sa di cosa parlo. E’ tutto vero, è un giorno come un altro, ma con qualcosa di diverso. E’ come quell’istante nel quale scopri di essere incinta: tutto è uguale all’istante precedente ma è anche tutto diverso. Con i quaranta il bello è che non devi spegnere la sigaretta nè mollare il calice.

Seduta al tavolo vicino al fuoco della griglia, la sera del mio compleanno ho guardato il mio mucchietto di carte, quello che mi sono portata così lontano. Mi sono toccate delle belle carte, pensai, ho perso malamente a volte, mentito il necessario, e le partite vinte hanno oscurato quasi ogni sconfitta. Ma la cosa più bella che ho, e ho sempre avuto, sono i compagni di gioco. Parlano diverse lingue, coprono tutte le età e hanno dato al gioco tutte le sfumature immaginabili. Loro sono la mia kryptonite.

Un paio di giorni dopo sognai che camminavo per un viale in una giornata di sole e si alzava un vento caldo. Avevo il mio quaderno dove scrivo, lo presi con le due mani e mi missi di faccia al vento, il quaderno diventò una vela,  lentamente iniziai a elevarmi e poi volai.

Volai per il mondo intero grazie a un vento che sembrava un’anima, antica anima che un giorno di quarant’anni fa mi diede un mucchietto di carte, e grazie a un quaderno di quarant’anni ladri di parole sentite, dette, lette e indovinate.

E volando nascevo di nuovo, partorita da tutto ciò ero stata, da ciò che non sono diventata, e da tutti quelli che sono e furono parte della mia vita; nascevo di nuovo senza pretese ne aspettative, solo sano e potente desiderio. Non più andicappata correndo in circoli in mezzo ai morti nei limiti del mio CAP, tentando di barare per guadagnare qualche centimetro ad altri andicappati, cercando il mio luogo nel mondo con in tasca una moneta di cambio falsa. Niente di tutto ciò. I quaranta ladroni si erano portati via un sacco pieno di robaccia, e ora io semplicemente volavo, faceva caldo, il mondo era bellissimo sotto di me, ed ero giusta così. E intuivo che le stanze nuove non erano nel passato nè erano segrete, ma nuove dimensioni dell'anima da scroprire.

Quando mi sono svegliata ero io, in un giorno come un’altro, ma diverso. 

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