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(Ansa)
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Quel velo di tristezza dopo l'intervento di Zelensky al Parlamento

Parole già sentite per la settima comparsata in un parlamento internazionale del leader ucraino, tra l'altro nell'unica aula dove ci sono persone contro

Diciamo la verità, i 25 minuti che il Parlamento italiano ha dedicato al presidente dell’Ucraina Zelensky hanno lasciato con un triste amaro in bocca e per diversi motivi.

Il primo non dipende dalle parole dette e sentite in aula, ma dal fatto che l’intervento di Zelensky è il settimo in ordine di tempo ed anche in ordine di importanza di quelli fatti dall’inizio della guerra ad oggi. Prima di noi sono arrivati: Gran Bretagna (i primi), Stati Uniti, Francia, Germania, Parlamento Europeo ed Israele. Di fatto già da questo si evince il fatto che non siamo, come abbiamo sperato e creduto per qualche mese, al centro della scena internazionale. Viaggiamo di rincorsa, spettatori. Ed un po’ anche per colpa nostra (ma spiegheremo dopo il perché).

Ucraina, il presidente Zelensky in diretta al Parlamento italianowww.youtube.com

Primo a parlare, collegato dal suo bunker, appunto Zelensky; barba da fare, maglione militare, il presidente ha detto quello che doveva dire. La sostanza è: aiutateci, ne abbiamo bisogno. Dal punto di vista economico, umanitario ed anche militare. Zelensky ha spiegato che di fatto in queste ore i russi hanno distrutto una città come Genova, giusto per farci comprendere meglio gli effetti della guerra, ma non ha raggiunto il cuore. Il fatto stesso che si trattasse del settimo collegamento ha tolto parte di quell’emotività che sarebbe stata importante. Alla fine, dopo quasi un mese di guerra, abbiamo tutti chiaro quali siano drammi, immagini, dolori, morte e, come disamorano tv e siti, ci stiamo in qualche modo assuefanno a tutto questo. Più preoccupati per la benzina ed il Covid.

Poi è toccato a Draghi. La vicinanza dell’Italia al popolo ucraino è chiara e sono scattati numerosi gli applausi. Per sentire per la parola «armamenti» si è dovuto però attendere l’ultima frase, quasi a tenerla nascosta. E, una volta pronunciata, l’applauso susseguente è stato il meno caloroso e rumoroso di tutta la mezz’ora.

Si, perché l’altro unicum di questo intervento è che solo da noi Zelensky ha trovato gente contraria tra i parlamentari. Diversi quelli che stanno dalla parte di Putin, che colpevolizzano la Nato e l’Europa, che non sono a favore dell’invio delle armi, che chiedono agli ucraini di arrendersi (frutto di un pacifismo che visto il cambiamento della sicurezza globale e della geopolitica europea pare ormai superato dai fatti), che addirittura hanno disertato l’aula. Pochi, va detto, ma ci sono stati solo da noi.

Poi ognuno alle sue preoccupazioni: Zelensky a schivare missili, Draghi a gestire una situazione economica sempre più complessa. Di sicuro una cosa gli ucraini, la cui resistenza è stata definita eroica da Draghi, ce l’hanno insegnata: l’amore ed il rispetto per la parola Patria, che non è una cosa da ultradestra, ma una cosa concreta. Che forse capiremo solo se toccherà a noi scegliere se difenderla in prima persona o meno. È questa la cosa che ci fa più paura, il dover rispondere a questa domanda, ognuno di noi

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