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Scudetto Inter, la festa sbagliata

Il delirio in Piazza Duomo per il 19° tricolore dei nerazzurri è il fallimento (annunciato) delle norme anti Covid. Che nel calcio non si possono e non si vogliono applicare

Le avvisaglie c'erano già state nel corso dell'inverno e il messaggio era chiaro: attorno al calcio si può fare quello che si vuole. Assembramenti per la morte di Maradona a Napoli, cortei dei tifosi dell'Inter ad accogliere la squadra prima delle sfide con la Juventus e l'incredibile doppia manifestazione all'esterno di San Siro a fare da cornice al derby. Poi i laziali in strada per accompagnare il viaggio dei loro idoli e - ultimo in ordine di tempo - il raduno romanista fuori da Trigoria con i giocatori ad applaudire. Scene di ordinaria follia nell'era della pandemia, con interi comparti industriali e commerciali costretti a retrizioni e chiusure e altri che, evidentemente, godono di un sistema normativo parallelo, con regole diverse e soglie di tolleranza alzate al massimo. Perché mentre le forze dell'ordine erano impegnate a sanzionare violazioni di qualche centimetro o metro dentro i locali, i protagonisti del calcio applaudivano i 'gesti d'amore' dei rispettivi tifosi. Ignorando quanto fosse potenzialmente esplosivo il loro messaggio.

Il cortocircuito è esploso in tutta la sua gravità nel pomeriggio della festa interista per la conquista dello scudetto numero 19. Inutili gli appelli alla ragionevolezza da parte del club. Inutile tutto. In decine di migliaia si sono riversati in piazza Duomo e per le vie del centro di Milano come se il Covid non esistesse e le misure di distanziamento fossero un orpello ormai inutile. Chiedere a politica a polizia di provenire sarebbe stato inutile, visto che ai segnali precedenti si erano sempre girati dall'altra parte in nome del principio per cui bisogna limitare i danni, contenere, evitare tensioni. E se non c'era stata la volontà di fermare qualche centinaio di scalmanati in inverno è davvero impensabile che si potesse provare a contenere l'ondata dei festanti per lo scudetto.

L'immagine rilanciata nel resto d'Italia e del mondo è stata devastante. L'assenza di regole e controlli da una parte, le saracinesche abbassate e le transenne a limitare gli spostamenti a poche centinaia di metri. Hanno ragione i rappresentanti dei commercianti ad aver segnalato - indignati - l'asimmetria di un Paese che non è capace di far rispettare le regole che esso stesso scrive. Debole coi forti (perché ultras o, semplicemente, perché troppo numerosi), forte con i deboli. Una sceneggiata surreale che nessuna scusa o multa potrà cancellare. La festa dei tifosi dell'Inter in Duomo è stata semplicemente sbagliata. Uno spettacolo indecoroso con tanti responsabili.

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