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Olimpiadi 2040, perché l’Italia può farcela (nonostante i signori del no)

Olimpiadi 2040, perché l’Italia può farcela (nonostante i signori del no)

Candidare l’Italia ai Giochi estivi non è un’eresia, visti i tanti complimenti per quelle invernali. Con buona pace di chi rema contro (ma poi ci sguazza)

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 hanno confermato che l’Italia è un Paese in ottima salute e non soltanto per il record di medaglie conquistate dagli atleti e dalle atlete azzurri, che già di per sé qualche cosa vorrà pur ben dire. Il certificato di buona salute ce lo ha rilasciato il mondo intero che ha apprezzato senza alcun dubbio la qualità dell’evento e di tutto ciò che era stato messo in campo per realizzarlo. Impresa non facile visto che si trattava delle prime Olimpiadi diffuse – cioè sparse in località non confinanti – nella storia dei Giochi. Sopra le attese, secondo le prime stime, anche il risultato economico che avvicina il saldo finale a quel “costo zero” promesso dagli organizzatori ma che soprattutto proietta per il futuro dell’area interessata un incremento di Pil di alcuni miliardi.

Tutto questo è stato ottenuto alla faccia di chi ha sperato e tifato per il contrario, che riteneva l’occasione uno stupido, inutile e pericoloso spreco di forze e denaro. Li conosciamo, sono la solita compagnia di sinistra dei signori del “no”: negli anni Cinquanta si opposero alla costruzione dell’Autostrada del Sole in quanto avrebbe deturpato il paesaggio e allargato la forbice sociale tra chi aveva e non aveva una vettura; poco dopo il loro no venne messo in campo contro l’arrivo della tv a colori, anche in questo caso perché avrebbe creato differenza tra chi poteva e chi non poteva permettersela; poi, in anni più recenti, fu il turno del no alla Tav, che non è  solo – come vogliono far credere – una ferrovia tra Torino e Lione bensì una tratta di un collegamento transnazionale tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest che, se completato, porterà enormi benefici al trasporto di uomini e merci; è toccato quindi alla battaglia per il no Tap, il gasdotto che attraversava la Puglia – a dire dei signornò –  «devastando gli uliveti», che se non l’avessimo fatto oggi altro che crisi energetica, saremmo in ginocchio; dei no Ponte di Messina ne stiamo parlando quotidianamente, coincidono non soltanto con i “no riforma della giustizia” ma anche con i “no Olimpiadi” che se dio vuole da qualche giorno sono disoccupati con grande dispiacre dei loro portavoce, capitanati come al solito da Marco Travaglio il quale, mentre sull’Italia fioccavano ori e complimenti, si indignava per gli straordinari a cui erano costretti gli addetti ai lavori.

I soci del “Club del no” sono come i parassiti: si fanno trasportare a ufo nel benessere, nella crescita e nel bello succhiando il sangue da chi benessere, crescita e bello li costruiscono lavorando sodo, con ingegno e passione. Parassita è colui che vive alle spalle degli altri senza lavorare e sfruttando le loro fatiche. Anche essi, alla pari di tutti gli italiani, hanno tratto grandi vantaggi dalle Olimpiadi ma ci sputano sopra. E allora propongo di dargli un’altra occasione: rompiamo gli indugi e candidiamo l’Italia alle Olimpiadi estive 2040, abbiamo tutte le carte in regola per farlo. Così per altri 14 anni i parassiti sapranno di che vivere, e Travaglio di che scrivere…

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