Home » Tempo Libero » Vittorio Pettinato a teatro con Dante e Pasolini: la vanità spiegata con ironia e cultura

Vittorio Pettinato a teatro con Dante e Pasolini: la vanità spiegata con ironia e cultura

Vittorio Pettinato a teatro con Dante e Pasolini: la vanità spiegata con ironia e cultura

Vittorio Pettinato torna in scena con «Centro di vanità permanente»: comicità e imitazioni tra Battiato, Pasolini e i santi

C’è chi studia Dante e poi sceglie di far ridere. Vittorio Pettinato, comico, autore e creatore di contenuti con oltre mezzo milione di seguaci tra Instagram e TikTok, è esattamente questo. Laureato in lettere moderne con una tesi proprio su Dante Alighieri, ha costruito nel tempo uno stile riconoscibile, fatto di imitazioni precise, osservazione della realtà quotidiana e una vena umanistica che affiora anche nelle battute. Lo intervistiamo per Panorama in occasione del suo nuovo spettacolo, «Centro di vanità permanente».

Come nasce lo spettacolo

Il titolo è un omaggio esplicito a Franco Battiato, cantautore amatissimo da Pettinato insieme a Fabrizio De André. Sul palco ci sarà spazio anche per Dante e Pasolini, in un percorso che mescola comicità e cultura senza che l’una schiacci l’altra. «Pasolini va letto ma anche ascoltato», sostiene il comico pavese. «Nelle sue interviste il vero protagonista è il vento. Per questo, nello spettacolo dico che “dove Pasolini ha fatto un’intervista oggi sorge una pala eolica”».

Il tema portante è la vanità, scelta non per condannarla quanto piuttosto per osservarla. «Tutti sono narcisisti, però la vanità ha un suo perché. Ci porta a dei traguardi che mai avremmo immaginato. Ogni cosa può essere un pro o un contro». Uno sguardo che rifiuta categoricamente la semplificazione moralista, preferendo il ritratto ironico ma affettuoso di una società che si specchia, si filtra e continua a cercarsi. Lo spettacolo debutta il 14 marzo all’Ecoteatro di Milano, per poi toccare Brescia, Verona, Torino e Perugia fino al 24 aprile.

L’identikit di Vittorio Pettinato

Timido di natura, Pettinato ha scelto fin da piccolo di andare incontro alla paura invece di scappare. A sei anni imitava già Ignazio La Russa e Antonio Di Pietro, ascoltando Fiorello su Rai Radio 2. Successivamente, nove anni di radio a Radio Ticino Pavia, il teatro, i social. Un percorso costruito mattone su mattone, con la pazienza di chi sa che i cicli si rigenerano, e che bisogna continuamente rinnovarsi con nuove idee e modalità.

Sul politicamente corretto ha le idee chiare. «Io mi definisco da sempre lo stand up comedian di Tv 2000. Non sono mai andato sullo scorretto, non fa parte di me. Sul palco devo portare me stesso». E cita Giovanni Pascoli: «Custodisco il mio “fanciullino pascoliano” con grande gelosia. Cerco di risvegliare il bambino che c’è in tutti noi».

Per spiegare il suo rapporto con i limiti personali, con la sua timidezza, chiama nuovamente in causa Dante: « Ulisse va verso le Colonne d’Ercole perché deve superare i limiti. Se ci facessimo condizionare da essi, vivremmo come bruti».

Un palco per alleggerire, non per appesantire

«Centro di vanità permanente» è stato ideato e allestito anche grazie alla collaborazione di Leonardo Salvati e Alessandro Bonanni. Al suo interno ci sono imitazioni, momenti di comicità corrosiva e una narrazione che alterna leggerezza e riflessione. «Voglio che la gente esca alleggerita. Il palco deve essere un momento in cui si parla dei problemi, sì, ma cercando di alleggerire, di far pensare a cose positive».

A fine dello scorso anno è uscito anche il suo libro (S)butterfly effect, edito da Mondadori. Il 2025 e il 2026 si confermano insomma anni di grande attività per Pettinato, che guarda avanti con la stessa perseveranza con cui, da bambino, imitava i politici. «È come se ciascuno spettatore fosse un mio amico». Sul palco, che lui chiama «la sua cameretta», va in scena esattamente questo: Vittorio gioca con il pubblico, come un bambino, cercando di risvegliare anche in noi il «fanciullino pascoliano».

© Riproduzione Riservata