Di Garlasco, si continua a parlare ininterrottamente da quel dannato 13 agosto 2007. Di quella città e dei suoi abitanti si ha l’illusione di sapere tutto, ma la realtà è che, a distanza di 19 anni, si sa poco niente. L’unica cosa certa è la morte della povera Chiara Poggi. Si fanno le ipotesi più disparate, a riguardo, si pone sulla scena del delitto una volta una persona, una volta l’altra. Prove inconfutabili e definitive? Nessuna.
Quali sono le prove sul tavolo al momento
A oggi, l’elemento sostanziale che è cambiato nelle indagini su Garlasco vede Andrea Sempio come responsabile al posto di Alberto Stasi, almeno secondo la Procura di Pavia che da marzo 2025 si sta occupando della nuova inchiesta. Come se i due fossero perfettamente sovrapponibili, ignorando inspiegabilmente la complessità del caso. E quali sono gli elementi sul tavolo? Dunque, Stasi non sarebbe più sulla scena del delitto (spostato più avanti, in tarda mattinata) perché a quell’ora stava lavorando alla propria tesi di laurea. Sempio, invece, ha contro di sé l’impronta 33, il Dna sotto le unghie della vittima e i soliloqui in macchina.
Alcune prove ci sono, per carità (pesano soprattutto le prime due). Ma non c’è quella cosiddetta «pistola fumante» di cui tanto si parla, in grado di dire con assoluta certezza, oltre ogni ragionevole dubbio: «È colpevole». Persino la nota criminologa Roberta Bruzzone ha espresso il proprio pensiero in merito, affermando che, probabilmente, «il caso resterà irrisolto».
Le previsioni sul delitto di Garlasco
Anche i legali di Sempio continuano a mostrarsi scettici sulla nuova indagine. Sono assolutamente convinti di poter dimostrare l’innocenza del loro assistito, determinati nello scovare indizi anche sul retro della villetta di Via Pascoli, «anche tra i rovi». Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti ritengono difatti che in quel luogo vi siano le tracce del vero assassino (come la bici nera menzionata da un testimone alcuni giorni dopo il delitto), da sempre trascurate.
La difesa di Sempio ritiene tuttavia che la vera chiave di volta per scagionare il 38enne siano le impronte delle scarpe, rinvenute nella villetta di via Pascoli e attribuite al killer. Pertanto, le loro analisi si concentrano sulla larghezza del piede del loro assistito (rispetto al 42 trovato sul luogo del delitto, Sempio indossa un 44). Secondo Taccia e Cataliotti, peraltro, l’indagato avrebbe un tipo di pianta del tutto particolare, incompatibile con una scarpa qualsiasi. Insomma, l’obiettivo è dimostrare inconfutabilmente che quelle impronte non appartengono a lui. Per cercare di eliminarlo dalla scena del delitto, proprio come è avvenuto con Stasi.
Chissà se alla fine si troverà una risposta al delitto di Garlasco, o se rimarrà sospeso nel triste limbo dei «casi irrisolti».
