Crollo verso il Medio Oriente, contrazione sul lungo raggio e un’Italia che, al momento, resiste come “porto sicuro”. Sta cambiando così il turismo italiano in risposta alla crisi in Medio Oriente. La crisi geopolitica nel Golfo sta producendo effetti concreti sulle scelte di viaggio degli italiani, modificando abitudini che negli ultimi anni sembravano consolidate. A fotografare il fenomeno è un’analisi di Sojern, piattaforma di marketing turistico digitale, basata sulle ricerche online. Non prenotazioni, dunque, ma un indicatore in tempo reale di come si muove la domanda.
Turismo e crisi in Medio Oriente: crollano le mete del Golfo
Il dato più evidente è il crollo di interesse verso il Medio Oriente. Le ricerche di hotel dall’Italia segnano un -73,2%, in netto contrasto con il +22,9% dello stesso periodo del 2024. Il calo è ancora più marcato per alcune destinazioni simbolo dell’area: Emirati Arabi Uniti (-82,7%), Egitto (-60%) e Turchia (-56%). Non si tratta semplicemente di un rallentamento. Il turismo, che negli anni post-pandemia aveva mostrato una forte capacità di recupero, torna a essere sensibile al rischio geopolitico e alla percezione di sicurezza.
Effetto domino sul lungo raggio: frenano Maldive, Thailandia e Indonesia
La crisi non colpisce solo il Medio Oriente, ma produce un effetto a catena su tutto il turismo a lungo raggio, che già sconta costi elevati e maggiore complessità logistica. Le Maldive perdono quasi il 70% delle ricerche, l’Indonesia il 53%) e la Thailandia il 41,9%. Alla base di questa contrazione non c’è solo il fattore sicurezza, ma anche una combinazione di elementi: rotte più lunghe o meno dirette, aumento dei costi e maggiore complessità nella pianificazione. Il lungo raggio diventa la prima voce sacrificabile quando aumentano incertezza e costi. Reggono invece le mete europee vicine. Spagna e Francia soprattutto, con, rispettivamente, il 14% e l’8% delle intenzioni di viaggio in uscita.
L’Italia come “porto sicuro”: boom del turismo domestico e internazionale
In Italia invece il turismo regge, anzi dà segni di vitalità. Le ricerche per voli interni crescono del 35%, segno che molti italiani stanno riorientando le proprie vacanze entro i confini nazionali. Ancora più rilevante è il dato sull’incoming: le ricerche alberghiere internazionali verso l’Italia aumentano del 52,2% dall’inizio dell’anno. Il Paese appare, in questa fase, come una destinazione stabile in un contesto globale incerto. Mentre il mercato mediorientale, che negli ultimi anni aveva mostrato una crescita molto forte, rallenta bruscamente: le ricerche di hotel verso l’Italia scendono al -3,3%, contro il +95,7% del 2024. Parallelamente, aumentano le ricerche di voli dall’area, ma per ragioni che esulano dal turismo, come rientri o spostamenti d’emergenza.
Ma leggere la resilienza italiana in chiave solo positiva sarebbe riduttivo. Una parte di questa domanda è legata alla rinuncia ad altre destinazioni. E quindi il rischio è che sia temporanea.
Dopo anni in cui la domanda sembrava guidata soprattutto dal desiderio di recuperare il tempo perso, oggi riemerge una logica più prudente. La domanda si muove più rapidamente, reagisce agli eventi e premia le destinazioni percepite come affidabili. La questione è capire quanto questa “resilienza” del turismo italiano sia strutturale e quanto, invece, il riflesso temporaneo di una crisi altrove. Sarà il tempo a dirlo.
