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Isole Marchesi, l’orgoglio remoto da vivere in silenzio

Isole Marchesi, l’orgoglio remoto da vivere in silenzio

Tra Ua Huka, Nuku Hiva e il fascino remoto del Matavaa Festival, un reportage nel cuore più autentico della Polinesia Francese, dove il viaggio è ancora una prova di distanza, ascolto e rispetto.

Ci sono luoghi che si raggiungono solo dopo aver accettato di perdersi. Le Isole Marchesi, arcipelago remoto della Polinesia Francese, sono uno di questi. Arrivarci dall’Europa significa accettare una progressiva sottrazione: prima si perdono i riferimenti, poi le abitudini, infine l’illusione che il viaggio debba essere comodo, lineare, docile. Si vola a lungo, si attraversano oceani e fusi orari, si approda a Tahiti, si riparte ancora, e soltanto allora si comincia a capire perché le Marchesi abbiano custodito così bene la propria identità.

La loro cultura si è preservata anche grazie alla distanza, alla difficoltà dell’accesso, all’isolamento mai del tutto domato. Sono isole lontane, impegnative, a tratti severe, ma incredibilmente generose e ospitali. È proprio questa distanza a renderle così preziose.

Chi sceglie le Marchesi non cerca il paradiso addomesticato. Non cerca la Polinesia levigata e perfettamente raccontabile di Papeete, Bora Bora o Moorea, dove il viaggio tropicale trova forme più immediate, codificate, comprensibili. Qui si accetta invece un patto diverso: pochi comfort, logistica essenziale, ritmi non negoziabili, una natura che detta ancora le condizioni dell’esperienza. Ma in cambio si entra in un contesto autentico, lontano dal turismo di massa, dove il paesaggio non è scenografia e la cultura non è intrattenimento.

Alle Marchesi si arriva quasi in silenzio, per ascoltare. Ascoltare il vento nelle vallate, i tamburi, la lingua marchisiana, le storie di mare, le genealogie, le leggende, le tracce materiali di una civiltà di grandi navigatori. Una civiltà la cui profondità si comincia a intuire già a Tahiti, anche attraverso il racconto museale del Te Fare Iamanaha, il Musée de Tahiti et des Îles, che aiuta a leggere l’arcipelago polinesiano ben oltre i suoi stereotipi balneari.

I motivi per spingersi a queste latitudini capovolte sono tanti ma sempre estremamente personali, uno di questi è il Matavaa o te Henua Enana. Non è semplicemente un festival, è l’evento culturale più importante di questo spazio lontano ma incredibilmente ricco di storia preservata con una consapevolezza lapidaria: le tradizioni hanno lo stesso valore profondo degli elementi immutabili come il mare, le stelle, la terra.

L’ultima edizione, che si è svolta a Ua Huka, a metà dicembre dello scorso anno, aveva come tema l’orgoglio di essere marchesiani, “Haakāiè”: non un proclama di indipendenza ma il manifesto di un’identità viva, quotidiana, non musealizzata.

Isole Marchesi, l’orgoglio remoto da vivere in silenzio
Polinesia Francese, Ua Huka, Matavaa Festival © Mark Perna

Matavaa, molto più di un festival

Per comprendere davvero il Matavaa bisogna partire dalla sua origine. Nato nel 1987 come grande raduno culturale marchisiano, il festival è stato concepito per restituire dignità e centralità a una cultura che per lungo tempo aveva subito compressioni, proibizioni, marginalizzazioni dovute alla colonizzazione e all’azione missionaria. La rinascita del Matavaa si lega anche al lavoro dell’associazione culturale Motu Haka o te Henua Enana, impegnata nel recupero dei siti storici e nella riappropriazione di pratiche, linguaggi e simboli ancestrali.

Per molti anni le edizioni principali si sono svolte a rotazione ogni quattro anni sulle grandi isole di Ua Pou, Nuku Hiva e Hiva Oa, mentre le isole abitate più piccole organizzavano appuntamenti intermedi, più contenuti nelle capacità di accoglienza.

Oggi questo schema si è evoluto: il Matavaa viene presentato come manifestazione biennale, ospitata a turno da isole diverse dell’arcipelago, proprio per condividere il peso organizzativo ma soprattutto il privilegio simbolico dell’accoglienza. Non è una semplice turnazione logistica: è un gesto politico e culturale interno alle Marchesi. Ogni isola diventa, a turno, casa comune dell’arcipelago.

Per la popolazione locale il Matavaa ha un significato profondo. È trasmissione intergenerazionale, riconoscimento reciproco, orgoglio identitario, occasione di riunione fra delegazioni che arrivano dalle diverse isole con i propri repertori di canti, danze, costumi, tecniche artigianali, gastronomia e memoria orale.

È la cultura marchisiana che si manifesta come pratica vissuta, non come rievocazione. I bambini partecipano, gli anziani osservano e guidano, le famiglie lavorano per mesi ai costumi, alla logistica, all’accoglienza. Il festival mette in moto l’intera comunità e restituisce un’immagine chiarissima di ciò che alle Marchesi conta davvero: il senso del noi.

Isole Marchesi, l’orgoglio remoto da vivere in silenzio
Polinesia Francese, Ua Huka, Matavaa Festival © Mark Perna

Come si svolge il Matavaa o te Henua Enana

Chi immagina un evento folkloristico nel senso turistico del termine sbaglia bersaglio. Il Matavaa è un’esperienza totale. Nelle edizioni recenti il festival ha mostrato una struttura fatta di cerimonie d’apertura, accoglienza delle delegazioni, sfilate, danze e canti tradizionali, esibizioni serali, momenti dedicati all’artigianato e alla gastronomia, fino alla celebrazione dell’‘umukai, il tradizionale forno marchisiano, che trasforma il cibo in rito comunitario.

L’elemento distintivo non è soltanto la ricchezza dello spettacolo, ma il modo in cui esso nasce dal paesaggio e dalla collettività. Le rappresentazioni non sono separate dalla vita: i materiali dei costumi vengono dalla terra, dalle fibre, dal tapa, dai semi, dalle piume, dal legno; i canti custodiscono memoria; le coreografie non cercano l’effetto esotico, ma il legame con genealogie, miti, animali simbolici, gesti antichi. In questo senso il Matavaa è uno dei rari festival al mondo in cui la forma artistica è ancora inseparabile dal suo contesto antropologico.

L’edizione 2025 di Ua Huka, dedicata al tema “Haakāiè”, cioè l’orgoglio, ha enfatizzato proprio questa fierezza culturale: non un orgoglio chiuso, ma coscienza di appartenenza, elogio di una continuità fra gli antenati e i giovani, fra il sapere ricevuto e quello che deve essere ancora trasmesso. Le anticipazioni e i resoconti collegati all’evento insistono infatti sulla centralità della comunità, sul ruolo della gioventù e sul carattere di ritrovo pan-marchisiano del festival.

Per il viaggiatore attento e osservatore, essere presente al Matavaa significa entrare in punta di piedi in un tempo altro. L’emozione comincia molto prima del primo tamburo. Comincia già durante il viaggio, quando capisci che qui non stai andando a consumare un luogo ma a meritarti un arrivo. E quando finalmente approdi, ti rendi conto che la difficoltà stessa dell’itinerario è parte della lezione: le Marchesi sono rimaste così intense, così integre, anche perché non sono mai state facili.

Ua Huka, l’isola che custodisce il silenzio

Fra le isole dell’arcipelago, Ua Huka possiede una personalità speciale. Meno nota di Nuku Hiva o di Hiva Oa, più asciutta e appartata, è spesso descritta come una delle isole più autentiche e serene delle Marchesi. La sua geografia alterna altopiani, vallate, profili vulcanici, un paesaggio più essenziale che lussureggiante, quasi severo in alcuni tratti, ma di una bellezza netta, minerale, capace di imprimersi nella memoria. Le fonti che hanno accompagnato il Matavaa 2025 la raccontano come un’isola ancora poco contaminata, raccolta, ideale per ospitare un’edizione del festival all’insegna dell’identità e della fierezza culturale.

Ua Huka aiuta anche a comprendere un aspetto fondamentale delle Marchesi: qui il viaggio non è mai soltanto paesaggistico. È sempre un confronto con i limiti e con l’essenziale. La scarsità relativa di comfort, l’accoglienza semplice, la dimensione minuta dell’ospitalità locale, tutto contribuisce a spostare lo sguardo.

Si smette di domandarsi cosa manchi e si comincia a vedere cosa resta. E ciò che resta è quasi sempre la parte più preziosa: il rapporto umano, la densità culturale, la sensazione di trovarsi in un luogo che non ha ancora ceduto del tutto alla spettacolarizzazione del mondo.

Nuku Hiva, la porta potente delle Marchesi

Per capire la specificità delle Isole Marchesi bisogna passare anche da Nuku Hiva, la più grande dell’arcipelago e in qualche modo la sua soglia più leggibile. È qui che il visitatore incontra una dimensione più ampia, vallate monumentali, baie profonde, siti archeologici recuperati, cavalli, villaggi che sembrano incastonati dentro un teatro geologico primordiale. Nuku Hiva è stata protagonista di una recente edizione del Matavaa e incarna bene il carattere marchisiano: non la grazia acquatica e levigata delle isole più iconiche della Polinesia da catalogo, ma una bellezza drammatica, verticale, quasi epica.

Nuku Hiva è importante perché insegna subito una verità essenziale: le Marchesi non sono il prolungamento periferico di Tahiti, ma un universo culturale distinto. Lo mostrano la lingua, i ritmi, il rapporto con il corpo, le danze, i simboli, il peso della memoria ancestrale. Chi visita Nuku Hiva comprende che l’arcipelago marchisiano non chiede di essere paragonato al resto della Polinesia Francese: chiede di essere ascoltato per ciò che è.

Isole Marchesi, l’orgoglio remoto da vivere in silenzio
Polinesia Francese, Moorea © Mark Perna

Moorea, la parentesi luminosa degli archetipi polinesiani

Eppure, in un viaggio così etnografico, intenso, persino introspettivo, ha senso concedersi anche un contrappunto. Moorea può diventare questa parentesi luminosa. Non per tradire le Marchesi, ma per completarne il racconto. Dopo l’asprezza, la distanza e la densità culturale dell’arcipelago marchisiano, Moorea offre gli archetipi della Polinesia Francese: il profilo verde delle montagne che precipita nella laguna, il mare trasparente, le sfumature del blu, il piacere fisico dell’acqua, la dolcezza quasi iconica del paesaggio oceanico.

È una chiusura armonica, quasi necessaria, perché ricompone in un solo viaggio due anime complementari del Pacifico francese: quella delle radici e quella della visione. Moorea, pur con una certa fatica e con evidenti contraddizioni, sta provando a rendere sostenibili flussi turistici cospicui ma non di massa, cercando di conciliare il piacere del lusso costruito – quello dei resort 5 stelle – con i colori della natura che non si possono manipolare a piacimento: acque turchesi e verde vivace erano lì molto prima di qualsiasi pietra messa per edificare un rifugio.

Scegliere le Marchesi, oggi

Scegliere una destinazione come le Isole Marchesi, e magari farlo in coincidenza con il Matavaa o te Henua Enana, significa compiere una scelta consapevole. Vuol dire allontanarsi dalle rotte più battute, accettare la fatica del viaggio, rinunciare a una parte di comfort per ricevere in cambio una forma più rara di autenticità. Ma significa anche assumersi una responsabilità. Luoghi così fragili e così potenti non possono essere consumati con leggerezza. Richiedono attenzione, rispetto, misura. Impongono un modo di viaggiare meno predatorio e più capace di ascolto.

In questo senso l’esperienza del Matavaa è molto più di un grande festival culturale. È una riconciliazione intima con se stessi. Agli antipodi del mondo, a migliaia di chilometri dalla nostra comfort zone continentale, si capisce con disarmante chiarezza che l’uomo ha un unico, grande denominatore comune: il rapporto con la natura. Non una natura da dominare, ma da comprendere. Non da piegare, ma da rispettare.

Le Marchesi lo insegnano senza proclami, semplicemente esistendo. E Ua Huka, con il suo Matavaa dedicato all’orgoglio di essere marchesiani, lo ha ricordato nel modo più netto possibile: custodire una cultura significa custodire il paesaggio che l’ha generata, le regole che l’hanno tenuta in vita, la memoria che la rende ancora necessaria.

Il prossimo Matavaa o te Henua Enana si svolgerà a Hiva Oa, a dicembre 2027: non è un segreto, ma è un’informazione da condividere con cognizione di causa.

Dove soggiornare:
Mana Tupuna Village, Ua Huka,
Le Nuku Hiva, Nuka Hiva, BP 53 Taiohae
Manava Beach Resort , Moorea, Maharepa
Te Moana Tahiti Resor, Thaiti, Punaauia

Per maggiori informazioni:
www.tahititourisme.it

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