Comprare seta di loto negli antichi quartieri mercantili di Hanoi, passeggiare in spiaggia con le torri Cham sullo sfondo, godere del verde soverchiante, di piatti strabilianti… insomma, del Vietnam. Il suo fascino vibra d’estate come d’inverno (per il clima basta scegliere l’area giusta nel momento giusto, ma in agosto l’unico posto dove non piove è il centro) lungo i boulevard dall’architettura parigina e nei mercati, oppure nei villaggi dove è più facile ravvisare le tradizioni di una popolazione gentile e vivace al point da trasmettere impressioni di radioso secolo asiatico.
Un primo sguardo su questo paese da 102 milioni di abitanti e più di 50 etnie (viet, h’mông, cham, khmer, dao, tày, jarai…), fotografa una macro-distinzione geografica: il Nord più tradizionale, con fulcro nella capitale politica Hanoi; il Sud moderno con il motore economico di Ho Chi Minh City; il Centro con la sua storia antica sintetizzata nelle città di Hue e Hoi An. Il tutto lungo una mappa dallo stretto profilo che corre su 3.260 chilometri di costa. Un profilo che può distrattamente ricordare una fenice risorta dalle ceneri: quelle di trent’anni di guerre terminate nel 1975. Civile, anti-coloniale, anti-americana, con 8 milioni di tonnellate di bombe cadute e almeno un milione e mezzo di morti. Dopo cinquant’anni ne rimangono tracce trasformate in attrazioni turistiche, ancora utili ad alimentare la propaganda di regime. Qui c’è un comunismo à la chinois che miscela partito unico e capitalismo di Stato, addolcito da principi confuciani, per cui nel giro di pochi metri si passa da distese di bandiere rosse, a templi che rifulgono spiritualità, a luccicanti boutique Louis Vuitton o rivenditori Porsche. Ed è in mezzo a questa bella confusione che si dovrà scegliere il proprio modo di fare turismo: backpacker? Paperone bling-bling? Oppure – ed è questa la scelta più affascinante – scoprire gli stilemi di ciò che fu Indocina, tra heritage coloniale e quiet luxury moderno. Da trovare con un tour nelle tre citate macro-aree a sud, centro e nord. In quest’ordine, per penetrare via via nell’originalità del paese, dal contemporaneo al tradizionale, dalle influenze occidentali (puntò sulla parte meridionale sia Napoleone III, che invase nel 1858, sia gli occupanti americani) a quelle della confinante Cina.
HO CHI MINH CITY: SCRIGNO DI GUSTO E PATRIA DI MEMORIA

Ho Chi Minh City (anche HCMC), che ancora tutti chiamano Saigon e che in epoca coloniale era definita “Perla d’Oriente”, ha saputo rialzarsi dalle conseguenze del conflitto e oggi splende di hotel e ristoranti, attrazioni e negozi ricercati. Passeggiando lungo i viali soverchiati da alberi secolari piantati dai francesi per mitigare il clima (tamarindo, baniano, mogano… i più belli sono nel parco Tao Dan), ma anche intasati dal traffico (milioni di scooter guidati da milioni di persone coperte di tutto punto, soprattutto mascherine, per non prendere un raggio di sole o una traccia di smog), ecco spuntare l’architettura francese: il Teatro dell’Opéra di Saigon, ispirati all’Opéra Garnier a Parigi, completato nel 1900; la cattedrale di Notre-Dame di Saigon, del 1880, con campane prodotte dalla stessa fonderia che le diede alla basilica del Sacro Cuore, in cima a Mont Martre; le Poste centrali, create da Gustave Eiffel. Sorprese tropicali.
Il caldo è il pretesto giusto per assaporare l’indimenticabile caffè vietnamita, o Cà phê, dal retrogusto di cioccolato, preparato in una speciale moka chiamata phin. Il più richiesto? Il sua da, o iced milk coffee: caffè, ghiaccio e latte, insomma un “frappuccino” spinto nell’iperuranio del gusto. Da sapere: il Vietnam è il secondo produttore mondiale di caffè (che fu portato dai francesi); la regione del Dak Lak (nel centro) ne è quella a più alta vocazione.
Tra i tanti locali dove provarlo a Ho Chi Minh segnaliamo il Refined Saigon (ci si va anche per fantastici cocktail) e il Dome Kaffe, molto zen. Senz’altro vale una sosta rigenerante il Trung Nguyên Legend Café (il marchio Trung Nguyên è un brand di eccellenza tra i caffè nazionali): bello sedersi in questa oasi verdeggiante prima di affrontare la visita al Palazzo della riunificazione, lì vicino.
Si tratta di un edificio-museo che fu sede della presidenza del Vietnam del Sud fino alla fine della guerra (calcolata nel giorno in cui un carro armato vietcong buttò giù la sua cancellata: una messinscena del 30 aprile 1975). Ben più imprescindibile, poco oltre, è una visita al Museo dei residuati bellici, che nella dicitura vietnamita però è “Nha Trung Bay Toi Ac Chien Tranh”: Casa-museo dei crimini di guerra.
IL MUSEO CHE RACCONTA LA GUERRA DEL VIETNAM
Niente nel paese racconta ciò che fu il conflitto, più di questo luogo. Qui si toccano con mano gli stessi aerei F-5 o gli elicotteri Huey visti in Apocalypse Now, i carri armati M48 Patton, oltre a ogni altra arma o mezzo sia stato utilizzato dalle due parti. Insomma un luogo che attraversa l’immaginario cinematografico e conduce nel dolore con filmati veri, fotografie e documentaristica la più varia sugli orrori di quella che tutti noi conosciamo come Guerra del Vietnam, ma che qui chiamano “Guerra americana”.
Si esce dal museo intontiti, anche dal caldo, e per chi si voglia riprendere lasciando sedimentare ciò che ha visto (se non gli si è chiuso lo stomaco), a poche decine di metri c’è un bell’edificio dove regnano serenità, natura e refrigerio. È il Mặn Mòi, ristorante di elegante e scenografica ambientazione, con piatti della tradizione e prelibatezze vegetariane (in un apposito ristorante nel ristorante, che si chiama Hum).
A tavola si valuterà se approfondire ulteriormente il tema bellico. Nel caso, si visiti anche il Bunker delle Armi Segrete al 287/70 di Nguyen Dinh Chieu Street, una casa museo che custodisce oltre 2 tonnellate di armi usate durante l’Offensiva del Tet del 1968, oppure – in località Cu Chi, a 40 km da HCMC – ci si cali nei cunicoli usati dai vietcong contro i marines (astenersi claustrofobici). A completare l’esperienza “militaria”, la curiosità del mercato di Dan Sinh: offre attrezzature belliche (armi escluse) e indumenti (cappelli, stivali, elmetti eccetera), con focus sulla merce appartenuta agli invasori americani – giurano che sono originali, vabbè.
Parlando di mercati… il più noto della città è l’enorme Ben Thanh: migliaia di bancarelle con abbigliamento, oggettistica anche astrusa, alimenti per narici forti o irresistibile frutta esotica. Dentro e tutto intorno – manco a dirlo – si mangia. Lo street food è ovunque in Vietnam, è parte del suo fascino, e agli angoli delle strade anche dei quartieri più chic, anziane signore accovacciate di fianco ai loro bravi bracieri usano mani d’amianto per preparare Bánh Xèo (crêpe con uova e gamberetti essiccati, o altro) e Bột Chiên (cubetti di impasto di riso saltati con uova). Va da sé che il cibo sia uno dei principali motivi per viaggiare in Vietnam, un paese dove è pressoché impossibile mangiare male.
Da vedere è pure il mercato (meno turistico) nello storico quartiere di Cholon, la zona cinese: il Binh Tay, istituito alla fine del XIX secolo. Tra le sue bancarelle colorate spuntano prodotti freschi, spezie, artigianato vario, anche se ci si va soprattutto per l’incredibile offerta gastronomica. Qua e là si assaggiano piatti che risultano dalla migliore promiscuità gastronomica: gli involtini primavera goi cuon, freschi; il gom tam con riso spezzato e carne; il panino nazionale Banh Mi (con carne, verdure in salamoia e sapide salse, evoluzione della baguette farcita francese) e ovviamente zuppe, tanti tipi di zuppe tra le quali spicca il mitico “pho”, zuppa viet per eccellenza, a base di carne, pasta di riso e verdure come basilico thai, lime e germogli di soia.

NEL “DISTRETTO 1” DI SAIGON
Il cuore di Ho Chi Minh City è il Distretto 1, un quartiere moderno, elegante e godibile che pullula di negozi (per abbigliamento citiamo soltanto il flagship store di Metiseko; per il cioccolato il flagship di Maison Marou, da provare). La sua arteria pedonale è Nguyen Hue, strada di 670 metri che si estende dal municipio d’epoca coloniale al fiume Saigon. Qui si tengono gli eventi cittadini e qui si osserva la gente passeggiare nella brezza serale, mentre tutt’intorno i grattacieli si colorano di locali affollati. A poche decine di metri, si apre il mercato all’aperto più antico di Saigon: il Chợ Cũ Tôn Thất Đạm. Fra tracce di architettura coloniale, da duecento anni vi va in scena le più peculiare ambientazione mangereccia. Aperto fino a tardissimo (a proposito: il Vietnam è forse il paese più sicuro, anche per le donne, in cui vi capiterà di viaggiare), è di fatto un wet market – i mercati con gli animali vivi o carcasse pronte alla cottura, tipici dell’Asia -, dove fare spese oppure fermarsi a ordinare carne alle griglia, maiale croccante, noodles, panini, scodelle di riso cotto nel bambù e condito con gamberetti essiccati (sempre forte l’odore) o pollo, scodelle di cavolo e pesce gatto, piccione o altre “cose” ordinate con fiducia dopo averle adocchiate bollire in enormi pentoloni. Il tutto da sorbire sui bassi panchettini colorati, gomito a gomito con la vivace popolazione locale.
MANGIARE A HCMC
In questo contesto, e in virtù delle contraddizioni dell’Asia, spunta all’improvviso anche un edificio stretto e lungo che vanta un ristorante dalle luci soffuse e la cucina a vista con la brigata impeccabile nelle sue uniformi bianche: è l’Ănăn Saigon, una stella Michelin. Il cibo è la “nuova cucina vietnamita” dello chef Peter Cường il quale, figlio di una venditrice di strada e poi tornato da una bella carriera in giro per il mondo, propone ricette tradizionali rivisitate (da provare: il “panino” Le Petite Bánh Mì con fois gras, il “brodo” Bún Chả Bourdain e il pesce alla curcuma Hà Nội). Anche il pairing con i cocktail è notevole.
Per continuare a bere, poi, si salga a fare clubbing al decimo piano di 85 Cách Mạng Tháng 8: c’è The Observatory, un rooftop sulla città dove ballare con i migliori dj in circolazione (se invece si cerca una botta di vita sopra le righe, la strada delle mille luci si chiama Bui Vien Walking Street).
Altre esperienze in ristoranti con un senso di heritage si fanno al Dong Duong, ispirato dal film Indocina di Regis Wargnier (1992); al The Refinery, uno speciale bistrot indofrancese ospitato in quella che in epoca coloniale fu una fabbrica d’oppio; all’Hoa Túc, dove prenotando si seguono utili e gustose cooking class; al La Villa French Restaurant, nell’ex magione di un ricco mercante francese; al Cuc Gach Quan, ospitato anch’esso in un’antica casa coloniale, nel verde, arredato con mobili dell’epoca, dove provare piatti di campagna rivisitati, ingredienti rigorosamente “organic”. Extra: arrivare fino a un secondo ristorante Mặn Mòi, quartiere di Thu Duc City, dove ordinare la zuppa di granchio. Vale il taxi.
DORMIRE A HCMC
Per dormire a Ho Chi Minh City si prenda in considerazione Villa Song: un boutique hotel in stile coloniale francese nel tranquillo quartiere di Thao Dien, sulle sponde del fiume Saigon. Sempre lungo il fiume, nel quartiere di Thu Duc, in un edificio dall’architettura hotel de ville e colori in palette, sorge il Mia Saigon, portatore dichiarato di eleganza indocinese. Ricordiamo anche il Majestic, albergo del 1925, affascinante con un lusso che potremmo definire locale. Del 1930 è invece il Grand Saigon, se ci buscan posizione centrale e buon rapporto qualità-prezzo.
Curiosità “hotelleristico-storica”… Attorno all’enorme piazza Lam Son, che ospita il Teatro dell’Opera, c’è un concentrato di narrazioni. Su un lato svetta il lussuosissimo e monumentale Park Hyatt (notevole il cocktail bar frequentabile da esterni): una volta si chiamava Brink Hotel, che fu base militare americana e il luogo dal quale DJ Adrian Cronauer trasmetteva il famoso radio show “Good Morning Vietnam”. Poco più in là, stesso lato, sorge l’oggi purtroppo dimesso hotel Continental, che fu albergo dei corrispondenti di guerra e di scrittori come André Malraux e Graham Greene. Dall’altra parte della piazza invece sorge l’altrettanto iconico Caravelle, oggi decente 5 stelle, costruito nel 1959 con vetri antiproiettile: ospitava le sedi dei canali americani NBC, ABC e CBS. Oggi è un’altra cosa, ma il suo rooftop bar, il Saigon Saigon, è cambiato di un niente rispetto agli anni della guerra quando giornalisti e dignitari di vari paesi vi salivano a parlare di destini bevendo.
Menzione speciale per l’Hôtel des Arts Saigon – MGallery Collection, che si staglia per l’opulenza, per il rooftop bar con piscina a sfioro, ma anche per un discreto numero di opere: la collezione di dipinti e oggetti d’antiquariato del proprietario ne adornano pareti e sale.
Sorta la voglia d’ammirare opere pittoriche, si faccia visita sia al Museo di Belle arti, in un meraviglioso edificio di epoca coloniale, sia alle meno conosciute Nguyễn Art Foundation e Dogma Collection, che conserva un ricco archivio di arte politica e di propaganda.

ESCURSIONI DA HO CHI MINH CITY
• TAY NINH
Nei pressi dei citati tunnel di Cu Chi, a una cinquantina di chilometri a nord di HCMC (a Tay Ninh), si può fare la curiosa conoscenza del principale Tempio dedicato al Caodaismo, religione che existe solo in Vietnam: un sincretismo che abbraccia elementi di buddismo, cristianesimo, islam, confucianesimo e taoismo, e nelle tante chiese diffuse sul territorio (come a Da Nang) ci sono iscrizioni delle frasi più sagge di profeti e filosofi come Lao Tsé. Tra le loro caratteristiche: sono non violenti, vegetariani e praticano il culto degli antenati.
• DA LAT
Andando verso Est, a 250 chilometri da Ho Chi Minh City si trovano atmosfere indocinesi a Đà Lạt, su altipiani dove l’élite coloniale trovava rifugio dal gran caldo. Non per niente è conosciuta come “la città dell’eterna primavera”, e anche chi soffre il caldo oggi consideri una capatina. Vi si trova un’architettura affascinante in stili che vanno dal brutalista all’art déco. Per dormire, si scelga il Dalat Palace Heritage Hotel, del 1922, che qui è un’istituzione.
• MUI NE
Lato mare invece si vada a Mui Ne, promontorio raggiungibile in tre ore d’auto. Le sue spiagge e le maestose dune, il villaggio di pescatori e i frutti di mare grigliati, le Torri Cham a un passo dalla costa (Po Sah Inu è un complesso di antichi templi indù), ne fanno un luogo che vale la gita anche di un paio di giorni. Per dormire si scelga tra l’Anam Mui Ne, sulla spiaggia di Ham Tien, oppure – sulla stessa spiaggia – il Charm Villas Resort.
LA MAGIA DEL DELTA DEL MEKONG

Nella direzione opposta, verso sud-ovest, è imperdibile un tour nel delta del fiume Mekong, dove sorgono varie città (servono almeno un paio d’ore d’auto), le più importanti delle quali sono Can Tho e Chau Doc. Molte agenzie organizzano questo tipo di gite, ma un autista privato sarà ben lieto di accompagnarvi per la giornata, contattandolo magari sull’Uber locale, che si chiama Grab ed è sorprendentemente economico (da utilizzare per qualsiasi spostamento in tutto il Vietnam). Una volta lì è facile trovare barche e barchini che spaziano nel corso d’acqua per poi inoltrarsi nei meandri del delta. Il fascino della navigazione sul vasto e possente Mekong sta nei suoi richiami naturalisti, storici, letterari. In questa zona le dinamiche della guerra sono state feroci. Qui è bello riconoscere le atmosfere evocate da Marguerite Duras nel suo romanzo “L’amante” (poi straordinario film di Jean-Jacques Annaud), per la quale il fatale attraversamento del fiume significò l’ingresso nell’età adulta (la Duras era nata da queste parti e aveva a lungo vissuto in località Sa Dec, quando ancora il Vietnam del Sud si chiamava Cocincina).
I tanti mercati dell’area cambiano identità a seconda delle località. In ordine di presenza di turisti: Cai Rang, Cai Be e i due più raccomandabili: Nga Nam e Phong Dien (qualunque si scelga, l’importante è arrivare presto la mattina).
Nella “capitale” della zona, Can Tho, si può dormire al Victoria Can Tho Resort, un hotel dal buon rapporto qualità/prezzo con stilemi coloniali (come del resto gli altri tre Victoria del Paese: www.victoriahotels.asia) e la piscina accanto al fiume; oppure vivere l’eperienza del più lussuoso Legacy Mekong, un Autograph Collection del gruppo Marriott: raggiungibile solo via barca, sorge su un’isoletta nel delta. Il tempo passato qui è sospeso tra atmosfere indocinesi e vita locale.
Tra i cibi tipici della zona, sono da provare il pesce “orecchia d’elefante” (fritto intero); il Cá Kho Tộ, pesci a polpa bianca (come il pesce gatto) cotti in pentola di terracotta con salsa di pesce e caramello; i dolcetti coconut candy della località Ben Tre.
I due ristoranti dove pranzare sono lo Spices, dentro il citato Victoria resort di Can Tho, oppure Le Longanier, sulle sponde della località Cai Be: una villa di epoca coloniale, circondata da piantagioni di frutta.
IL VIETNAM CENTRALE: DA HOI AN A HUE
Lasciato il Sud, per chi non ha troppo tempo il viaggio in Vietnam può proseguire direttamente (saltando a malincuore città come Nha Trang) nel centro del Paese. Aereo fino a Da Nang (un’ora e mezzo da HCMC) e poi la destinazione è da scegliere. Per una sosta energizzante c’è la stessa Da Nang, una metropoli fitta di hotel sul mare e ristoranti e vita notturna, tutto moderno e vivace, dove gli amanti della tintarella non possono mancare la spiaggia cittadina di My Khe. Da vedere anche il Museo della scultura Cham, la più grande collezione di arte della civiltà Champa, nonché tra i primi musei francesi, costruito nel 1915 con uno stile colonial-indù.
Spostandosi verso sud, a circa 30 km c’è un altro Patrimonio dell’Unesco, e non si può non andare: Hoi An.
HOI AN: TRA LUCI E SARTORIE

Uno dei centri più apprezzati dai turisti, Hoi An è nota come “città delle lanterne” giacché, fatta sera, centinaia di barchini luminosi e appunto lanterne scorrono sul suo fiume, il Thu Bon, pacificamente e romanticamente. Bello anche passeggiare di giorno nel suo centro storico sensazionale per la varietà di architetture: qui tra XV e XIX secolo vissero operosi mercanti provenienti da Cina, Giappone ed Europa. E ancora oggi che l’overtourism asfissia, è rimasta una tradizione manifatturiera visibile in alcune botteghe dove comprare oggetti in pelle e scarpe su misura (per questo si vada da LiLo leather), carta (come le lanterne: per comprarle il negozio più antico si chiama Long Vy), abbigliamento con forti influenze orientali (come dal raffinato Avana, dove si trovano preziosi kimono).
Hoi An è la città dei sarti: in un paio di giorni prendono le misure, fanno provare e consegnano abiti, camicie, gonne, bermuda… Tra i migliori laboratori di sartoria ricordiamo Yali Couture (caro, preciso, belle confezioni), oppure Tuong Tailor e Bebe Tailor.
Altri luoghi da non perdere: l’antica sala da the Reaching Out Tea House; un caffè freddo all’Hoi An Roastery, che usa solo gli eccezionali chicchi del Quang Tri, al confine con il Laos; il concept store The Spice Route.
Per mangiare si vada al Morning Glory Original, nella città vecchia, famoso per i dumpling “Rosa bianca”, perché l’impasto è così sottile da ricordare petali. Oppure al Secret Garden, per una cena all’aperto.
Per dormire in centro, lungo il fiume, l’hotel Royal mixa stile locale e Art Nouveau, mentre l’Anantara è quello che trasporta di più in atmosfere heritage.
Per penetrare nel territorio e nella storia antica, si organizzi un tour nell’interno: a una quarantina di chilometri da Hoi An sorgono i resti di My Son, patrimonio mondiale Unesco, testimonianza del regno Champa (IX e il X secolo). Visitare al tramonto i santuari a torre, costruiti in mattone e decorati in pietra arenaria con un’iconografia religiosa (il re dei Cham, Bhadravarman, volle 70 edifici dedicati a Shiva, il dio della distruzione e della trasformazione), è un’esperienza da non perdere perché a dispetto di Shiva qui tutto è rimasto com’era.

CONCEDERSI IL MIGLIOR ALBERGO DEL VIETNAM: FOUR SEASONS RESORT THE NAM HAI
Il mare è poco distante, e per vivere i due mondi – la città storica di Hoi An e la vacanza di spiaggia – si può scegliere un hotel che da solo vale il viaggio in Vietnam. Ad appena un quarto d’ora dalla città sorge il Four Seasons Resort The Nam Hai, cinque stelle lusso di sole ville. Disegnato dall’architetto parigino Reda Amalou, varcati i suoi cancelli si entra in una dimensione di pace del tutto necessaria a questo punto del viaggio (chi visita città tanto turistiche, col gran caldo, lo sa). Qui regna un silenzioso verde rotto solo dal bisbiglio del vento tra le palme, l’azzurro delle tre piscine a sfioro (ma alcun ville hanno la loro pool), che degradano fino all’immensa spiaggia, le nuance bianco-crema degli edifici che si perdono nella natura, un ambiente così grande che ognuno è dotato di una bicicletta privata per girarlo.
Il centro benessere The Heart of the Earth Spa, con il suo laghetto di fiori di loto e la piattaforma dove meditare, è un’oasi nell’oasi dove toccare il settimo cielo al primo massaggio con suoni tibetani e olii profumati.
Punto di forza del resort è il cibo. Tre i ristoranti da provare: il Lá Sen, con cucina franco-vietnamita; il Café Nam Hai, altissimo cibo indiano; Nayuu, giapponese omakase con 16 posti. Quest’ultimo è il regno dello chef Alejandro ‘Alex’ Moranda, spagnolo di nascita e giapponese di formazione culinaria, il quale sarà ben lieto di spiegare le raffinate tecniche con cui prepara i suoi piatti, ma anche di come riesca a ricevere via aereo il pesce comprato al mercato di Toyosu, a Tokyo, oppure a quello di Osaka, e di come si assicuri lui stesso che il tonno rosso venga macellato all’origine con la tecnica Ikejime (si usa uno spago metallico per preservare consistenza e gusto delle carni). Il pairing con i cocktail completa l’esperienza.
Al Four Seasons Resort The Nam Hai sono poi organizzate attività per vivacizzare la permanenza, anche per tutta la famiglia: dalla degustazione di caffè alle lezioni di taglio del cocco, alla Cooking Academy per imparare i famosi piatti vietnamiti (è pensato pure per i bambini). Ovviamente da qui partono visite guidate da esperti insider verso località raggiungibili in giornata. Anche a Hué, dove in ogni caso procederemo.
HUE’, UN TUFFO NELL’ANTICHITA’

Verso Nord si giunge facilmente a Hué, che sorge sulle rive del Song Huong, il Fiume dei profumi. Fu capitale dell’impero vietnamita dal 1805 al 1945 e da sempre è considerata un centro religioso, artistico ed educativo, un luogo che – così dicono – “fa di ogni abitante di Hué un poeta, uno scrittore, un artista, un intellettuale”. Di certo lo stesso padre della patria, Hồ Chí Minh, vi studiò prima di essere espulso per le attività rivoluzionarie (a Hué si può visitare la casa dove lo “zio Ho” visse la sua infanzia).
La città è tranquilla ma brilla per l’imperdibile Cittadella imperiale, che la dinastia Nguyen creò sulla falsa riga della Città proibita di Pechino (per visitarla si calcoli mezza giornata). Altre cose da fare/vedere: navigare sul fiume, visitare i mausolei degli imperatori come la Tomba di Khai Dinh e di Tu Duc, vedere le pagode Thien Mu e Tu Hieu e le tombe imperiali (che però sono a 50 chilometri).
Si assaggi il Bun Bo Hue (la tipica zuppa con brodo di carne e pasta di gamberetti fermentata, con aggiunta di spaghetti, fette di manzo e tanto altro: polpette di granchio, lime, coriandolo, cipolle, fiori di banana, eccetera). Una prelibatezza famosa in tutto il paese.
Per dormire con stile, il suggerimento è il resort Ancient Huế Garden Houses, oppure il Pilgrimage Wellness Retreat, che non è in centro ma se si decide di passare un paio di giorni in zona, vale il tempo.
A Hué c’è un aeroporto nazionale e da qui si può volare fino ad Hanoi, porta d’ingresso del Nord.
HANOI: LE CONTRADDIZIONI DELLA CAPITALE

Antica di mille anni, poco distante dal territorio cinese, la capitale del Vietnam è Thần thái, come dicono qui, possiede una potente aura. La criticano per il traffico asfissiante, per la decadenza, per l’evidente mano del potere (soldati e bandiere rosse sono assai più presenti che nel resto del paese), eppure… Eppure il fascino di Hanoi è plasmato nelle sue cento trame. La storia sedimentata di dominazioni cinese e francese, un oggi refrattario ad accettare quella modernità pseudo-occidentale così pressante in altre metropoli del Far East.
Beninteso: il boom del paese è visibile nei tanti cantieri che allargano e rinnovano, o nelle valigette di pelle che azzimati businessmen si portano in giro. Ma la città è vera e pulsante. Anche nel suo centro pettinato, il Quartiere francese, testimonianza architettonica di quando Parigi elevò Hanoi a capitale amministrativa dell’Indocina e la investì di un ambizioso piano edilizio nello stile coloniale che ancora oggi fa brillare gli occhi.
ITINERARIO A HANOI
Per conoscere la città si può partire da una passeggiata di mattina presto intorno al lago Hoàn Kiếm, tra profumi di incenso e gruppetti di persone concentrate in esercizi di tai-chi (la popolazione, soprattutto anziana, è estremamente attiva). Attraverso un ponte di legno si arriva all’antico santuario di Ngoc Son, su un’isoletta al centro del lago.
La visita proseguirà tra i punti di interesse che ogni guida riporta. Ne citiamo alcuni.
Il Teatro dell’Opera, archetipo di edificio coloniale: riuscire a vedere uno spettacolo lirico o di balletto qui, insieme agli hanoiani in ghingheri, può essere un’esperienza.
Il mausoleo di Ho Chi Minh, vero e proprio faro del patriottismo nazionale, ospita il corpo mummificato del padre della patria, l’uomo che spinse il paese verso l’indipendenza. Attaccato al mausoleo c’è anche un grande museo dedicato alla vita dello “Zio Ho”.
Altri luoghi da non perdere sono il vecchio penitenziario di Hoa Lo (vi furono detenuti i vietnamiti durante la dominazione francese, ma anche i prigionieri di guerra americani, che la chiamavano ironicamente “Hanoi Hilton”); la pagoda di Tran Quoc, il più antico tempio buddista della città fondato 1.500 anni fa; il Tempio della Letteratura (affascinante complesso monumentale del 1070, dedicato a Confucio); Train Street, cioè il famoso passaggio del treno a un centimetro dagli avventori dei bar.
Non si può capire Hanoi, però, senza perdersi nel suo cuore pulsante: il Quartiere vecchio (risale all’XI secolo), con le tradizionali “case tubo” (alte ma strette anche solo 3 metri, perché una volta le tasse si pagavano in base alla larghezza degli edifici), i negozi, le botteghe artigiane, le viuzze brulicanti di vita con i suoi venditori ambulanti. Chiamato anche “36 strade” perché ognuna di loro storicamente è specializzata nella vendita di uno specifico prodotto (solo padelle, solo seta, solo argento, solo spezie, solo lanterne, eccetera), nel quartiere sarà curioso trovarsi davanti la cattedrale neogotica di San Giuseppe (del 1886), che si staglia solenne e aliena in una zona molto popolare. È della stessa epoca il mercato di Dong Xuan, il più grande di Hanoi, migliaia di bancarelle per uno spasso che nei weekend è pure notturno.
ACQUISTI AD HANOI
Specialmente se è l’ultima tappa del viaggio, ad Hanoi ci si può sbizzarrire con gli acquisti di qualità.
Per la seta (le più pregiate sono quelle di gelso e di loto, ricavata dalle fibre della pianta acquatica) acquisti di qualità si fanno nel Quartiere vecchio, per esempio da Hanhsilk e da Kimcatsilk. Tutta una lunga via, divisa in due nomi, Hang Gai e Hang Bong, ha negozi per abbigliamento in seta (oltre a tanto altro shopping). Da annotare Silky Vietnam, una piccola bottega con una selezione di capi eleganti in eco-seta e federe di cuscini come carezze.
Anche ad Hanoi c’è una buona tradizione di sartoria, e con il giusto tempo a disposizione vale la pena farsi fare un abito a prezzi davvero convenienti. Tra gli indirizzi migliori: Pham Brothers e H Tailor.
Per stoffe ricamate, ma anche gioielli, arredamento e tanto altro, si vada da Tanmi design. Così come vende un po’ di tutto il concept store Collection Memory.
Altri oggetti di valore acquistabili ad Hanoi sono quelli trattati con l’antica arte della laccatura. Per trovarne di eccezionali si vada da Hanoia, principale maison di alta lacca in Vietnam, nota per unire le antiche tecniche artigianali vietnamite con un design contemporaneo di lusso. Ogni creazione richiede mesi di lavorazione da parte di maestri artigiani locali.
Per straordinari lavori in ceramica, si vada da Hien Van ceramics.
Per comprare arte contemporanea si consideri la galleria Manzi, Green Palm art gallery e l’Apricot art gallery. Per comprare antichità, 54 Traditions gallery.
Per comprare e degustare caffè: il Dream Beans coffee, l’Anan Coffee, oppure l’Hidden Gem Coffee e il Café Mai. Ma l’esperienza del chicco locale non sarebbe completa senza avere assaggiato l’Egg coffee, caffè all’uovo (ca phe trung), specialità locale inventata negli anni 40 quando scarseggiava il latte fresco e ci si arrangiò con tuorlo, latte condensato e caffè). Da provare magari al Giang Cafe, il posto dove nacque, rimasto più o menos identico.
Anche il the vietnamita è straordinario, e sedersi a degustarlo può dare accesso all’arte del Nghệ nhân trà, il maestro del the, che è fatta di semplici, antichi gesti. Tra i locali raccomandati si vada all’Hien Minh Tea House, un posto con vibes da oppieria sperso nei vicoletti del quartiere vecchio. In menù, alcuni dei migliori the che vi capiterà di assaggiare nella vita (il loro signature è il Lotus green tea, con fiori di loto e the Snow Chan di montagna).
MANGIARE AD HANOI
Passando al cibo, la scelta ad Hanoi è vastissima. Vi si trovano ristoranti dedicati ai sapori di ogni regione del Vietnam. Per dire: appena fuori dalla città c’è un posto che ti fa scegliere il serpente (il cobra è il più pregiato) e dopo averlo ucciso davanti all’avventore, il suo cuore ancora pulsante è messo in un bicchierino d’alcol e fatto trangugiare dall’ospite più audace, il resto è cucinato in molti piatti diversi, ma il sapore è dimenticabile. Tra i ristoranti dove provare il serpente: The Hung Snake.
Stramberie a parte (nel paese si mangiano anche cani e topi), il piatto tipico di Hanoi e dal sapore che può essere come una droga, tanto è ben equilibrato nei sapori, è il “bun cha”, una ciotola composta da carne di maiale grigliata su carbonella, servita dentro brodo di carme e verdure sott’aceto, accompagnata da noodles di riso e verdure a foglia fresca come lattuga, perilla, coriandolo e menta. Per provarlo al meglio segnaliamo Bun Cha 74 Hang Quat oppure il Bun Cha Ta. Per un’esperienza street ma da leccarsi i baffi: Bun Cha Thang Hang. Di richiamo turistico il locale dove Barack Obama apprezzò questo piatto insieme a Anthony Bourdain nel TV show Parts Unknown: Bún Chả Hương Liên, e da allora nessuno si è più seduto al loro tavolo, custodito in una teca.
In pieno centro, per un pranzo spezza-caldo – ma sono posti dove godersi anche una bella cena – si vada all’Hanoi Garden (un’elegante oasi di gusto e verde, piatti curatissimi), oppure al Mesdames Linh Cuisine (qui l’atmosfera orientale titilla i sensi occidentali, dall’arredamento al cibo). Se invece si vuole optare per la classica baguette viet, si trovano buoni banh mi al Banh Mi 25. Al Phở Gà Nguyệt si assaggia un’ottima zuppa “pho”.
Infine, per l’eccellenza di piatti nazionali ma anche specialità regionali, si vada allo Spice Garden, uno degli eleganti ristoranti (ci sono anche la Terrasse e il non plus ultra della cucina francese, Le Beaulieu) all’interno dell’hotel Metropol.
E proprio questo è un luogo che merita un capitolo a parte.
NOTTI NELLA STORIA AL Metropole di Hanoi

Aperto nel 1901, il Sofitel Legend Metropole Hanoi non è solo un albergo: è un monumento all’ospitalità che ogni viaggiatore de bon goût dovrebbe provare. Dietro la sua architettura in stile francese coloniale, nel tempo è stato scelto da personaggi come Charlie Chaplin (che qui passò la luna di miele con Paulette Goddard nel 1935), Jane Fonda e Joan Baez per i loro tour durante la Guerra del Vietnam, gli scrittori Somerset Maugham e Graham Greene, tutti i grandi leader (da Mitterrand a Bush padre, da Putin a Castro, senza contare che vi si tenne un summit fra Donald Trump e Kim Jong-un). Il consiglio è di soggiornare nell’Heritage wing, l’ala dell’albergo che ha mantenuto in pieno la sua anima. Ristrutturato con rigore filologico, mantiene materiali originali (il parquet è lo stesso da 120 anni) arricchiti da dettagli alla vecchia Indocina, come ventilatori da soffitto e vasche da bagno free standing (l’altra ala, l’Opera wing, è altrettanto lussuosa, con uno stile più classico). Su alcune delle porte dove può capitare di dormire si leggono targhette che ricordano chi c’è passato. Esempio: camera 218, “Questa stanza ha ospitato l’ambasciata d’Italia in Vietnam dal 1975 al 1981”. L’hotel è un’esperienza che prosegue nella sua piscina, nei suoi cocktail bar e nei citati ristoranti. Imperdibile (non per niente fa parte del brand Sofitel Legend, che mantiene viva la meraviglia di soggiornare presso strutture storiche con l’esclusività di un comfort contemporaneo).
IL MARE DI HA LONG BAY

Dopo Hanoi, il viaggiatore accorto si è lasciato qualche giorno per provare un’ultima emozione vietnamita, ovvero un’altra area da scoprire. In molti si dirigono verso il mare, dove migliaia di formazioni carsiche svettano dalle acque forming un arcipelago diventato una delle grandi attrattive turistiche del Vietnam. Siamo a Ha Long Bay–Cat Ba, nel golfo del Tonchino, circa 3 ore da Hanoi. Infatti, centinaia di barche e barchini portano a frotte i turisti nella navigazione. Per unirsi a loro su una motonave dallo stile heritage, ci si può rivolgere alla compagnia Indochina Sails. Crociere da una a tre notti.
Se invece si vuole fare un tour in giornata, si dormirà in un hotel all’interno, tra verdi colline, e in quel caso raccomandiamo il Legacy Yen Tu – Mgallery, a Uong Bi: rifugio sereno che richiama l’architettura della dinastia Tran del XIII secolo. Si può chiedere a loro anche di organizzare un sorvolo con idrovolante della baia.
LE MONTAGNE DI SA PA

Tanti altri procedono verso le montagne, direzione nord-ovest, a ridosso della Cina. La città su cui puntare è Sa Pa, 1.600 metri slm, a circa 5 ore di auto da Hanoi (e per questo va considerato un impegno di 3-4 giorni). Da qui poi si parte per trekking tra monti coperti di risaie di un verde brillante (indispensabili una guida e scarpe tecniche alte) oppure per salire sul Fan Si Pan, la cima più elevata del Vietnam con i suoi 3.143 metri raggiungibili anche con l’aiuto di un trenino. Nei dintorni di Sa Pa vivono minoranze etniche di cui si possono visitare i villaggi. H’Mông, Red Dao, Tày, Giáy e Xa Phó, ognuna con la sua lingua, l’artigianato, gli abiti tradizionali… Mondi nei mondi.
Per soggiornare con stile (ma anche con tutto l’aiuto che un 5 stelle lusso può fornire ai suoi ospiti nell’organizzare le escursioni), si scelga l’Hotel de la Coupole – MGallery, in pieno centro. Ha aperto da pochi anni in quello che fu il Grand Hotel de Chapa, costruito dai francesi nel 1932 come luogo dove passare la villeggiatura. Oggi è un hotel di lusso contemporaneo parigino (con candelabri ovunque, pure in piscina), ma eclettico nel suo tirar dentro stilemi coloniali e omaggi alle culture locali. Da provare il ceviche di trota, mango e caviale servito al suo ristorante con vista, lo Chic.
Altre visite: la cattedrale di Notre Dame e il Museo della cultura.

LE CAMPAGNE DI NINH BINH e MAI CHAU

Meno scontato ma altrettanto affascinante è concedersi un paio di giorni o tre alla scoperta delle campagne. Ci sono incredibili ambienti e panorami e situazioni dove rilassarsi. Tra queste località ci sono senz’altro Ninh binh e Mai Chau.
La provincia di Ninh binh è spettacolare per la natura e per i resti storici (nel Decimo Secolo fu la prima antica capitale del Vietnam). I suoi fiumi si snodano tra picchi di rocce calcaree ricoperte di lussureggiante vegetazione, che si alzano dalle acque come castelli inespugnabili. Un giro in barca con la visita dei templi è imprescindibile, sia qui sia nelle altre mete sempre facenti parte dello stesso mood (una specie di HaLong bay di terra): Trang An e Tam Coc (dove il corso d’acqua si snoda in un mare… di campi).
Ma per dormire, un consiglio è di evitare le aree turistiche e di scegliere la poco distante Nam Hoa Lu. Qui, in fondo a una strada che costeggia laghetti con fiori di loto, sorge un 5-stelle lusso di proprietà locale, il JivaHoa Lu Retreat: ci troverete una delle piscine più spettacolari di tutto il Vietnam, chiusa al fondo di una vallata tra rocce altissime e verdi.
Per cena ci si può spostare in paese con le bici dell’albergo e provare la celeberrima anatra arrosto del ristorante Chef Hien.
L’altro posto a tutta campagna è Mai Chau, nella provincia di Hoa Binh (i due luoghi distano tra di loro circa tre ore di macchina): risaie, case su palafitte, artigianato locale, verde, relax con i Thai bianchi, etnia molto aperta che può offrire ospitalità… Non si può chiedere di più. Per dormire, ci sono varie possibilità di ecolodge tutt’intorno alle risaie. Ma per chi ama il lusso il consiglio è di spostarsi di un po’ di chilometri a accomodarsi all’Avana Retreat: un’oasi nell’oasi: 36 bungalow, suites e private pool villas, arrampicate sul fianco della montagna, vista vallata. Un massaggio nella sua Orchid Spa immersa nel verde è il miglior ultimo ricordo prima di riprendere un volo per l’Italia.

COME ARRIVARE
Cathay Pacific, compagnia di bandiera di Hong Kong, non ha soltanto prezzi abbordabili ma vanta l’Economy class migliore, pluripremiata agli Skytrax World Airline Awards. Chi invece viaggia con stile, anche la Business class ha dei plus che danno il piacere di volare, non per arrivare ma per andare. Già sull’aeromobile adesso c’è la Business Class Aria Suite, ovvero spazi di super comfort in più (su voli selezionati) tra Milano e Hong Kong. Una volta a Hong Kong (dove si passerà per transitare verso il Vietnam) si sosta poi in lounge che da sole varrebbero il viaggio. Ce ne sono varie con diversi tipi di atmosfera e di cibo, straordinariamente ricercato, con piatti cinesi e internazionali, e poi champagne, buoni vini e una selezione di grandi tè made in Cina e specialty coffee. In particolare si vorrà passare del tempo al The Pier, con il suo noodle bar di pasta fatta a mano sul momento. Ma ci sono anche The Deck, più raccolto, stile veranda, e The Bridge. Per i fortunati che viaggiano in Prima, la notizia è che la lounge The Wing, First, è riaperta completamente rinnovata.


