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Grand Hotel: quelle dimore che hanno fatto la storia dell’ospitalità

Grand Hotel: quelle dimore che hanno fatto la storia dell’ospitalità

Dallo scalone del Danieli, dove i Dogi hanno ceduto il passo a dive come Greta Garbo, fino ai riflessi d’argento del Lago Maggiore, ci sono alberghi che restano gli ultimi avamposti del mito. Un nuovo volume ripercorre fasti, rinascite e segreti di questi palazzi che hanno ospitato presidenti e star del cinema, trasformando il soggiorno in un rito nobiliare tra architetture da sogno e memorie felliniane

Nel medioevo c’erano i castelli, nell’epoca moderna ci sono i grandi alberghi. In effetti, a guardare la maestosità di certi palazzi destinati ad accogliere turisti e viaggiatori, vien da dire che il paragone è alquanto azzeccato.

Pure stile e riti degli hotel di lusso, omologati in tutto il pianeta, e di inequivocabile stampo elvetico e british, rimandano ai protocolli delle antiche nobiltà. L’Italia, per via del grand tour già in auge dal Cinquecento (Montaigne viaggiò tra le bellezze vetuste della Penisola), è ricca di alberghi da sogno, in luoghi ameni e spettacolari, riviere marine o lacustri, centri urbani, giardini lussureggianti.

Un libro edito da Il Mulino, scritto da Stefano Pivato, ne racconta nascita, fasti, decadenza, talvolta resurrezioni. Si intitola Andare per Grand Hotel: una sorta di Baedeker – marchio all’origine di tutte le guide – per muoversi nel presente con un occhio al passato. Non si vede più, forse, ciò che colpì Federico Fellini: «Sulle terrazze, protette da cortine di fittissime piante, s’intravedevano nude schiene di donne che sembravano d’oro, allacciate da braccia maschili in smoking bianco, e un venticello profumato ci portava a tratti musichette sincopate, languide da svenire».

Il regista tratteggiava il Grand Hotel di Rimini, inaugurato nel 1908. Oggi cinque stelle luxury, con Spa dedicata alla Dolce Vita, il Grand Hotel è monumento nazionale fin dal 1994. Le musichette sincopate, ovvero il jazz, risuonano ancora, se ci sono feste, concerti, eventi. Immutato il fascino felliniano: suscita languidi «amarcord» nei turisti, anche fossero come sono americani altospendenti, non monelli romagnoli che sognano il prorompente seno d’una tabaccaia.

Risaliamo a Venezia, amata e odiata, calamita per anime inquiete, artisti, stelle del cinema. Tra i molti alberghi, gran fama ha il Danieli, del Gruppo Statuto, proprietario di alcuni tra i più celebri hotel di lusso in Italia. L’albergo, riaprirà a breve dopo una profonda ristrutturazione che ne conserva il fascino, è ora gestito da Four Seasons. Si aggiunge agli altri del brand presenti a Milano, Firenze e Taormina, con il San Domenico Palace.

Da fotografare, con rapida incursione (sarà permessa), il celebre scalone d’ingresso, percorso da nomi scintillanti: nobili, magnati, cantanti, attrici, scrittori. L’albo d’oro del Danieli, eretto a metà Ottocento nel palazzo cinquecentesco che fu residenza del doge Enrico Dandolo, è alto così: Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Maria Callas, Greta Garbo, Marcel Proust e cento altri. È stato set di film campioni d’incasso, come uno dei primi OO7 (Dalla Russia con amore).

Venezia, naturalmente, non è solo il Danieli Four Seasons, ma il Gritti, sul Canal Grande, anch’esso in un palazzo dogale, albergo fin dal 1895. Al Gritti, oggi del Gruppo Marriott International, Ernest Hemingway completò romanzi («non ci vuole niente a scrivere: basta sedersi, battere sui tasti e sanguinare» diceva).

Porta d’ingresso del turismo internazionale fu la riviera ligure di Ponente, scelta dalle aristocrazie europee già da metà Ottocento, quando a farla da padrone, nelle transumanze delle élite, erano i laghi, dal clima più mite.

In concorrenza con la già avviata costa francese (detta Azzurra con un fortunato conio di marketing ante litteram) e approfittando del recente arrivo della ferrovia, Sanremo, Bordighera, Ospedaletti e Alassio diventarono meta degli «hivernants», europei di classe elevata che svernavano in Liguria. Per fuggirne in estate: troppo volgari i bagni di mare, non sia mai si renda necessario spogliarsi.

Oggi è tutto cambiato. La Liguria, di Ponente e Levante, non ha ancora trovato il modo di rendere fruttuoso il mare d’inverno, mentre scoppia in estate. Di quei lontani fasti, dei conversari, degli intrecci galanti, resta poco.

Molti sontuosi hotel, pionieri nel portare in Italia nuove mode, come il tennis, si sono trasformati in residence, o sono stati demoliti. Per farsi un’idea dei tempi d’oro, basta un cocktail al Royal di Sanremo, datato 1872, oggi cinque stelle lusso del club The Leading Hotels of The World. Preso d’assalto dai paparazzi durante il festival della canzone, ritrova la sua quiete chic negli altri periodi. 

I viaggiatori esigenti non hanno mai smesso di frequentare i laghi, dove da sempre trovano accoglienza all’altezza. Di fronte all’Isola Bella, sul lago Maggiore, sorge il magnifico Grand Hotel des Iles Borromées, cui il tempo, come succede con le donne di classe, dona una patina di ulteriore fascino. Fondato a Stresa nel 1863, è stato un salotto geopolitico per un lungo periodo, con re e ministri del mondo in guerra alla ricerca della pace (non cambia mai nulla…). Tra le curiosità, fatevi raccontare della granduchessa russa che, nel 1870, incise con un grosso diamante il proprio nome su una vetrata.

Quante le storie che potrebbero sgorgare dai muri muti dei grand hotel. Quante vite e segreti hanno visto, mentre i camerieri servivano menu ispirati al genio di Auguste Escoffier, che diede un’impronta francese alla cucina d’albergo, ancora oggi determinante. Ma nel 1913, in punta di nazionalismo nascente, alcuni hotel proposero finalmente una carta delle vivande almeno scritta in italiano.

L’Hotel de la Poste di Cortina, costruito nel 1804, non ha avuto detrimenti neppure dai cinepanettoni che, a partire da Vacanze di Natale, capostipite del genere, lo hanno scelto come set. E che dire di insegne come il Grand Hotel Excelsior Vittoria a Sorrento, con la Caruso Suite, che ispirò Lucio Dalla? O del romano De Russie, o del milanese Grand Hotel et de Milan, con la camera di Giuseppe Verdi, che vi visse e morì? O di maestose realtà quali Villa d’Este, a Cernobbio (ha 154 anni), che ospita il Forum Ambrosetti e il Concorso d’Eleganza delle auto storiche e di design (prossimo: 15-17 maggio).

Scrigni di memoria, lampade di Aladino che soddisfano desideri: i grand hotel sono un affascinante mondo a parte. Da oggi un libro, di storia e cultura, ce li rende familiari.

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