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EES, cos’è il nuovo sistema europeo che ha mandato in tilt gli aeroporti con attese fino a sei ore

EES, cos’è il nuovo sistema europeo che ha mandato in tilt gli aeroporti con attese fino a sei ore

Il sistema europeo di controlli biometrici provoca ritardi negli scali: file ai varchi, personale insufficiente e disagi a cascata per milioni di passeggeri

Code fino a sei ore e voli persi. L’estate negli aeroporti per milioni di passeggeri rischia di essere un caos. Il responsabile è il nuovo sistema EES (Entry/Exit System), operativo dal 10 aprile 2026, che obbliga chi arriva da un paese fuori dall’area Schengen a registrare i propri dati biometrici (volto e impronte digitali) all’ingresso nell’Unione Europea. Il sistema, pensato per rendere le frontiere più sicure e moderne, da subito ha causato file e ritardi e ora, con i flussi estivi, i disagi stanno aumentando tanto che gestori aeroportuali e sindacati hanno lanciato l’allarme: “incompatibilità con il periodo”. Bruxelles continua a difendere il nuovo sistema. In mezzo, i passeggeri, anche chi non deve fare i controlli biometrici. I disagi rischiano, a cascata, di coinvolgere tutti in aeroporto quest’estate.

Cos’è il sistema EES e perché è stato introdotto

L’EES è operativo dal 10 aprile 2026 in tutti i 29 paesi che lo applicano: i 25 Stati membri dell’Unione (sono esclusi Cipro e Irlanda) più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Il sistema riguarda tutti i cittadini di paesi terzi (britannici compresi) che entrano nell’area Schengen per soggiorni brevi, cioè fino a 90 giorni su un arco di 180. La registrazione digitale che incrocia i dati del documento di viaggio con quelli biometrici del viaggiatore sostituisce il vecchio timbro manuale sul passaporto. Secondo la Commissione europea gli obiettivi sono tre: rendere i controlli più rapidi grazie a opzioni self-service, contrastare l’immigrazione irregolare individuando chi supera i limiti di soggiorno consentiti, e rafforzare la sicurezza interna garantendo alle autorità di polizia e a Europol l’accesso a informazioni utili nella lotta al terrorismo e ai reati gravi.

Come funziona il controllo biometrico negli aeroporti

Il funzionamento pratico dell’EES cambia a seconda che si tratti del primo ingresso del viaggiatore o di un passaggio successivo. Al primo ingresso, il passeggero deve fornire obbligatoriamente i propri dati: un funzionario di frontiera (o un totem self-service) scatta una fotografia del volto e acquisisce le impronte digitali, archiviandole in un fascicolo digitale. Per velocizzare la procedura, in molti aeroporti sono stati installati i cosiddetti kiosk, terminali automatici dove inserire in anticipo parte dei dati: in Italia i primi sono comparsi a Fiumicino e Malpensa. Per i passaggi dopo il primo la procedura dovrebbe essere molto più rapida visto che i dati raccolti esistono già nel database e basta una verifica di riscontro. I dati (nome, data di nascita, luogo e data di ingresso/uscita, immagine del volto, impronte digitali ed eventuali rifiuti d’ingresso) restano archiviati per tre anni, che diventano cinque in caso di soggiorno scaduto senza un’uscita registrata. Sono esentati dall’EES diplomatici, capi di Stato, personale NATO, cittadini di San Marino, Monaco, Andorra e Vaticano, e chi possiede già un permesso di soggiorno o un visto di lunga durata.

Perché si rischiano code fino a 6 ore

Il nuovo sistema EES, pensato per velocizzare i controlli rispetto al timbro sul passaporto, sta producendo l’effetto opposto. L’associazione di categoria delle compagnie aeree IATA avverte che in estate, con il picco turistico, le attese potrebbero arrivare fino a sei ore negli aeroporti più trafficati. Due i motivi principali: i terminali self-service spesso non riconoscono i passeggeri già registrati e, secondo i sindacati di polizia, manca il personale per gestire i nuovi varchi nei momenti di punta. Marco Troncone (AD di Aeroporti di Roma) ha detto al Financial Times che il sistema è incompatibile con i flussi estivi e che potrebbe servire una sospensione temporanea. Stefan Schulte (ACI Europe) ha dichiarato alla BBC che non è più sostenibile affermare che il sistema funzioni a pieno regime. I problemi sono già concreti: a inizio giugno decine di passeggeri Ryanair diretti a Londra sono rimasti bloccati in Grecia per aver perso il volo a causa delle code, e Wizz Air consiglia ai passeggeri britannici di arrivare in aeroporto con largo anticipo. Alcuni scali greci hanno già disapplicato temporaneamente l’EES nei picchi di traffico, facendo passare i turisti britannici senza registrazione biometrica. È una soluzione che il regolamento prevede solo come eccezione, non come prassi. La Commissione europea respinge le critiche, attribuendo i ritardi a carenze di personale e infrastrutture preesistenti, e ribadendo che l’EES è “pienamente operativo e funzionante” in tutta l’area Schengen.

I rischi anche per i viaggiatori che arrivano dall’area Schengen

Il caos riguarda solo per i viaggiatori che devono seguire i nuovi controlli con l’EES?  Un italiano che vola in Francia per esempio non viene coinvolto? In teoria tutto a posto per chi arriva dall’area Schengen. Ma in pratica il disagio arriva a cascata su tutti in aeroporto.  Le code EES occupano personale di frontiera che in alcuni scali viene sottratto alle corsie riservate ai cittadini europei, rallentandole. Negli aeroporti con un’alta percentuale di traffico extra-UE le file possono congestionare anche le aree comuni del terminal, dai controlli bagagli agli spazi prima della separazione delle corsie. E se un volo deve attendere passeggeri ancora bloccati ai controlli biometrici (come già accaduto con il caso Ryanair in Grecia) il ritardo si ripercuote sull’intero aereo, cittadini europei compresi. Quindi il rischio di un “effetto contagio” sui tempi di attesa resta concreto, soprattutto nei mesi di punta dell’estate.

Cosa conviene fare se si viaggia quest’estate in aereo per non rischiare code di ore

Cosa possono fare i viaggiatori extra-UE che transitano in aeroporti europei quest’estate per aiutare la procedura e non rimanere a terra per le lunghe code? Arrivare in aeroporto con largo anticipo; registrare i dati in anticipo, dove disponibile, tramite app dedicate o i kiosk self-service prima di presentarsi al gate; informarsi sulle condizioni dello scalo di transito e tenere sotto controllo le comunicazioni della propria compagnia aerea, che in caso di criticità note (come già avvenuto con Wizz Air) può fornire indicazioni specifiche.

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