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Vincenzo De Luca, lo sceriffo rosso che la sinistra non riesce a digerire

Vincenzo De Luca, lo sceriffo rosso che la sinistra non riesce a digerire

Rieletto a Salerno, De Luca rilancia sicurezza e decoro urbano: un’anomalia nella sinistra del politicamente corretto.

Ha cominciato ad attirare la mia attenzione prima che Maurizio Crozza lo trasformasse in una maschera campana, rendendolo popolare in tutta Italia. Credo fosse al suo terzo mandato da sindaco e di Vincenzo De Luca mi colpirono alcune dichiarazioni in materia di sicurezza, tipo «a Salerno gli zingari li prendiamo a calci e il cielo stellato ce lo godiamo di più». Sembrava un esponente della Lega, più che uno dei Democratici di sinistra. Ma, in quegli anni, una specie di Giancarlo Gentilini, ex primo cittadino di Treviso, in salsa campana era difficile da immaginare. Così incaricai un collega di intervistarlo e a mia volta lo invitai in una trasmissione.

Sono passati molti anni da allora, tuttavia l’ex governatore sul tema della sicurezza urbana, degli immigrati e del decoro cittadino non arretra e questo lo rende un personaggio unico nel panorama della sinistra. Mentre Beppe Sala, fino a poco tempo fa, diceva che a Milano l’emergenza microcriminalità era un problema di percezione, e Silvia Salis, da meno di un anno sindaca di Genova, sembra più occupata a organizzare concerti che a curarsi del degrado cittadino, De Luca – appena rieletto per la quinta volta alla guida del Comune campano – è partito da lì, dalla sicurezza. Non solo è sceso personalmente in strada, per rimettere in riga abusivi e molestatori, ma ha addirittura voluto un nucleo di polizia urbana con compiti specifici: i Nos. Squadra speciale composta da 20 agenti alle sue dirette dipendenze. Le mansioni del nuovo reparto della polizia municipale non lasciano spazio ai dubbi, anche perché sono stati elencati direttamente nella delibera che ha istituito il nucleo: «Prevenzione dei fenomeni di micro-criminalità con reati predatori, venditori abusivi, fenomeni di degrado urbano e reati ambientali, occupazione di suolo pubblico e disturbo della quiete pubblica». Per raggiungere l’obiettivo De Luca ha praticamente concesso carta bianca agli agenti, che sono stati scelti – assicura lui – tra i migliori in servizio. Infatti, potranno fare appostamenti e blitz, oltre che trasformarsi in una sorta di 007, per «il controllo di soggetti sospetti in parchi urbani, aree verdi e luoghi di aggregazione». Ai James Bond salernitani sarà consentito di spogliarsi della divisa e vestire abiti civili, mimetizzandosi tra la gente, per «documentare e prevenire condotte di mendicità insistente, molesta e intimidatoria».

In pratica, lo “sceriffo” (era questo il nome che la stampa locale gli affibbiò ai tempi dei suoi primi mandati) ha dichiarato guerra ad abusivi, clandestini e accattoni ed è pronto a inseguirli ovunque. Che a De Luca questo ruolo di vigilante piaccia, è noto. Ai tempi del Covid, quando era governatore della Campania, minacciò di controllare le spiagge con i droni, allo scopo di individuare coloro che non rispettavano il divieto di uscire di casa. E, prima ancora, quando qualche leghista su al Nord annunciò l’istituzione di alcune ronde urbane, il sindaco non si scompose, ma anzi definì l’iniziativa di alcuni salernitani un’espressione di partecipazione alla vita comunale, annunciando l’intenzione di voler incontrare il gruppo che aveva dato vita alle ronde. «Sono sempre contento quando ci sono espressioni di cittadinanza attiva, non sopporto invece chi dorme in piedi».

E dire che l’ex governatore è un uomo di sinistra di lunghissimo corso. Iscrittosi al Pci negli anni Sessanta, ha percorso tutta la sua carriera politica nel partitone rosso, superando la svolta della Bolognina e poi anche la fusione con la Margherita, che vent’anni fa diede vita al Pd. Tuttavia, nonostante il soprannome usato dagli avversari (lo chiamavano Pol Pot, probabilmente per il carattere non facile e per una gestione a dir poco dittatoriale), De Luca ha quasi nulla da spartire con i vertici dei Dem. Prova ne sia che, pur essendo stato di volta in volta dalemiano, fassiniano, veltroniano, bersaniano e pure renziano, non è mai andato d’accordo con nessun segretario, a cominciare proprio da Matteo Renzi per finire con Elly Schlein, la quale del suo nuovo mandato a sindaco di Salerno avrebbe fatto volentieri a meno, arrivando perfino a negargli il simbolo sulla scheda elettorale.

I social, che gestisce da solo, lo hanno reso popolare. E Striscia la notizia prima, Maurizio Crozza poi, con le sue imitazioni, ancora di più. A 77 anni, per alcuni rappresenta il passato, il cacicco che da oltre un trentennio tiene in scacco la città (ha fatto dimettere il suo predecessore per tornare a occupare la poltrona di sindaco) senza rassegnarsi ad andare in pensione. So che non piace a tutti. Però, preferisco uno come lui, che non si arrende e soprattutto che sa cantare fuori dal coro, rispetto a tanti suoi colleghi che, invece di occuparsi della sicurezza dei propri concittadini, sporcandosi se del caso le scarpe, preferiscono indossare i calzini arcobaleno per ingraziarsi il movimento Lgbt+ o sfoggiare ai concerti le loro ultime Louboutin.

Meglio uno sceriffo, di tanti che si arrendono ancora prima di cominciare.

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