Home » Tempo Libero » Viaggi » Cosimo Spagnesi: «I turisti americani spendono 2.000 euro al giorno in Italia. Noi gli vendiamo ancora la pizza e il Colosseo»

Cosimo Spagnesi: «I turisti americani spendono 2.000 euro al giorno in Italia. Noi gli vendiamo ancora la pizza e il Colosseo»

Cosimo Spagnesi: «I turisti americani spendono 2.000 euro al giorno in Italia. Noi gli vendiamo ancora la pizza e il Colosseo»

Il CEO di Elite Travel Italy sulla crescita record del luxury incoming e il paradosso della standardizzazione nel mercato più competitivo d’Europa

Mentre il turismo statunitense verso l’Italia registra una crescita record del 7,6% rispetto allo scorso anno, la maggior parte degli operatori del settore ancora organizza viaggi come se fossero catene di montaggio. È il paradosso che Cosimo Spagnesi, CEO e fondatore di Elite Travel Italy, mette a nudo nel momento in cui il mercato del lusso italiano vive forse la sua stagione migliore: domanda ai massimi storici, clientela HNWI internazionale più consapevole e selettiva che mai, destinazioni blasonate ormai satollate.

«Il turismo è diventato un’industria di massa anche nel segmento premium», spiega Spagnesi, che ha costruito in quattro anni un’azienda specializzata nel luxury incoming lavorando soprattutto con le maggiori agenzie americane. «Ma chi arriva dagli USA non vuole la Roma-Firenze-Venezia del catalogo. Vuole sentirsi parte di una storia, non turista in una fila.»

Il sarto contro la catena di montaggio

Con alle spalle vent’anni nel turismo di lusso e una carriera nell’hotellerie d’eccellenza, Spagnesi ha fondato Elite Travel Italy in piena pandemia, nel 2021, quando il mercato sembrava congelato. L’intuizione era precisa: posizionarsi come player capace di trasformare il desiderio di autenticità in itinerari ritagliati intorno al cliente, evitando la standardizzazione che paralizza il segmento.

«Noi operiamo come sarti», dice. «Misuriamo il cliente nei dettagli: non è solo la destinazione, è il ritmo del viaggio, la scelta della guida, l’accesso esclusivo a musei generalmente chiusi al pubblico, la selezione degli hotel che capiscono davvero cosa significa ospitare clientela sofisticata.»

L’azienda ha registrato una crescita organica accelerata proprio mentre il mercato general del turismo si stabilizzava. La chiave? Rifiutare di scalare attraverso volumi. Ogni viaggio rimane unico, cucito intorno ai desideri reali del cliente. Non package. Non compromessi.

Quando l’Italia diventa destinazione di lusso consapevole

Nel primo trimestre 2026, gli arrivi incoming in Italia hanno segnato un +5,5%, con le presenze in marzo che hanno toccato +7,9%. Ma il dato più rilevante è la composizione: non è turismo di volume, è turismo consapevole, disposto a spendere una media di 2.000 euro al giorno per esperienze autentiche, con soggiorni medi di 8,2 giorni.

«Questi numeri significano che il turista non sceglie più in base al prezzo, ma in base alla qualità dell’esperienza», prosegue Spagnesi. «E l’Italia, paradossalmente, ha un vantaggio enorme: possiede destinazioni non mainstream di straordinaria ricchezza. L’Umbria, le

Marche, i borghi minori della Toscana. Luoghi che il turismo di massa non ha ancora standardizzato.»

Proprio qui risiede il punto di rottura con il modello tradizionale. Mentre gli operatori generici inseguono volumi su destinazioni sature, chi sa organizzare viaggi reali su misura — chi padroneggia accessi esclusivi a palazzi storici, chi ha partnership genuine con produttori locali, chi comprende il ritmo del “slow travel” — accede a un mercato completamente diverso. Meno competitivo, ad alta marginalità, con clientela che torna e consiglia.

L’onda che non si ripete

Spagnesi è convinto che questa finestra non duri indefinitamente. «Il mercato incoming verso l’Italia accelera. Le agenzie americane stanno rivalutando l’Italia come destinazione signature. Ma fra due anni, tre al massimo, la capacità di organizzare esperienze standardizzate avrà saturato il mercato di base.»

Chi non avrà investito nella capacità di ascoltare il cliente, costruire itinerari non intercambiabili, garantire accessi e partnership autentiche, resterà fuori. «Non è una questione di branding. È competenza operativa. È il sarto che vince sulla macchina a cucire.»

Il modello di Elite Travel Italy — crescita contenuta, margini alti, retention di clientela HNWI, partnership strutturale con operatori USA — rappresenta oggi la risposta più coerente a questa transizione. Non per tutti. Per chi sa che il lusso non è standardizzabile.


In collaborazione con Elite Travel Italy

© Riproduzione Riservata