Ci sono persone che costruiscono la propria esistenza intorno a una bugia e altre che, pur non mentendo mai apertamente, diventano talmente brave a nascondersi da rendere impossibile distinguere quello che sono da quello che vogliono far credere agli altri. Le prime hanno bisogno di un’identità diversa per sopravvivere, le seconde di una corazza abbastanza resistente da impedire a chiunque di avvicinarsi. Quando queste due forme di dissimulazione si incontrano, soprattutto se una delle persone coinvolte ha il compito di indagare sull’altra, innamorarsi può diventare la complicazione più pericolosa di tutte.
È proprio su questo paradosso che si costruisce Love in Disguise, il nuovo K-drama interpretato da Yim Siwan e Seorina, una storia che recupera uno dei meccanismi narrativi più riconoscibili della serialità romantica coreana, quello dell’identità nascosta, per inserirlo in un universo in cui il sentimento deve continuamente confrontarsi con il sospetto, il potere e la paura di essere traditi. Il risultato, almeno nelle intenzioni dei suoi protagonisti, è una commedia romantica che rifiuta di rimanere confinata nel proprio genere, perché accanto alla tensione sentimentale trovano spazio l’azione, un’indagine per omicidio e due personaggi che sembrano avere pochissime ragioni per fidarsi l’uno dell’altra.
Al centro della storia c’è Kang Jae-hee, interpretata da Seorina, ex militare delle forze speciali diventata detective, alla quale viene affidato un incarico decisamente particolare: proteggere e contemporaneamente indagare su Yoon Yi-jun, erede di una potentissima famiglia chaebol, coinvolto come sospettato in un caso di omicidio. Per riuscire ad avvicinarlo senza compromettere la propria missione, Jae-hee assume un’identità maschile e si infiltra nella sua squadra di sicurezza, ritrovandosi a condividere la quotidianità con un uomo che ha trasformato la diffidenza in una forma di autodifesa.
Naturalmente, come spesso accade nelle migliori premesse romantiche, le cose cominciano a complicarsi proprio quando i protagonisti smettono di comportarsi come dovrebbero. Perché Jae-hee, abituata a mantenere il controllo nelle situazioni più pericolose, scopre quanto possa essere difficile gestire qualcosa che non può risolvere attraverso l’addestramento, mentre Yi-jun deve fare i conti con la possibilità che la persona alla quale sta lentamente permettendo di avvicinarsi non sia affatto quella che crede.
La questione, a quel punto, non riguarda più soltanto la possibilità che una bugia venga scoperta, ma qualcosa di molto più difficile da affrontare: quanto siamo disposti a mostrare di noi stessi quando sappiamo che la verità potrebbe costarci l’amore?
Love in Disguise: quando una commedia romantica incontra il thriller
Tratta dal popolare web novel Why Don’t You Know It’s a Girl?, che ha accumulato oltre 8,15 milioni di visualizzazioni, Love in Disguise parte da un espediente apparentemente familiare, quello di una donna che si traveste da uomo per portare a termine una missione, ma lo utilizza per raccontare una relazione nella quale nessuno dei due protagonisti è veramente libero di comportarsi secondo i propri sentimenti.
La differenza rispetto a una commedia romantica costruita esclusivamente sugli equivoci sta soprattutto nel contesto. Jae-hee non indossa abiti maschili per sfuggire a una convenzione sociale o per inseguire un sogno, ma perché deve infiltrarsi nella vita di un uomo sospettato di omicidio, il cui comportamento apparentemente spietato rende complicato capire quali siano le sue intenzioni e, soprattutto, quanto ci si possa fidare di lui. La vicinanza forzata diventa così uno strumento narrativo che permette alla componente romantica di convivere con quella investigativa, senza che l’una debba necessariamente interrompere l’altra.
È proprio questa combinazione ad aver convinto Yim Siwan ad accettare il progetto. L’attore ha raccontato che, alla prima lettura, la sceneggiatura gli era sembrata contemporaneamente familiare e sorprendente, quasi fosse una storia già incontrata altrove che, osservata più attentamente, continuava però a rivelare elementi del tutto inattesi. Una sensazione condivisa da Seorina, particolarmente colpita dal modo in cui mistero, suspense e tensione si inseriscono naturalmente all’interno della struttura romantica, ma anche dal fatto che Yi-jun, Jae-hee e gli altri personaggi possiedano ciascuno una propria storia, destinata a contribuire alla costruzione del racconto complessivo.
Una scelta interessante soprattutto perché permette alla serie di svilupparsi attraverso due misteri paralleli. Il primo, naturalmente, riguarda l’indagine e il ruolo di Yi-jun nel caso di omicidio, mentre il secondo è quello che progressivamente si crea fra i protagonisti, costretti a interpretare comportamenti, esitazioni e segnali di attrazione senza poter conoscere fino in fondo le intenzioni dell’altro.
Yim Siwan e il fascino di un uomo che finge di essere cattivo
Per Yim Siwan, che negli ultimi anni ha interpretato anche personaggi particolarmente oscuri e psicologicamente complessi, Yi-jun rappresenta un’occasione per esplorare una forma differente di ambiguità. L’erede della famiglia chaebol è infatti un uomo che gode di una reputazione terribile, al punto da essere considerato uno psicopatico, ma la sua apparente crudeltà nasconde, secondo l’attore, una personalità molto meno semplice di quanto chi lo circonda sia disposto a immaginare.
Presentando il personaggio, Siwan lo descrive come un uomo misterioso e difficile da decifrare, che dietro un atteggiamento apparentemente glaciale custodisce anche un cuore gentile. È una contraddizione destinata ad assumere un’importanza particolare nella relazione con Jae-hee, perché mentre lei è costretta a mentire sulla propria identità, lui sembra aver costruito un’intera immagine pubblica intorno alla necessità di impedire agli altri di conoscere la propria natura.
Si tratta di due strategie opposte che finiscono per produrre lo stesso risultato: entrambi sono costretti a nascondere proprio quelle parti di sé che potrebbero permettere all’altro di comprenderli.
La presenza di Siwan in una commedia romantica rappresenta inoltre un ritorno a un registro sentimentale dopo diversi progetti particolarmente intensi, anche se l’attore sembra aver affrontato questa esperienza con uno spirito decisamente più leggero. Durante la presentazione della serie ha raccontato di essersi divertito talmente tanto insieme a Seorina da avere talvolta la sensazione che stessero trascorrendo del tempo insieme piuttosto che lavorando, aggiungendo, con una certa ironia, che interpretare un erede chaebol presenta anche qualche vantaggio pratico: gran parte delle sue scene è stata girata in ambienti particolarmente lussuosi, dotati di ogni genere di comfort.
Una condizione piuttosto diversa da quella della sua collega, alla quale è stata affidata una quantità considerevole di scene d’azione.
Seorina, una detective sotto copertura e una trasformazione che va oltre l’aspetto fisico
Per interpretare Kang Jae-hee, Seorina ha dovuto affrontare una preparazione particolarmente impegnativa, lavorando non soltanto sulle sequenze d’azione, ma anche sulla costruzione fisica di un personaggio che deve risultare credibile sia come ex militare delle forze speciali sia come guardia del corpo impegnata in un’operazione sotto copertura.
L’attrice ha spiegato di aver trascorso molto tempo in una scuola specializzata nella preparazione degli stunt, allenandosi insieme alla squadra che si sarebbe occupata delle scene d’azione e dedicando particolare attenzione alla resistenza fisica, consapevole che una volta cominciate le riprese sarebbe stato molto più difficile trovare il tempo necessario per continuare ad allenarsi.
La trasformazione, tuttavia, non poteva limitarsi alla capacità di combattere. Per rendere convincente la nuova identità di Jae-hee, Seorina ha lavorato attentamente anche sulla gestualità, studiando il modo di camminare, di sedersi e di occupare lo spazio, in un processo che l’ha costretta a ripensare perfino movimenti normalmente automatici.
Il primo incontro con il risultato finale, però, non è stato privo di qualche esitazione. Seorina ha ammesso di essersi sentita inizialmente a disagio con il nuovo aspetto, trovando incoraggiamento nelle reazioni positive dei colleghi e soprattutto di Siwan, che le ha immediatamente detto quanto il taglio di capelli e la trasformazione le donassero.
Per l’attore, la sorpresa è arrivata durante la prima lettura collettiva della sceneggiatura, quando si è ritrovato davanti una collega che aveva già tagliato i capelli e sembrava essersi presentata direttamente nei panni della guardia del corpo che avrebbe interpretato. Un’immagine che, secondo il suo racconto, è bastata a convincerlo di quanto sarebbe stato interessante osservare questa versione completamente diversa di Jae-hee.
Ma al di là del lavoro fisico, ciò che sembra rendere il personaggio interessante è soprattutto la contraddizione tra la disciplina necessaria per portare a termine una missione e l’incapacità di affrontare i sentimenti con lo stesso distacco. Seorina descrive infatti Jae-hee come una donna estremamente lucida e determinata quando si trova sul lavoro, ma anche profondamente sincera nei rapporti personali, al punto che proprio questa sincerità finisce per diventare la principale origine del suo conflitto interiore.
La sua identità fittizia non è quindi soltanto uno strumento investigativo, perché progressivamente rischia di trasformarsi in un ostacolo alla possibilità di costruire un rapporto autentico con la persona che dovrebbe sorvegliare.
Dall’odio all’attrazione: la chimica che cambia le regole
Se c’è un elemento sul quale entrambi gli attori sembrano concordare, è che la relazione tra Yi-jun e Jae-hee non nasce certamente sotto i migliori auspici. Anzi, Siwan ha spiegato che all’inizio i due si detestano profondamente, quasi al punto da odiarsi, una situazione che rende inevitabile interrogarsi su quale possa essere il momento capace di trasformare un rapporto così conflittuale in una storia romantica.
La risposta, naturalmente, è qualcosa che la serie intende lasciare agli spettatori, anche se l’attore suggerisce di prestare particolare attenzione a tutti quei momenti nei quali i protagonisti cominciano ad avvertire un’attrazione reciproca, spesso senza comprendere fino in fondo quello che sta accadendo e senza essere disposti ad ammetterlo.
Seorina invita invece a osservare come cambi la distanza tra i due personaggi, sia fisica sia emotiva, dall’inizio fino agli episodi conclusivi, perché è proprio attraverso questa progressiva trasformazione che, secondo lei, il pubblico potrà cogliere tutte le sfumature della loro relazione.
Un’intesa che sembra essersi costruita anche grazie a un’atmosfera particolarmente divertente sul set, dove Siwan e Seorina hanno raccontato di aver faticato frequentemente a trattenere le risate, costringendo la produzione a ripetere diverse riprese. Lui ha scoperto una collega dotata di un’energia positiva contagiosa, capace di fargli dimenticare persino di trovarsi al lavoro, mentre lei ha trovato in Siwan un attore dal quale imparare molto, soprattutto per la sua straordinaria capacità di analizzare la sceneggiatura e osservare i personaggi da prospettive differenti.
Persino le sequenze più impegnative sembrano essere diventate parte di questa esperienza condivisa. Seorina ha spiegato di aver affrontato le riprese con così tanto entusiasmo da ricordarne soprattutto il divertimento, anziché la fatica, considerando il personaggio un’occasione per cimentarsi in scene d’azione particolarmente spettacolari e, contemporaneamente, interpretare emozioni complesse. Una dichiarazione alla quale Siwan ha risposto scherzando sul fatto che, essendo stata lei ad affrontare la parte più impegnativa delle riprese, non avrebbe avuto alcun diritto di lamentarsi se nemmeno la collega considerava il lavoro particolarmente faticoso.
Eppure, dietro il divertimento condiviso e gli inevitabili equivoci sui quali si costruisce la commedia, Love in Disguise sembra voler lasciare spazio a una domanda che interessa entrambi i protagonisti: che cosa succede quando la persona dalla quale cerchiamo disperatamente di nasconderci diventa anche quella alla quale vorremmo mostrare chi siamo veramente?
È da qui che prende le mosse la conversazione esclusiva di Panorama con Yim Siwan e Seorina, dedicata proprio al rapporto tra identità e vulnerabilità, alla difficoltà di interpretare sentimenti che devono rimanere nascosti e a quello che i loro personaggi hanno finito per insegnare loro anche al di fuori del set.
L’intervista esclusiva di Panorama a Yim Siwan e Seorina
Questo drama comincia con un travestimento, ma in realtà, sotto la superficie, parla soprattutto di identità. C’è stato un momento durante le riprese in cui avete avuto la sensazione che il vostro personaggio vi stesse insegnando qualcosa su voi stessi?
Seorina: Dopo aver interpretato Jae-hee, mi sono resa conto che non è soltanto lei a essere una persona estremamente onesta e trasparente. Anche io, Seorina, nella vita reale sono una persona onesta e trasparente, perché nella storia Jae-hee deve nascondere il fatto di essere una donna e deve nascondere anche la propria professione. Ma siccome questa è una commedia romantica, a un certo punto deve anche innamorarsi. E nascondere cose così importanti all’uomo che ama è stato molto doloroso, persino per me come attrice che la interpretava. Credo quindi di aver capito questa cosa anche di me stessa.
Yim Siwan: Voglio essere molto prudente nel parlare di tutto ciò che riguarda il mio personaggio, perché non vorrei rivelare anticipazioni sulla storia, ma credo che Yoon Yi-jun sia un personaggio pronto a ricevere amore da un’altra persona e penso che mi abbia insegnato che, per essere veramente amati da qualcuno, bisogna essere pronti ad accettare e ricevere quell’amore.
Siwan, Yi-jun crede che il controllo sia l’unico modo per sopravvivere. Hai interpretato molti personaggi psicologicamente complessi: che cosa rende le sue barriere emotive diverse da quelle dei personaggi che hai interpretato in precedenza?
Yim Siwan: Rispetto ai personaggi che ho interpretato in passato, soprattutto rispetto ai cattivi che ho interpretato, penso che la barriera emotiva o la cattiveria che Yi-jun esprime in questa serie sia molto diversa dal male puro. Non è malvagità pura. Credo che in realtà stia cercando di sembrare cattivo per nascondere il fatto che, dentro di sé, è innocente e puro. Da questo punto di vista, si potrebbe dire che la sua cattiveria sia finta oppure esagerata.
Il rapporto tra i vostri personaggi cambia continuamente, passando dal sospetto alla protezione e all’attrazione. Quale di queste emozioni è stata davvero la più difficile da interpretare, proprio perché doveva rimanere nascosta?
Yim Siwan: Credo che per Yi-jun sia stata l’attrazione, perché è l’emozione meno filtrata che prova. Ci sono alcuni brevi momenti nei quali abbassa la guardia e quell’attrazione emerge per un istante, ma subito dopo cerca di controllarla il più possibile. Nella storia, se quell’attrazione diventasse troppo evidente, potrebbe creare qualche problema. Per questo ho cercato di essere il più possibile contenuto e riservato nell’esprimere quell’emozione, ed è stato piuttosto complicato mostrarla appena, quasi impercettibilmente, facendo vedere allo stesso tempo quanto lui stesse lottando per trattenerla.
Seorina: Credo che tu abbia descritto il nostro rapporto in maniera davvero precisa e anch’io sceglierei l’attrazione. La penso esattamente come Siwan, perché dovevamo esprimere l’attrazione fino a un certo punto, ma allo stesso tempo trattenerla, considerando la situazione nella quale si trovavano i nostri personaggi. Quindi anche per me è stata questa la parte più difficile.
I drama coreani stanno diventando sempre più globali. Se qualcuno che non ha mai visto un K-drama avesse il tempo di guardare soltanto un episodio di Love in Disguise, quale momento lo convincerebbe a continuare?
Seorina: Questa serie è composta da dodici episodi e posso dire con assoluta sicurezza che potrebbero sceglierne uno qualsiasi, tra tutti e dodici, e tornerebbero sicuramente a guardarne altri. Anzi, tornerebbero direttamente al primo episodio per guardare tutta la serie d’un fiato.
Yim Siwan: Il primo episodio. Il primo episodio durerà poco meno di un’ora e sono assolutamente convinto che, dopo averlo visto, non vedranno l’ora di guardare quello successivo.
