Home » Tempo Libero » Tecnologia » Questa mappa ti mostra dove sarà l’ombra, ora per ora: e può cambiare il modo in cui cammini o scegli casa

Questa mappa ti mostra dove sarà l’ombra, ora per ora: e può cambiare il modo in cui cammini o scegli casa

Questa mappa ti mostra dove sarà l’ombra, ora per ora: e può cambiare il modo in cui cammini o scegli casa
Screenshot

ShadeMap mostra dove cadrà l’ombra in ogni momento della giornata: con il caldo estremo può cambiare come scegliamo casa, percorsi e città

Per anni le mappe digitali ci hanno insegnato a cercare il percorso più veloce, quello con meno traffico, quello senza pedaggi oppure quello più adatto alla bicicletta, ma nel momento in cui le estati europee diventano sempre più difficili da attraversare e un tragitto di dieci minuti sotto il sole può essere radicalmente diverso dallo stesso tragitto percorso all’ombra, potrebbe essere arrivato il momento di aggiungere una domanda che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata quasi irrilevante: quanta parte della strada che sto per percorrere sarà davvero esposta al sole?

È precisamente questo cambio di prospettiva a rendere interessante ShadeMap, una piattaforma capace di simulare il movimento delle ombre prodotte dal terreno e dagli edifici modificando data e ora, permettendo così di osservare come cambia l’esposizione solare di un luogo durante la giornata e nel corso dell’anno, con applicazioni che vanno dalla pianificazione di attività all’aperto all’analisi di una proprietà. La stessa piattaforma permette inoltre di creare uno “shade profile” di un percorso caricato in GPX o KML, mostrando in quali punti e in quali momenti un tragitto è protetto dal sole da montagne, rilievi o costruzioni, anche se per ora questa funzione non tiene ancora conto dell’ombra prodotta dagli alberi.

La tentazione iniziale è quella di utilizzarla quasi come un gioco, cercando la propria casa o una strada conosciuta e spostando il cursore delle ore per vedere quando un edificio scompare nell’ombra del palazzo di fronte, quando un terrazzo smette di essere esposto oppure quale lato di una piazza rimane protetto nel pomeriggio, ma basta osservare la stessa mappa durante una giornata da 38 gradi per capire che quell’informazione apparentemente marginale potrebbe presto assumere un valore completamente diverso.

La strada più corta non è necessariamente quella migliore

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda espressamente di cercare l’ombra durante le giornate più calde e ricorda che la temperatura percepita sotto il sole può essere tra i 10 e i 15 gradi superiore rispetto a quella rilevata all’ombra, una differenza sufficiente a trasformare la geografia di una città perché due percorsi identici per distanza e durata possano produrre un’esperienza termica completamente diversa.

Un marciapiede alberato, una strada stretta protetta dalle facciate, una piazza completamente pavimentata e una lunga attesa davanti a un semaforo non sono più semplici dettagli urbanistici quando il caldo diventa estremo, e ciò che oggi consideriamo “il percorso migliore” potrebbe quindi essere destinato a cambiare, passando dalla semplice ottimizzazione di minuti e chilometri alla valutazione dell’esposizione solare accumulata lungo il tragitto.

È facile immaginare una futura funzione dei navigatori capace di offrire, accanto al percorso più rapido e a quello con meno traffico, anche quello con maggiore copertura d’ombra, suggerendo una strada leggermente più lunga ma termicamente più sostenibile, soprattutto per anziani, bambini, persone fragili, lavoratori all’aperto o chiunque sia costretto a muoversi durante le ore centrali di un’ondata di calore.

In questo senso ShadeMap non interessa soltanto perché mostra dove si trova l’ombra oggi, ma perché anticipa un modo differente di leggere la città, nel quale lo spazio non viene più misurato esclusivamente attraverso la distanza ma anche attraverso l’esposizione climatica necessaria per attraversarlo.

Prima di comprare casa potremmo controllare quante ore prende il sole

C’è però un secondo scenario che rende questa tecnologia ancora più interessante, perché riguarda una delle decisioni economiche più importanti della vita: comprare o affittare una casa.

Per decenni il mercato immobiliare ha trattato la luce naturale quasi esclusivamente come un vantaggio, tanto che parole come “luminosissimo”, “esposizione a sud” e “terrazzo soleggiato” continuano a essere utilizzate come elementi di valore negli annunci, ma in un clima caratterizzato da estati più lunghe, notti tropicali e maggiore necessità di raffrescamento, la quantità di sole ricevuta da un appartamento non può più essere considerata senza chiedersi anche in quale momento dell’anno e in quale momento della giornata quella luce arrivi.

Una camera esposta a ovest può essere meravigliosa in marzo e diventare difficilissima da raffrescare durante un pomeriggio di luglio, mentre un edificio che in inverno viene percepito come un ostacolo alla luminosità potrebbe offrire, durante i mesi più caldi, una protezione preziosa proprio nelle ore in cui l’irraggiamento è maggiore.

La domanda immobiliare potrebbe quindi evolvere da “quanto è luminosa questa casa?” a una serie di interrogativi molto più sofisticati: quante ore di sole diretto riceve il soggiorno in estate, quanto rimane esposta la camera da letto nel tardo pomeriggio, a che ora entra in ombra il terrazzo, come cambia la situazione tra gennaio e agosto e quale effetto hanno gli edifici circostanti sull’irraggiamento delle finestre?

È qui che una mappa dell’ombra smette di essere curiosità e comincia ad assomigliare a una sorta di due diligence climatica dell’immobile, da affiancare alla classe energetica, alla rumorosità della zona, alla vicinanza ai trasporti, ai rischi idrogeologici e a tutti quei parametri che negli ultimi anni hanno reso l’acquisto di una casa molto più informato rispetto al passato.

Il paradosso, naturalmente, è che la casa ideale non è necessariamente quella con meno sole, così come non è semplicemente quella più luminosa, perché il vero valore potrebbe trovarsi nell’equilibrio tra esposizione invernale e protezione estiva, trasformando il comportamento solare di un edificio in una caratteristica molto più complessa di quanto suggerisca oggi una generica indicazione sull’orientamento.

Quando l’ombra comincia ad avere un prezzo

Se l’esposizione solare influenza il comfort interno, la necessità di utilizzare il condizionamento e la possibilità di vivere balconi e terrazzi durante i mesi più caldi, è plausibile che in futuro queste caratteristiche possano entrare sempre più chiaramente anche nella percezione economica di una proprietà, soprattutto nelle città dove il raffrescamento estivo è ormai una voce significativa dei consumi domestici.

Per molto tempo abbiamo pagato il piano alto, la vista aperta, l’esposizione e la quantità di luce naturale, mentre negli anni a venire potremmo cominciare a riconoscere valore anche alla capacità di un edificio di proteggersi dal sole nel momento giusto, trasformando l’ombra da caratteristica accidentale a componente misurabile del comfort abitativo.

Il principio, del resto, è già evidente nelle indicazioni sanitarie più elementari, perché l’OMS raccomanda di impedire alla radiazione solare diretta di entrare nelle abitazioni durante le ore più calde utilizzando persiane, tende o altri sistemi di schermatura, mentre sottolinea come l’accesso a un’abitazione fresca diventi un elemento cruciale di protezione durante le ondate di calore.

In altre parole, quella stessa luce che fino a ieri contribuiva quasi automaticamente ad aumentare l’attrattività di una casa potrebbe richiedere una valutazione molto più stagionale, e il futuro dell’immobiliare potrebbe passare anche dalla capacità di descrivere non soltanto quanti metri quadrati possediamo, ma come quei metri quadrati si comportano davanti al sole durante dodici mesi dell’anno.

Una città può avere abbastanza alberi e comunque avere l’ombra nel posto sbagliato

La questione diventa ancora più interessante quando dalla singola abitazione si passa alla pianificazione urbana, perché conoscere il movimento dell’ombra significa poter osservare la città non soltanto dall’alto, come una successione di edifici e strade, ma nel tempo, individuando quali spazi diventano più difficili da utilizzare precisamente nelle ore in cui le temperature raggiungono i valori maggiori.

Una fermata dell’autobus priva di pensilina, un attraversamento molto lungo, il cortile di una scuola, il percorso che collega una residenza per anziani alla farmacia più vicina, una piazza interamente mineralizzata oppure un parco giochi completamente esposto possono essere perfettamente funzionali per nove mesi all’anno e trasformarsi in punti critici durante un’ondata di calore, ed è proprio questa differenza temporale che le tradizionali mappe urbane tendono a non raccontare.

I dati dell’Agenzia europea dell’ambiente mostrano quanto il problema sia già concreto: nelle città europee il 46 per cento degli ospedali e il 43 per cento delle scuole si trova in aree almeno due gradi più calde della media regionale a causa dell’effetto isola di calore urbana, mentre tra le città con le percentuali più elevate di scuole esposte figurano anche centri italiani.

Se disponessimo di una vera cartografia dinamica dell’ombra, un’amministrazione potrebbe quindi chiedersi non soltanto quanti alberi ci sono in un quartiere, ma se l’ombra prodotta da quegli alberi cade realmente dove serve, nel momento in cui serve, e potrebbe individuare con maggiore precisione quali fermate coprire, quali marciapiedi alberare, quali scuole proteggere e quali piazze ripensare.

È un passaggio importante perché introduce un concetto destinato probabilmente a diventare sempre più centrale nell’urbanistica climatica: non basta produrre ombra, bisogna produrla nel posto e nell’ora in cui le persone ne hanno bisogno.

Turismo, ristoranti e tempo libero potrebbero cambiare allo stesso modo

Lo stesso ragionamento può essere applicato a molti aspetti della vita quotidiana che oggi organizziamo guardando quasi esclusivamente le previsioni meteorologiche, perché sapere che in una città sono previsti 35 gradi racconta solo una parte dell’esperienza, mentre conoscere l’esposizione reale di un determinato luogo nelle ore in cui intendiamo utilizzarlo permette di prendere decisioni molto più precise.

Nel turismo questo potrebbe significare scegliere la camera di un albergo anche in base all’esposizione estiva, controllare a che ora la piscina di un resort entra in ombra, capire se il tavolo esterno di un ristorante sarà protetto nel momento della prenotazione oppure programmare la visita a un sito archeologico quando una parte maggiore del percorso non è direttamente esposta al sole.

Lo stesso vale per un festival, un matrimonio, una fila all’ingresso di un concerto, un campo da tennis, una corsa serale oppure una semplice passeggiata con il cane, perché in tutti questi casi la domanda “che temperatura farà?” potrebbe essere affiancata da un’altra informazione molto più personale e localizzata: dove cadrà il sole esattamente nel momento in cui io sarò lì?

Per anni abbiamo parlato di città “walkable” misurando distanze, sicurezza, trasporti e presenza di servizi, mentre il caldo estremo potrebbe costringerci a introdurre anche una sorta di thermal walkability, cioè la capacità di una persona di attraversare realmente uno spazio urbano senza essere esposta per tutto il tragitto alle condizioni termiche peggiori.

L’ombra non è distribuita allo stesso modo per tutti

A questo punto emerge però la parte più politica della questione, perché l’ombra non è semplicemente una risorsa naturale disponibile nella stessa quantità ovunque, ma dipende dalla forma degli edifici, dalla presenza di vegetazione, dalla larghezza delle strade, dal tipo di pavimentazione e soprattutto dalle decisioni urbanistiche prese nel corso di decenni.

L’Agenzia europea dell’ambiente osserva che le comunità più vulnerabili vivono spesso in ambienti urbani densi, dove possono essere maggiormente esposte alle temperature elevate prodotte dall’isola di calore, mentre l’accesso alle misure di adattamento climatico non è necessariamente distribuito in maniera uniforme.

Una strada alberata e una strada completamente asfaltata possono trovarsi a poche centinaia di metri di distanza e appartenere alla stessa città, ma durante un pomeriggio estivo offrono due esperienze climatiche profondamente diverse, così come due scuole con lo stesso numero di studenti e lo stesso cortile possono garantire condizioni completamente differenti se una dispone di alberi maturi e l’altra di una superficie priva di qualsiasi protezione.

È qui che la possibilità di misurare l’ombra porta inevitabilmente a una domanda più ampia, perché nel momento in cui una risorsa può essere cartografata diventa possibile anche osservare dove manca, quali quartieri ne dispongono di più e quali persone sono costrette a vivere, lavorare o aspettare i mezzi pubblici negli spazi maggiormente esposti.

La domanda del futuro, quindi, potrebbe non essere soltanto quanta ombra possiede una città, ma chi ha accesso a quell’ombra.

Il climate change cambierà anche il significato delle mappe

È forse questo il motivo per cui ShadeMap è interessante ben oltre la funzione che offre oggi, perché la sua esistenza anticipa un passaggio culturale nel quale le mappe smetteranno progressivamente di descrivere soltanto dove si trovano le cose e cominceranno a raccontare come quelle stesse cose cambiano in relazione al clima, all’ora e alla stagione.

Potremmo avere navigatori che calcolano il percorso meno esposto, annunci immobiliari capaci di mostrare l’irraggiamento di ogni stanza nei diversi mesi dell’anno, hotel che indicano a che ora terrazze e piscine vengono raggiunte dall’ombra, amministrazioni che misurano il deficit di protezione solare di ogni quartiere e scuole progettate considerando non soltanto i metri quadrati di cortile disponibili, ma le ore durante le quali quello spazio può essere realmente utilizzato senza un’esposizione eccessiva.

Non sarebbe la prima volta che il cambiamento climatico modifica il valore attribuito a qualcosa che per secoli abbiamo considerato semplicemente parte del paesaggio, ma l’ombra possiede una caratteristica particolare perché è sempre stata intorno a noi senza essere quasi mai trattata come un’infrastruttura: un albero la produceva, un edificio la proiettava, un portico la offriva e una persona, istintivamente, la cercava.

Ora possiamo cominciare a misurarla, confrontarla, prevederla e inserirla nelle decisioni che riguardano una casa, una strada o un intero quartiere, e proprio nel momento in cui diventa misurabile nasce inevitabilmente anche la possibilità di domandarsi come debba essere distribuita.

Nel mondo che si scalda, quindi, il futuro delle città potrebbe dipendere anche da qualcosa che per molto tempo abbiamo considerato semplicemente l’assenza della luce, mentre la vera trasformazione consiste nel capire che l’ombra non è più soltanto il posto nel quale ci rifugiamo quando fa caldo, ma una risorsa urbana, economica e climatica il cui valore è destinato a crescere insieme alle temperature.

© Riproduzione Riservata