Home » Tempo Libero » Cultura » Il capolavoro sconosciuto di Carlo Collodi: una guida di 700 pagine sull’Italia appena unita

Il capolavoro sconosciuto di Carlo Collodi: una guida di 700 pagine sull’Italia appena unita

Il capolavoro sconosciuto di Carlo Collodi: una guida di 700 pagine sull’Italia appena unita

Prima di Pinocchio, lo scrittore aveva narrato le avventure di un altro bambino: Giannettino. Per il suo bicentenario esce una riedizione di questo libro che racconta un’Italia ormai dimenticata.

Prima di Pinocchio, c’era Giannettino. E se torniamo a leggerne le esplorazioni da piccolo turista, nell’Italia da poco unita dopo le guerre risorgimentali, il merito va al bicentenario dell’autore Carlo Lorenzini, più noto come Carlo Collodi, nato a Firenze il 24 novembre 1826. Per celebrarlo, il ministero della Cultura ha istituito un Comitato nazionale e le iniziative proseguiranno nel 2027. La sua città gli ha dedicato mostre, incontri e l’edizione di Firenze dei Bambini; in autunno il Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux ricostruirà il Collodi giornalista, autore satirico e scrittore per l’infanzia. Convegni internazionali sono in programma a Parigi, in Ungheria e Algeria, mentre una mostra itinerante porterà l’autore in diverse città del mondo. La Zecca dello Stato ha coniato una moneta da due euro con Pinocchio e il Grillo Parlante.

Il capolavoro sconosciuto di Carlo Collodi: una guida di 700 pagine sull’Italia appena unita

Ma il senso più interessante del bicentenario sta nel tentativo di liberare Collodi dalla fama smisurata del suo burattino. In questa logica, Il viaggio per l’Italia di Giannettino – meritoriamente riportato in libreria dalle edizioni Minerva – occupa un posto non secondario. Ma di che si tratta? È una guida di oltre settecento pagine alla scoperta del Paese, scritta da Collodi tra il 1880 e il 1886. Un’Italia percorsa in treno, in carrozza, in piroscafo da un ragazzino curioso, irrequieto, sorta di Pinocchio (ma in carne e ossa) ante litteram. Giannettino ha dodici anni, gli occhi celesti, i capelli rossi e scarsa inclinazione per lo studio. Collodi aveva capito un fatto elementare: i bambini perfetti sono insopportabili, soprattutto ai bambini. A raddrizzare Giannettino interviene il dottor Boccadoro, precettore «lindo negli abiti e nella persona», con la virtù di parlare chiaro. Così il ragazzo, messo in riga, supera gli esami e ottiene come premio un viaggio attraverso l’Italia, in compagnia del maestro. È l’inizio di un Grand Tour non più riservato ai rampolli dell’aristocrazia europea, ma destinato ai promettenti scolari del nuovo Regno.

Il Grand Tour democratico lungo i binari del nuovo Regno

Si comincia da Firenze, si prosegue per Bologna, Ravenna, Ferrara, Parma, Torino, Milano, i laghi lombardi, il Veneto, Venezia, il Friuli, Genova e La Spezia. Nel secondo viaggio arrivano Pisa, Lucca, Livorno, Roma – da poco Capitale -, Siena e l’Italia centrale. Il terzo itinerario scende verso Napoli, il Vesuvio, Pompei, la Costiera, la Calabria, la Sicilia, infine la Sardegna. Si viaggia soprattutto sulle nuove strade ferrate. Dal finestrino sfilano paesaggi, campanili, campagne coltivate, città che stanno assumendo una fisionomia moderna. Collodi, narratore preciso, si affidò alle celebri guide Baedeker, chiamate scherzosamente in una lettera il «Santo Padre Baedeker».

Tra il Santo Padre Baedeker e il cacio parmigiano

Ma utilizzò ricordi personali, corrispondenti locali, testi storici e artistici. Giannettino misura, confronta, giudica. È un fuoco di domande: vuol sapere quanti abitanti abbia una città, quali siano le strade più belle, quanto costi soggiornarvi, cosa vi si mangi, come parlino gli abitanti. L’Italia gli si rivela attraverso grandi opere d’arte e piccole seccature. Ci sono il Duomo di Milano, San Pietro, il Foro romano, Pompei. Vengono evocati il caldo prepotente di Torino, le zanzare, i fiaccherai indiscreti, le locande nelle quali si sta male e i viaggiatori che protestano perché si cucina con il lardo e altrove si condisce con il burro.

Unire le differenze per inventare gli italiani

Il libro è patriottico, ma il patriottismo collodiano passa attraverso le differenze. Lo scopo era (pure oggi servirebbe) insegnare ai giovani a non considerarsi soltanto toscani, piemontesi, lombardi, veneti, romani, napoletani, bensì italiani. Naturalmente l’Italia attraversata da Giannettino non è la nostra. Il paesaggio è soprattutto rurale. Le paludi Pontine sono infestate dalla malaria, a Sassari l’acqua viene portata nelle case con barili caricati sugli asini, il porto di Terracina è quasi riempito dalla sabbia. Ma Torino conta più di centosessanta caffè, cifra che a Giannettino sembra prodigiosa.

La voce viva del cronista dietro le quinte del burattino

L’edizione Minerva conserva i toscanismi, le espressioni desuete e le irregolarità della prosa collodiana, mentre affida alle note la correzione di errori e informazioni superate. Collodi – ed è un pregio – scrive come se parlasse: apre parentesi, si rivolge al lettore, mette in scena domande e risposte, passa da Michelangelo al cacio parmigiano senza alcun imbarazzo. Dentro il manuale, tra le righe della guida pratica, si avverte il giornalista, il cronista, l’umorista.

Si vede già al lavoro l’autore di Pinocchio: nella lingua rapida, nei nomi parlanti, nella simpatia malcelata per i monelli. Con Giannettino, Collodi fece scoprire che l’Italia non era una formula geografica, né una lezione da mandare a memoria. Era già allora il mondo bellissimo, e qualche volta esasperante, che non abbiamo ancora finito di conoscere.

© Riproduzione Riservata