“You can be anything you want to be, just turn yourself into anything you think that you could ever be”. Puoi essere tutto ciò che vuoi, ti basta trasformarti in qualunque cosa tu pensi possa essere.
Queste parole, struggenti se le consideriamo contenute in una delle canzoni simbolo del testamento musicale di Freddie Mercury – Innuendo – possono rappresentare alla perfezione la storia raccontata dal musical “We Will Rock You”, spettacolo creato sulle musiche dei Queen, nato nel 2002 dalla penna del commediografo inglese Ben Elton con la fondamentale partecipazione di Brian May e Roger Taylor, chitarrista e batterista dell’iconico gruppo britannico.
Non è un musical sui Queen, ma le loro leggendarie canzoni sono lo scenario perfetto di una storia che nel 2002 descriveva – e che descrive ancora – un futuro lontano, distopico che, spaventosamente, per alcuni aspetti, non è poi così distante.
Dal 2018 a dirigere questo spettacolo, entrata prima in punta di piedi come adattatrice del testo affiancando il regista inglese Tim Luscombe fino alla presa in mano totale della regia, c’è Michaela Berlini, romana, una delle poche donne nel panorama registico italiano.
Ripartito il dicembre scorso, We Will Rock You sarà in scena fino al 19 aprile, dove prima di concludere la stagione a Milano, toccherà Assisi, Locarno, Bassano del Grappa, Ferrara, Genova e Bologna.
Micaela, un grande musical con una delle più belle colonne sonore possibili
“Lo spettacolo è stato costruito attorno alle canzoni dei Queen. Brian May e Roger Taylor si sono prestati ad adattare le loro canzoni cucendole alla perfezione sul racconto di Ben Helton. Una storia ambientata già all’epoca in un futuro distopico, su quello che ai tempi avrebbe potuto rappresentare Internet. Una storia che raccontava ciò che avrebbe causato la predominanza della rete sulla vita delle persone e sulla musica dal vivo. Quando ho preso in mano lo spettacolo, abbiamo ottenuto i diritti per una versione “no replica”: quindi con la possibilità del regista e del team creativo di rimettere mano a scelte quali scenografie, coreografie e l’adattamento ai giorni attuali di quella che è la storia”.
Permettendoti, edizione dopo edizione, di distinguere sempre più la tua impronta
“Quello che abbiamo fatto da sempre, compresa questa edizione, è rimanere fedeli alle canzoni, alle tonalità di Freddie Mercury, alle note originali degli spartiti forniteci dai Queen, ma rendere onore a una storia talmente forte da poter essere riadattata ogni volta che andavamo in scena”
È un racconto che si presta a molte sfumature
“Esattamente, perché la storia è la ricerca dell’unico strumento musicale rimasto sul pianeta, che non è più il Pianeta Terra ma il Pianeta “Mall” perché trasformato in una sorta di centro commerciale, dove una sola multinazionale governa il mondo accentrando su di sé tutto il know-how, dalla tecnologia, alle scuole, agli ospedali. Si potrebbe dire che chi comanda abbia apparentemente fissato una certa stabilità, ma una stabilità decisamente soffocante per tutti gli abitanti, considerati dal potere non più persone, ma consumatori. In questo ambiente opprimente e omologante, giovani e meno giovani riscoprono un fuoco interiore, persone che non si conoscono l’uno con l’altro, ma che nel trovarsi e fare un viaggio di conoscenza e coscienza interiore insieme, riescono a scoprire dove si trova quest’unico strumento. Simbolo della libertà e della possibilità di esprimere se stessi.”
Tantissime sfumature e altrettante analogie con la realtà di oggi
“Pur essendo ambientato in un futuro lontano, c’è molto presente; ci concediamo licenze poetiche per non prenderci troppo sul serio nel momento in cui siamo. Seppur con ironia e leggerezza, il musical fa riflettere, tratta di una realtà che ci tocca molto da vicino. Messaggi esposti con delicatezza, ma molto efficaci. I ragazzi più giovani si ritrovano in alcune tematiche come il bullismo, le persone più adulte leggono maggiormente i riferimenti all’attualità e alla politica.”
Domanda probabilmente non facile: c’è una canzone che ti scatena maggior emozione rispetto alle altre?
“La sincera verità è che ogni sera cambia. Mi appassiona “Play the game” che canta Killer Queen, per il suo significato, amo “Somebody to love”, mi diverte il momento corale di “A crazy little thing called love” e, ovviamente, “ Bohemian Rapsody” proceduto dall’epilogo finale che continua a scatenarmi il sogno!”
Le tue parole trasudano passione e trasporto, per le musiche, per la storia, per i contenuti
“Posso dire che questo spettacolo mi rende estremamente orgogliosa, per la bravura dei performers, per la band che suona rigorosamente dal vivo e dove le chitarriste sono due donne: Roberta Raschellà e Federica Pellegrinelli. La band dal vivo ha grandissimo impatto a livello drammaturgico.
Questo musical non rappresenta direttamene i Queen, ma si può leggere il rapporto esistente all’interno del gruppo, i Bohemians, i ribelli sono loro nei primi tempi verso la loro casa discografica. Nel protagonista Galileo rivediamo Freddie, l’uomo dei sogni, egocentrico e fragile, in Scaramouche si può riconoscere Brian May, lo spirito più critico e ben piantato per terra. Sarà Galileo a trovare la chitarra, ma è Scaramouche che la suonerà, quella chitarra che altro non è che il miracoloso strumento di Brian May.
Darsi una possibilità vuol dire conoscere, vuol dire progettare qualcosa insieme, e nel titolo c’è già tutto. “We will rock you: solo insieme si possono cambiare le cose”.
