Balla Biella, balla. Sulle note di Born to Be Abramo si è concluso, con il pubblico in delirio, il Concertozzo di Elio e le Storie Tese, l’evento inventato dal Trio Medusa che dal 2022 ha riportato sulla scena live la band milanese scioltasi ufficialmente (ma mai del tutto scomparsa) nel 2017, ed è ormai legato al sostegno di iniziative benefiche del Terzo Settore. Nella cittadina piemontese infatti ha coinvolto varie realtà tra cui Fondazione Istituto Rizzoli e diverse associazioni che si occupano di autismo, compresa Pizzaut, mentre sul palco saliva Dante, 16 anni, figlio di Elio che da bambino ha avuto una diagnosi di autismo, e dopo avere cantato insieme al padre lo ha fatto commuovere: “Devo ringraziare questo signore pelato e con le sopracciglia folte che è mio papà per avermi fatto salire su questo palco”.
A seguire il Concertozzo, che ufficiosamente ha lanciato il tour estivo della band, in partenza da Mirano (Venezia) il 7 luglio e intitolato A la carte, perché i fan potranno scegliere dal web la scaletta dei brani, c’erano non solo ma soprattutto cinquantenni, ovvero persone che come il sottoscritto hanno iniziato a seguire “gli Elii” attraverso i bootleg registrati nei primi concerti milanesi durante gli anni ‘80, dove con ilarità trasformavano hit come Miac tratto da Flashdance in Tenia, ovvero una canzone sul verme solitario, e Beat It di Michael Jackson in Bidet, storia di una persona con una scarsa igiene.
Elio e le Storie Tese infiammano il Concertozzo di Biella
Nonostante ormai viaggino tutti sopra i 60 anni, mantengono inalterata la verve giovanile degli esordi celebrata in Supergiovane, e reggono ancora i testi dissacranti delle loro canzoni, che hanno raccontato per oltre trent’anni l’Italia, ovvero la Terra dei cachi (unica hit non presente al Concertozzo, insieme a John Holmes e Cara ti amo), mescolando sacro e profano, serio e faceto, raccontando di cassonetti differenziati (per il frutto del peccato), trasformando cori bulgari in hit estive con Pippero, scherzando su proverbi (Carro) e leggende metropolitane (Mio cugino), inventando supereroi che puniscono i farabutti smerdandoli letteralmente in Shpalman, e rivelando attraverso canzoni come Parco Sempione temi importanti come la salvaguardia dell’ambiente. Tutto con testi pieni di oscenità e doppi sensi che risulterebbero indigesti nell’era del politicamente corretto, ma che usate in maniera intelligente finiscono per rivelare il raffinato intento goliardico degli autori.
Il concerto è stato (e sarà) dunque un’occasione per fare un tuffo nella propria giovinezza e in un’epoca che non c’è più, ma che alla luce dell’emergere della cultura woke sta risorgendo: non a caso a chiudere il concertozzino che ha anticipato il main event, è stato TonyPitony, erede spirituale di quel desiderio di rottura, diventato celebre col divertente (e volgarissimo) Donne Ricche e invitato come ospite allo scorso Sanremo, e qui ospite anche durante il concerto principale, dove ha intonato Shpalman.
Da Tony Hadley a Valerio Lundini: i grandi ospiti sul palco
A fungere da intermezzo durante le oltre tre ore di concertozzo, sono stati anche i comici Valerio Lundini e Carlo Amleto, che hanno messo in mostra anche le proprie doti canore e di musicisti, oltre alla star anni ‘80 che sta diventando il meme dei concerti di Elio e le Storie Tese, quel Tony Hadley diventato celebre con gli Spandau Ballet e la hit Gold.
In un happening arricchito a dismisura dalla presenza di un tastierista e umorista d’eccezione come Vittorio Cosma, che vanta collaborazioni con il gotha della musica italiana, e della vocalist Paola Folli, anch’ella nell’empireo delle partnership artistiche di primo livello, quello che resta di tre ore di concerto è la straordinaria abilità di musicisti di questa band che, oltre quarant’anni dopo il debutto, è ancora la migliore d’Italia: non solo Elio alla voce e con il suo flauto traverso, ma Cesareo alla chitarra, Faso al Basso, Jantoman alle tastiere (dopo l’abbandono di Rocco Tanica dai live) e Christian Meyer alla batteria sono in grado di far compiere al pubblico un giro del mondo musicale in sole tre ore, tra rock e salsa, techno e musica colta, disco e canzoncine da Zecchino d’oro, citazioni a bizzeffe, giravolte, cambi di ritmo e tonalità, assoli e volteggi sulle sette note che suonate da loro ampliano la scala a dismisura e valgono da soli il prezzo del biglietto.
