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Sanremo 2026, vince Sal Da Vinci: le pagelle della finale

Sanremo 2026, vince Sal Da Vinci: le pagelle della finale

Trionfo neomelodico all’Ariston. Secondo posto per Sayf, terza Ditonellapiaga

Vince la 76.ma edizione del Festival di Sanremo Sal da Vinci con Per sempre sì. Al secondo posto Sayf con Tu mi piaci tanto. Terzo posto per Ditonellapiaga con Che fastidio!

Francesco Renga – Il meglio di me

Coerente fino alla fine, non rinuncia alla sua cifra stilistica e ci mette la voce su un pezzo molto tradizionale. La sua decima volta al Festival, che ha anche vinto con Angelo Voto 6

Chiello – Ti penso sempre

Atmosfere rock anni 90 a tinte pop. Un pezzo che passa e va senza scossoni nè emozioni. Voto 5

Raf – Ora e per sempre

Canzone d’amore in linea con il suo stile e con la tradizione melodica sanremese. Niente di sorprendente, forse si poteva fare di più Voto 5,5

Bambole di Pezza – Resta con me

Quando si pensa al rock a Sanremo viene in mente Zitti e buoni dei Maneskin. Ecco, dalle uniche rappresentanti rock ci si poteva aspettare un pezzo più grintoso. Resta con me è una ballatona in crescendo, molto orecchiabile, che però si attorciglia su se stessa. Voto 5,5

Leo Gassmann – Naturale

Meglio la performance nella serata dei duetti con Era tutto previsto. Questa ballad è un po’ troppo urlata e complessivamente non originalissima. Voto 5

Malika Ayane – Animali notturni

Un bel pezzo in chiave funk-r&b piacevolmente vintage che riporta alle sonorità di grandi band come gli Incognito. L’operazione “ritorno ai 70” funziona anche grazie a una qualità vocale rara. Voto 7

Tommaso Paradiso – I romantici

Una canzone in cui parla alla figlia: la canta secondo i suoi canoni vocali senza esagerare con l’enfasi. Ha un suo stile e lo esplicita con questa canzone che anche senza un ritornello travolgente può arrivare serenamente nei primi cinque. «Non pensava di potercela fare» dice prima di abbandonare il palco della finale Voto 6

J-Ax – Italia starter pack

J Ax in versione country folk ha se non altro il merito di mettere in moto un po’ di adrenalina. Il pezzo è ironico e provocatorio, certamente non memorabile ma si fa ascoltare. A volte «serve una brutta canzone che fa…» Lo dice anche lui. E poi mette il cappello da cowboy in testa a Mara Venier seduta in platea Voto 6

LDA & AKA 7EVEN – Poesie clandestine

Fa un certo effetto vedere due giovani alle prese con pezzo così. Come abbiamo scritto dall’inizio del Festival, c’è l’eco dei brani più movimentati di Gigi D’Alessio. Ma quella è un’altra storia. In ogni caso l’Ariston tiene il tempo e balla. Voto 5

Serena Brancale – Qui con me

L’impressione dopo la terza esibizione all’Ariston resta la stessa: la voce c’è il pezzo non altrettanto. Una ballad struggente dedicata alla madre che incendia la platea dell’Ariston dopo l’acuto finale. Per i bookmaker è sempre stata tra le favorite. Voto 6

Patty Pravo – Opera

Un meraviglioso corpo estraneo al Festival. Classe, personalità, carisma e un pezzo vibrante, sinfonico. Una lezione di stile che arriva da lontano. «Siamo santi e peccatori naviganti sognatori, un po’ satelliti, filosofi del niente» canta mentre domina il palco da ferma. La divina. Voto 7,5

Sal Da Vinci – Per sempre sì’

Una conferma: di fatto è il vincitore. da quattro giorni tutta Italia canta questo pezzo neomelodico “matrimoniale” in chiave dance. Anche l’Ariston si accende travolto dall’impatto di una canzone fuori dal tempo per musica e testo. Lo sentiremo ancora per mesi un po’ ovunque. Voto 6,5

E poi… arriva Andrea Bocelli. A cavallo davanti all’Ariston.

Elettra Lamborghini – Voilà

Cassa in quattro e poco altro. “Viva viva la Carrà”, canta, ma non basta. Un pezzo scontato nella sua infinita ripetitività. Voto 4

60 anni di Pooh al Suzuki Stage. Cantano Uomini soli con cui hanno vinto Sanremo nel 1990.

Ermal Meta – Stella stellina

L’atmosfera mediorientale del brano non è straordinaria, ma in un contesto di testi vuoti, o al massimo pieni a metà, un artista che parla di guerra e dei bambini vittime della guerra in questi giorni è più che apprezzabile Voto 6,5

Ditonellapiaga – Che fastidio!

Questo pezzo lo ascolteremo a lungo: un elenco ironico in chiave electro dance da club che punta all’”effetto Cuoricini” sonocciolando una serie di insofferenze. Ritmica potente e martellante che in certi passaggi è anche un po’ estenuante. Indipendentemente dal piazzamento al Festival sarà un successo. Voto 6,5

L’annuncio di Carlo Conti: Stefano De Martino sarà il conduttore e il direttore artistico della prossima edizione del Festival

Nayt – Prima che

Il pezzo è orecchiabile, ma a questo punto le commistioni tra pop e rap sono troppo inflazionate. Uno schema che si ripete e che annulla le differenze sostanziali tra i brani del genere. Voto 5

Arisa – Magica favola

Sempre bravissima: grande controllo della voce al servizio di un pezzo disneyano da musical. Brano autobiografico di rara raffinatezza che prende quota ascolto dopo ascolto. Uno sprazzo di luce in mezzo al buio di esibizioni senza senso e qualità. Voto 7,5

Sayf – Tu mi piaci tanto

Il pubblico dell’Ariston si accende fin dall’inizio. Con qualche lontano eco di Rino Gaetano, il pezzo ha tutto quel che serve per fare il botto in classifica e nelle piattaforme streaming. Anche qui “l’effetto Cuoricini” è dietro l’angolo. “Ho fatto una canzonetta” canta. E sul palco arriva anche la mamma… Voto 5,5

Levante – Sei tu

Il livello di scrittura è altro rispetto alla media delle canzoni di quest’anno. Ottima l’interpretazione: ricorda che cantare è anche e soprattutto saper interpretare. Voto 6,5

Fedez & Masini – ‘Male necessario’

Una formula stereotipata che potrebbe avere effetti sulla classifica finale Masini si occupa della melodia, Fedez si dedica alla parte rap a modo suo con un po’ di riferimenti autobiografici. Niente di eclatante, ma piace e piacerà anche nelle prossime settimane. Voto 5,5

Samurai Jay – Ossessione

Ci ripetiamo: il tripudio della dance latineggiante con tanto di anadele andale e balletti. In chiusura gli abbracci alla mamma in diretta. Anche no. Voto 4

Michele Bravi – Prima o poi

Una ballata sulla fragilità che si fa strada ascolto dopo ascolto. La raffinatezza in questa edizione è merce rara. E Bravi ne ha molta. Voto 6,5

Fulminacci – ‘Stupida fortuna’

Una canzone leggera fatta bene. Stupida fortuna resta in testa e ha tutti gli ingredienti per esssre un successo. Lui, imperturbabile,la interpreta con sicurezza e un po’ di malinconia. Voto 6

Luchè – Labirinto’

Il ritorno dell’effetto ibrido insipido, tra rap accennato e aperture melodiche. Come già scritto, di pezzi così ce ne sono anche troppi in circolazione… Voto 4,5

Tredici Pietro – Uomo che cade

L’atmosfera è quella del soul funky old school. A chiudere il cerchio l’efficacia del refrain e del testo tutt’altro che banale Voto 6

Mara Sattei – Le cose che non sai di me

È stato il festival delle ballate d’amore. Come questa. Brani che appartengono al passato remoto. Voto 5

Dargen D’Amico – AI AI

Una furbata ironica e irriverente. Dargen la interpreta con piglio istrionico mentre la platea dell’Ariston si agita sulle poltrone. Prossimamente su tutte le spiagge. Voto 5,5

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

Apprezzabile l’idea di una canzone d’autore senza refrain nel contesto del Festival. Voto 5,5

Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta

Il pop è questo: leggerezza con talento. La felicità e basta, con qualche reminiscenza 80’s, intrattiene e diverte. Con un po’ di ironia (“facciamo una rapina, baby”), senza psicodrammi in formato canzone. Voto 6,5

Eddie Brock – Avvoltoi

Incerta la canzone e incerta l’interpretazione. Una ballad elettrica che non prende quota. Voto 4,5

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