«Ogni anno è come andare al mercato e cercare di comporre un bouquet di fiori. Come è noto, non siamo noi a cercare gli artisti, ma sono gli artisti che si propongono». Così Carlo Conti ha introdotto l’ascolto in anteprima dei 30 brani in gara a Sanremo nella sede Rai di Milano.
Qui sotto, i nostri giudizi dopo il primo ascolto.
Arisa – Magica favola
Un pezzo, cantato magistralmente come Arisa sa fare, L’atmosfera da favola è tutta nell’arrangiamento a tratti disneyano, con qualche eco di Morricone. Finale quasi operistico. Da riascoltare.
Bambole di pezza – Resta con me
La band in quota rock si presenta con un pezzo da classifica dall’attitudine decisamente pop. Refrain pomposo e ridondante. Era lecito sperare in un pezzo un po’ più originale e coraggioso.
Chiello – Ti penso sempre
Pop innocuo e circolare senza troppo appeal. Ma non è detto che non piaccia.
Dargen D’Amico – AI AI
Si batte il piede in quattro quarti tra qualche immagine surreale (“ho letto sul giornale che certe cose non puoi ancora farle con l’AI”) e ironia. Tormentone dance annunciato.
Ditonellapiaga – Che fastidio!
I suoni sono quelli della dance elettronica contemporanea. Un grande elenco di fastidi della vita quotidiana accompagnato dalla immancabile cassa in quattro. Ha tutto per diventare un best seller. Vedremo…
Eddie Brock – Avvoltoi
Chitarra acustica e voce e poi un’apertura melodica che acchiappa. Difficile che passi inosservato. Non esattamente originale ma efficace. Sul finale c’è addirittura un assolo di chitarra, ormai merce rarissima.
Elettra Lamborghini – Voilà
Per la speciale categoria “passa e va” un altro pezzo dance in quattro che mostra tutti i suoi limiti e la sua infinita ripetitività dopo la prima strofa. Senza voto.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Tante parole, pianoforte e crescendo d’archi. Niente di scontato, ma nemmeno niente di speciale. A tratti decisamente pomposa.
Ermal Meta – Stella stellina
Sonorità etniche, ritmica insistente: quasi una filastrocca che ha il pregio di staccarsi da tutto il resto. La migliore mediazione tra approccio da cantautore e accessibilità da Ariston.
Fedez & Marco Masini – Male necessario
«Non ho più spazio per dipingermi d’inchiostro» canta Fedez. Poi, arriva Masini con la sua peculiare vena malinconica. Tra rap e melodia italica, un mischione con tutte le carte in regola per finire sul podio.
Francesco Renga – Il meglio di me
La voce vola sempre più in alto degli altri. Al primo ascolto il pezzo non sembra particolarmente azzeccato. Anche se contiene tutti gli ingredienti che hanno caratterizzato la sua storia e i suoi brani.
Fulminacci – Stupida sfortuna
Taglio cantautorale e ritornello potente, non troppo scontato. C’è quanto basta per scommettere un futuro da hit
J-Ax – Italia Starter Pack
Arriva la nota country folk: una filastrocca polemica sui vizi made in Italy, che nel contesto sanremese appare un guizzo di vitalità. Improbabile che passi inosservata.
LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
Andamento latineggiante per un altro pezzo non proprio imprescindibile.
Leo Gassmann – Naturale
Ancora “passa e va”. Una ballata d’amore anche ben interpretata, ma che almeno al primo ascolto non scalda e non emoziona.
Levante – Sei tu
C’è un tasso di raffinatezza in questa canzone che si stacca decisamente da tutti gli altri brani. Commerciale al primo ascolto non è, però è un bene che ci sia un pezzo che viaggia parecchio sopra gli standard sanremesi. Ottima l’interpretazione.
Luchè – Labirinto
Urban, cantato hip hop, autotune e poi un chorus totalmente pop che però, almeno al primo ascolto, non sembra particolarmente efficace. Passa e va… Diciamo che di pezzi così ne escono decine ogni anno da diversi anni.
Malika Ayane – Animali notturni
Inizio a tutto ritmo per un brano che regge bene con un ritornello in chiave latin funky. Un pezzo riuscito, ben confezionato e ben suonato, distante dalle altre canzoni che in passato ha portato a Sanremo. Senza dubbio tra le cose migliori.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
“Estate, Trastevere, zucchero filato”. Si presenta con questi ingredienti una ballad che scontata lo è dall’inizio. Anche in questo caso vale la formula “passa e va”.
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta
Siamo tornati alle sonorità degli Ottanta. Pezzo leggero, nel senso più autentico del termine con un testo che non gareggia con le banalità da Festival. Autenticamente pop.
Michele Bravi – Prima o poi
Ottimo l’approccio vocale per un pezzo non facilissimo, ma che al tempo stesso funziona alla prima impressione. Una ballad intricata e incisiva che richiede una maturità interpretativa notevole. E quella c’è…
Nayt – Prima che
Un pizzico di rap e tanto pop con sfavallio d’archi: la formula è piuttosto inflazionata. Detto questo, ci sono buone chance che sia uno dei pezzi più ascoltati nei prossimi mesi. In fondo, acchiappa al primo ascolto.
Patty Pravo – Opera
«E adesso lei, la divina» dice Carlo Conti presentando il brano. Che parte bene piano e voce: “siamo santi e peccatori, filosofi del niente…”. Potente l’apertura orchestrale del ritornello. Nell’insieme un pezzo non perfettamente a fuoco, ma comunque un unicum tra i brani in gara.
Raf – Ora e per sempre
Il tocco del veterano che quando si cimenta con una ballad d’amore lo fa bene e sul serio. Non è un pezzo che fa centro al primo ascolto, ma durante le serate del festival potrebbe decollare.
Sal Da Vinci – Per sempre sì
Il più sorprendente. Un tuffo nel pop anni Settanta/Ottanta: ritmo martellante, archi, melodia fluida. Un pezzo di un’altra era che però ha il grande pregio di non essere l’ennesima scontata ballad da portare all’Ariston. Applausi in sala stampa.
Samurai Jay – Ossessione
Anche no. Urban dance latineggiante da bailare. C’è pure un “andale, andale” nel testo. Andiamo oltre…
Sayf – Tu mi piaci tanto
Martellante, in levare con qualche reminiscenza di Rino Gaetano. Peccato che a un certo punto entri la cassa caciarona in quattro e rovini tutto di questa “canzonetta”. Piacerà e farà il botto in streaming. Per quel che conta…
Serena Brancale – Qui con me
La voce c’è, il pezzo alla prima impressione un po’ meno. Una ballad per piano e voce che nello svolgimento si attorciglia un po’ e che migliora quando prende un po’ quota. Il finale è da musical…
Tommaso Paradiso – I romantici
Le sue ballad sono ormai un marchio di fabbrica. Questa è la canzone di un padre che parla alla figlia di musica dolce per giorni malinconici. Un po’ alla Jovanotti ai tempi di A te. Un pezzo circolare, abbastanza piacevole. Ma niente di speciale.
Tredici Pietro – Uomo che cade
Funk rap old school e poi arriva il refrain prepotentemente pop. Che non è poi così male e funziona già al primo ascolto. Potrebbe essere la sorpresa del Festival.
