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Dieci torte di rose per il Papa: chi è lo chef bergamasco che ha conquistato Leone XIV

Dieci torte di rose per il Papa: chi è lo chef bergamasco che ha conquistato Leone XIV

David Fiordigiglio, chef itinerante, ha portato la sua torta di rose a Papa Leone XIV. Una storia di perseveranza e passione

Dieci torte di rose su un treno per Roma. La casacca da chef stirata quattro volte. E, alla fine, un abbraccio da Papa Leone XIV. David Fiordigiglio, chef itinerante classe 1996, originario di Lovere nella bergamasca, ha trasformato un sogno a lungo coltivato invano in un incontro che difficilmente dimenticherà.

Tutto è cominciato con una lettera. Poi un’altra. E ancora un’altra. Per mesi Fiordigiglio ha scritto al Vaticano, con l’obiettivo preciso di incontrare il Pontefice e portargli il dolce che negli ultimi anni è diventato quasi il simbolo del suo percorso. Finché è arrivata la risposta della Santa Sede: incontro accettato.

Come è nata la ricetta per il Papa

La torta di rose non è un dolce qualsiasi, per lui. «Una ricetta tanto complessa quanto gustosa. Diede un senso alle mie giornate in quarantena», racconta lo chef. Su quella base della tradizione, nel tempo, Fiordigiglio ha costruito la propria versione, preparata in un B&B della Capitale scelto quasi per caso. «Avevo visto il forno, mi era piaciuto, l’ho preso. A Roma la torta è nata, a Roma è stata battezzata da Papa Leone XIV».

All’udienza ne ha portate dieci, non una sola. Quasi a voler dire che dietro a quel dolce ci sono tante persone e tante storie. Tanti tentativi e una perseveranza nel voler incontrare il Papa che alla fine ha dato i suoi frutti (o meglio, i suoi dolci). Nei mesi precedenti, Fiordigiglio era stato chiamato come professore straordinario all’istituto alberghiero di Romano di Lombardia. Con i ragazzi ha preparato la torta insieme, condividendo quel sogno prima ancora di realizzarlo. «Sono cresciuto vedendo alcuni chef prendersi gli applausi da soli. A me piace condividerli».

L’incontro tanto atteso con Leone XIV

Al momento dell’incontro anelato per mesi, nessun testo preparato. «Gli ho detto semplicemente: “Finalmente ce l’abbiamo fatta”». Poi la stretta di mano, l’inginocchiarsi per il baciamano dell’anello («non sapevo come si facesse, ho cercato su Internet»), lo sguardo negli occhi. Il segretario personale lo ha presentato come «famoso chef». Il Papa ha voluto sapere cosa contenesse la torta: farina, zucchero, uova, tanto burro e vaniglia di Mauritius. Poi l’abbraccio.

David sa che Leone XIV ama il ceviche (i decenni da missionario in Perù non mentono). Sta già lavorando dunque a una versione con emulsione al cipollotto e polvere di mais. Per ora, però, va bene così. «Se si desidera una cosa, la si deve inseguire con perseveranza. Un sogno realizzato. Avanti con il prossimo».

Credente, cattolico non praticante, Fiordigiglio è cresciuto tra catechismo e asilo dalle suore, e si era allontanato dalla fede per poi riavvicinarsi. Nella lettera al Papa aveva raccontato tutto: gli anni nelle cucine dei ristoranti stellati, i menu firmati, le apparizioni televisive. E la cucina come linguaggio universale. «Vorrei lasciare qualcosa alle persone che assaggiano i miei piatti. La cucina italiana è il mio modo di parlare agli altri».

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