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I trent’anni di “The Mask and Mirror”: intervista a Loreena McKennitt

I trent’anni di “The Mask and Mirror”: intervista a Loreena McKennitt
Loreena McKennitt, on vocal and accordion, with her band performing at Radio City Music Hall on Friday night, April 20, 2007. (Photo by Hiroyuki Ito/Getty Images)

La pluripremiata artista ripercorre le origini del suo album capolavoro riflettendo su natura, convivenza tra culture e social

Intervistare Loreena McKennitt è un po’ come immergersi in uno di quei libri antichi dalla copertina rigida, quelli che sanno rapirti raccontandoti di terre incantate, spiritualità e arte. Quelli dal sapore gotico, dalle mille sfaccettature da scoprire e mischiare. La sua timbrica aulica e celestiale, la sua capacità di raggiungere le note più alte con estrema naturalezza sono la perfetta colonna sonora per trasportare l’ascoltatore in epoche e luoghi lontani.

Icona mondiale della musica celtica, la multi platinata cantautrice canadese Loreena McKennitt (oltre sedici milioni di album venduti), vincitrice di riconoscimenti e onorificenze, torna a far riscoprire (o scoprire per la prima volta), a distanza di trent’anni, uno dei suoi album più memorabili.

Il 9 ottobre 2026,  uscirà “The Mask and Mirror Definitive Edition”, celebrando l’album originale del 1994 con un’esclusiva edizione deluxe:  due CD, un DVD, un Blu-ray audio e un booklet di 32 pagine con una raccolta di materiali esclusivi e finora inediti.

L’uscita dell’album sarà accompagnata da un tour in Canada nell’autunno del 2026 e in Europa nella primavera del 2027.

“The Mask and Mirror” è da sempre acclamato per il suo eclettismo musicale: influenze spagnole, celtiche, medievali, marocchine e rinascimentali. Nei testi, dà voce alle opere di William Butler Yeats e San Giovanni da Croce, concludendo con “La tempesta” di   William Shakeaspere.

Un’artista capace di trarre ispirazione da tutto ciò che la circonda: ogni incontro si trasforma in emotività, ogni viaggio in contaminazione musicale, ogni lettura in un adattamento in canzoni popolari.

INTERVISTA LOREENA MCKENNITT

In “The Mask and Mirror” e in tutti i tuoi album, fondi misticismo celtico, sufismo e cattolicesimo medievale. Qual è il tuo rapporto con la religione, intesa come spiritualità nel senso più ampio del termine?

“Sono sempre stata affascinata dai vari percorsi di esplorazione della spiritualità, quell’aspetto del nostro essere che trascende la dimensione fisica. Per quanto mi riguarda, uno dei miei principali punti di riferimento spirituali è il mondo naturale. Essendo di origini celtiche, la cosa non sorprende, è un tratto esclusivo dei Celti. Tuttavia loro, come molti popoli indigeni, avevano un legame profondo con la natura e “sapevano” istintivamente che il loro destino dipendeva da essa; sapevano che ogni forma di vita da lì scaturiva e lì faceva ritorno.”

Qual è stato il brano che più ti ha emozionato reinterpretare a trent’anni di distanza?

“Per quanto riguarda The Mask and Mirror, credo possa essere Two Trees, basato su una delle mie poesie preferite di William Butler Yeats. Mentre lo eseguo, rifletto sullo stato del mondo naturale e sull’importanza e la compagnia che gli alberi ci offrono su questo pianeta.”

Nel 1994 scrivevi che lo specchio può essere sia una porta verso la liberazione dell’anima, sia uno strumento per riflettere la nostra immagine interiore. Se dovessi ridefinire il concetto di specchio oggi – nell’era dei social media – come lo descriveresti?

“Da un lato, con preoccupazione. È indubbio che strumenti capaci di creare dipendenza e privi di regolamentazione, come i social media e l’intelligenza artificiale, abbiano profondamente alterato la percezione di chi siamo, di come ci vediamo, di chi siano realmente gli altri e di quale sia il nostro posto nel mondo. I nostri cervelli e i nostri esseri – le nostre anime – sono fatti per il contatto e le relazioni tra esseri umani. La mia speranza e la mia preghiera sono di riuscire a superare presto questa invasione tecnologica.”

Hai dichiarato: “Invito chi mi segue a unirsi a me nelle storie celate dietro le mie canzoni, alla ricerca degli insegnamenti e delle esperienze universali che tutti condividiamo”. Quali sono gli insegnamenti più profondi di questo album? Sono cambiati nel corso di questi trent’anni?

“Una delle cose che sento di aver imparato, viaggiando e incontrando così tante persone in tutto il mondo, è che gli esseri umani sono sostanzialmente uguali ovunque. Hanno bisogno di essere amati, di sentirsi parte di qualcosa e di poter esercitare la propria autodeterminazione… e che lavoriamo meglio quando agiamo con umiltà e gratitudine. Inoltre, in presenza delle giuste condizioni, persone provenienti da tradizioni culturali e religiose diverse possono convivere in modo arricchente. Vivendo in Canada, è un’esperienza che viviamo positivamente, anche se l’uso strumentale dei social media a volte mette a dura prova questa realtà.”

Nel corso della tua carriera ti sei esibita in luoghi dall’atmosfera straordinaria: Carnegie Hall di New York, Royal Albert Hall di Londra, il Palazzo dell’Alhambra di Granada e l’Acropoli di Atene. C’è un palcoscenico in cui non hai mai suonato che ti piacerebbe calcare?

“C’è qualcosa di davvero speciale nell’esibirsi in siti di grande importanza storica. Penso alle nostre esibizioni al teatro greco di Taormina, all’Acropoli di Atene o all’Alhambra in Spagna. Come artisti, sentiamo la storia sotto i nostri piedi e, senza dubbio, queste ambientazioni si sposano perfettamente con la risonanza storica presente in parte della mia musica. Al momento direi di no, ma semplicemente perché esistono talmente tanti siti storici meravigliosi in tutto il mondo in cui sarebbe magnifico esibirsi, che non riesco a individuarne uno in particolare!”

E come canta Loreena in The Mystic’s Dream, brano di apertura dell’album:

“The road now leads to the mountain high, the road now leads to the sea. And we will go where the road may lead, to be what we will be.”

“La strada ora conduce alla montagna alta, la strada ora conduce al mare. E noi andremo ovunque la strada ci guiderà, per essere ciò che saremo.”

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