Non c’è destino più incerto di quello dei libri di viaggio elaborati da autori letterati, categoria assai più vulnerabile. L’uomo che scrive un libro di viaggio, si consegna nelle mani dei propri avversari. Certamente, l’argomento del viaggio è meraviglioso di per sé e, per questa ragione, la moltitudine dei lettori lo apprezza ancora di più nel periodo di preparazione o durante una vacanza. Lo stesso Roland Barthes, nel suo saggio Lo scrittore in vacanza, notava come per un autore, sia quasi impossibile staccare completamente la spina, perfino, mentre si rilassa in spiaggia o costeggia le baie più incontaminate. Se la nostra vita è un lungo viaggio, per gli scrittori il viaggio è una continua fonte di ispirazione: cambiare il proprio ambiente ha sempre effetti sorprendenti sull’immaginazione creativa. In questo articolo scoprite, come alcuni capolavori della letteratura siano nati proprio dall’incontro con un luogo, in seguito a un periodo lontano dalla propria abitazione o dopo aver abbracciato una nuova vita in un paese straniero. A volte il viaggio può modificare l’intero corso di una carriera o rivelare una vocazione latente. Esplorare il mondo è molto più facile oggi che in passato: nel tempo iperconnesso, i paesaggi e i suoni di altri paesi sono a portata di mano, mentre, prima della globalizzazione viaggiare poteva rivelarsi estremamente avventuroso o anche dispendioso, se non si voleva rinunciare a un certo stile di vita. Ma, dopotutto, un viaggiatore è molto da invidiare: per l’istinto che lo spinge, per il coraggio che lo sostiene e per essere egli stesso spettatore di quelle caratteristiche attività umane, nei loro scenari pittoreschi. Molti di questi scrittori sono riusciti a trasformare le loro mete in attrazioni turistiche. In questo modo hanno spronato i lettori a seguire le loro orme, alimentando quei pellegrinaggi estetici, quasi letterari, durante i quali si va alla ricerca dei luoghi descritti dai propri idoli o delle residenze in cui nacquero i capolavori. Posso elencarne alcuni. Da Federico García Lorca, con i suoi vagabondaggi nella Grande Mela, dove si infilava nei jazz club, nei teatri di musical, nei ristoranti e negli spacci clandestini — era ancora in vigore il proibizionismo —, esperienze che fecero scaturire la raccolta Poeta a New York edito da Garzanti, scritta nella stanza 1231 della John Jay Hall, nel cuore della Columbia University. La Parigi di James Baldwin, che ogni giorno, con un piccolo quaderno e una penna stilografica, si recava al piano superiore del Café de Flore, all’angolo tra boulevard Saint-Germain e rue Saint-Benoît, sorseggiando caffè e mettendosi a scribacchiare fino a tarda sera, per poi recarsi di solito con gli amici nei locali notturni, continuando a bere fino a tardi, con eventuali deviazioni in qualche ristorante franco-algerino di Pigalle per fumare hashish, e fare colazione all’alba in uno dei suoi caffè preferiti, molto economico, vicino al mercato di Les Halles. Tra le sue mete preferite vi erano anche L’Abbaye, in rue de Jacob, e Chez Inez, locale jazz con cucina soul food, dove, rimasto al verde, si procurò una porzione di pollo fritto offrendo in cambio un’esibizione a squarciagola di The Man I Love di Ira Gershwin. Da lì a poco, Baldwin utilizzò questi suoi appunti per scrivere La stanza di Giovanni edito da Fandango, romanzo di intensità unica e di bellezza eccezionale: ipnotico, intimo, straziante. Anni mirabilis quegli anni, per la stesura di romanzi, così come avvenne anche per il nuovo talento letterario di F. Scott Fitzgerald, arguto cronista mondano dell’età del jazz e del nuovo gesto audace dell’abbronzatura, una moda, che doveva la propria promozione a Coco Chanel sulle pagine di Vogue. Allo stesso modo, la Costa Azzurra era diventata la destinazione prediletta di un gruppo di artisti americani con la passione per i bagni di sole, tra i quali Fitzgerald, sua moglie Zelda e i coniugi Gerald e Sara Murphy. Uno dei luoghi simbolo di quel mondo era L’Hôtel du Cap-Eden-Roc, che avrebbe poi ispirato lo scrittore americano nella descrizione di Tenera è la notte edito da Minum Fax. Oppure la viaggiatrice di passaggio Katherine Mansfield, scrittrice neozelandese, nella città di Bad Wörishofen, nel tenero parco termale incastonato fra le Alpi bavaresi, dove ancora oggi si può ammirare una statua a lei dedicata: gli onori a Mansfield non appaiono affatto scontati, se si pensa ai taglienti ritratti di Wörishofen presenti nella sua raccolta d’esordio del 1911, Una pensione tedesca edito da Spiga Meravigli. Avendo parlato finora soltanto di capolavori del passato, non possiamo non ricordare anche scrittori in viaggio contemporanei, che richiedono un’attenta ammirazione da parte vostra. Partiamo dal reportage giornalistico di Diana Darke in Siria. Esperta di cultura islamica, l’autrice ha curato numerose guide di viaggio dedicate ai Paesi islamici e ha pubblicato La mia casa a Damasco edito da Neri Pozza, dove il lettore si imbatte nei magnifici palazzi ottomani, luoghi nei quali si intrecciano la storia antica e quella recente. Tra i tanti autori, possiamo concludere con un giovane veneziano, Gianni Dubbini Venier, specializzato in Archeologia della Via della Seta e in Storia dell’Arte dell’Asia meridionale alla School of Oriental and African Studies (SOAS), che ha pubblicato L’avventuriero. Sulle tracce di Niccolò Manucci da Venezia allo stretto di Hormuz edito da Neri Pozza, vincitore del Premio Chatwin Viaggi di carta per la migliore opera prima. Siamo nel 1653: un vascello lascia le luci notturne di Palazzo Ducale con una destinazione: l’ignoto. Un viaggio di oltre cinquemila chilometri sulle tracce di Manucci, insieme alla fotografa Angelica Kaufmann, dopo aver ricostruito le sue avventure negli archivi di mezza Europa. Quello che avete davanti è solo un piccolo atlante dedicato agli scrittori erranti e ai loro luoghi, prossimi e remoti, che li hanno ispirati.

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Tracce, diari e pellegrinaggi estetici lungo le rotte dei grandi autori, alla scoperta dei panorami che cambiarono carriere intere




