Metabolizzato l’addio a Pep Guardiola dopo dieci anni, consumato l’avvio della nuova era Maresca, il Manchester City si trova ora a fronteggiare la battaglia più difficile della sua storia recente. Una guerra che rischia di cancellare alcuni dei titoli conquistati negli anni scorsi o di appesantire con la zavorra di una penalizzazione il futuro e che, comunque vada, allunga nubi sinistre sulla reputazione del club di proprietà dal 2008 del gruppo Abu Dhabi United dello sceicco Mansour.
Secondo The Athletic, il Manchester City sarebbe stato riconosciuto colpevole di 114 delle 115 violazioni di cui era accusato in un processo durato anni e innestato sull’inchiesta nata dopo le rivelazioni del quotidiano tedesco Der Spiegel che nel novembre 2018 aveva pubblica documenti finanziari riservati del City scatenando un’autentica bufera. Il cuore dell’accusa era nell’assenza di chiarezza nelle informazioni fornite alla Premier League in materia di pagamenti a calciatori e allenatori, violazioni delle norme del fair play finanziario della Uefa e di quelle che regolavano il campionato inglese in un periodo esteso dal 2009 al 2018.
Accuse sempre respinte al mittente dal Manchester City, finite dentro un’indagine della Premier League chiusa nel 2023 dopo quattro anni di lavoro e ora, secondo le indiscrezioni, confluite in un verdetto di colpevolezza pressoché totale. Nessuna sanzione sarebbe stata ancora stabilita e il City ha la possibilità di fare appello prima di arrivare alla conclusione del processo che mette a forte rischio, però, la storia di quel decennio della società dello sceicco Mansour.
Le norme della Premier League prevedono un ampio spettro di sanzioni per violazioni delle regole finanziarie. Si va dalla reprimenda fino all’espulsione dalla lega con in mezzo le opzioni di multe o di penalizzazioni. Anche retroattive e che potrebbero incidere sul palmares del Manchester City che nel periodo oggetto dell’inchiesta ha conquistato tre volte la Premier League (2012, 2014 e 2018), due volte la FA Cup (2011 e 2019), quatto volte la Coppa di Lega (2014, 2016, 2018 e 2019) e due volte il Community Shield (2012 e 2018).
La massa delle violazioni contestate ai Citiziens, 114 sulle 115 dell’inchiesta, difficilmente può risolversi con un buffetto. Non ci sono precedenti nel calcio inglese e il City ha dimostrato in questi anni di essere pronto a percorrere qualsiasi strada per evitare conseguenze gravi alla vicenda. Nel 2020 la Uefa aveva imposto una squalifica per due stagioni al Manchester City con multa da 30 milioni di euro, verdetti ribaltati dal Tas di Losanna perché le violazioni rivelate da Der Spiegel erano risultate non provate interamente o, comunque, prescritte. Al City era stata in ogni caso comminata un’ammenda da 8,8 milioni di sterline per mancata collaborazione con il panel investigativo della Uefa.
Ora il passo avanti interno al calcio inglese dove la situazione del City è stata oggetto negli ultimi anni di pressioni periodiche perché si arrivasse alla fine dell’inchiesta e alla pronuncia di un verdetto.
