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Dieci anni senza David Bowie: Blackstar e l’arte dell’ultimo gesto

Dieci anni senza David Bowie: Blackstar e l’arte dell’ultimo gesto

Due giorni prima della morte, l’8 gennaio 2016 esce l’ultimo album, il colpo di genio finale

David Bowie non ha semplicemente realizzato un ultimo disco prima di andarsene. Ha consapevolmente progettato un congedo. Ha trasformato l’evento più indecifrabile, la morte, in un atto creativo deliberato, consapevole, costruito con la stessa precisione con cui per tutta la vita aveva inventato inediti approdi artistici.

Blackstar non è stato un testamento né una confessione postuma È, piuttosto, un’opera che mette in scena l’assenza futura dell’artista, Bowie non racconta di stare morendo, organizza artisticamente ciò che resterà quando non ci sarà più.

Il disco, uscito l’8 gennaio 2016, arriva con precisione millimetrica. Due giorni dopo, Bowie muore. E allora ciò che sembrava metaforico nei brani dell’album diventa reale, ciò che appariva criptico assume una chiarezza improvvisa. Non è la morte a dare senso all’album, è l’album a reinventare il modo in cui la morte viene percepita.

Dal punto di vista sonoro, Blackstar rifiuta ogni forma di sdolcinatezza. È cupo, frammentato, spigoloso. Il jazz non è nostalgia ma destrutturazione; la voce non rassicura. David Bowie non cerca l’abbraccio del pubblico, non costruisce inni finali. Al contrario, costringe l’ascoltatore a muoversi in un territorio instabile, dove le melodie si complicano e i testi sono inquieti.

Il corpo dell’artista, già segnato dalla malattia, compare e scompare, ma non è mai celebrato, mai eroico. Bowie sceglie di sottrarsi mentre è ancora in vita, di rappresentarsi come figura in dissolvenza. È un gesto radicale: invece di aggrapparsi all’immagine iconica costruita in decenni di carriera, la smonta davanti allo spettatore.

In definitiva, Bowie non spiega, non chiarisce, il senso di quello che scrive: lascia tutto aperto, non romanticizza la fine, ma la normalizza, dimostrando che anche l’uscita di scena può essere pensata e realizzata. Con Blackstar Bowie afferma che l’arte non serve a sfuggire alla morte, ma a guardarla senza abbassare lo sguardo. L’opera resta, l’autore scompare.

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