«Il 13 marzo 1977 è il giorno che mi ha cambiato la vita. Donna arriva a casa di amici reduce da una lezione di scuola guida. Io ero seduto al tavolo con Joe Esposito e Andy Hoganson, i miei compagni di band nei Brooklyn Dreams. Appoggiate al tavolo c’erano diverse chitarre. Lei si siede senza troppi convenevoli e iniziamo a suonare, a improvvisare. Ed è subito chimica: appare evidente che ci piace la stessa musica, che abbiamo da un retroterra comune.»
Bruce Sudano, musicista e compositore newyorkese, ricorda così il primo incontro con Donna Summer. Love to Love You Baby e I Feel Love l’avevano già consacrata regina della disco music; quel pomeriggio, però, la loro storia inizia lontano dai riflettori.«La prima canzone scritta insieme l’abbiamo registrata su una cassetta. Ho cercato quel nastro a lungo, ma non sono mai riuscito a ritrovarlo» spiega.
La session di composizione prosegue nei giorni successivi. «Scrivevamo e parlavamo delle nostre storie, di ciò che ci aveva ispirati musicalmente, delle nostre famiglie e della spiritualità. Alla fine di quella prima settimana ci conoscevamo molto bene. Con il passare dei giorni la situazione si complicò: dovemmo trovare il modo di chiudere le relazioni che avevamo in corso per poter cominciare davvero la nostra». Si sposano nel luglio del 1980 e accettano la sfida più difficile: tenere insieme amore e carriera. Sudano pubblica il suo primo album solista, Fugitive Kind, un disco ispirato e raffinato, presente per la prima volta sulle piattaforme digitali da pochi giorni. «Alla fine dei vent’anni, la priorità della mia vita era la musica. Ed era così anche per Donna. La canzone che dà il titolo al disco parla di due persone che arrivano a capire che non si può fuggire per sempre e che a volte il cuore reclama la priorità».
Tra i ricordi indelebili di Sudano ci sono le sessioni notturne al Magic Wand, una sala d’incisione di Burbank (Los Angeles). «Se ci veniva un’idea nel cuore della notte, chiamavo il proprietario dello studio, lui preparava i microfoni, metteva il nastro nel registratore, e poi arrivavamo noi con gli altri musicisti. Registravano qualsiasi cosa ci venisse in mente per ore e ore».
Nacque così Bad Girls, l’hit di Donna da 4 milioni copie. «La portammo a Neil Bogart, il boss della Casablanca Records Gli piacque molto, ma aveva appena messo sotto contratto Cher e disse che quella canzone sarebbe stata adatta a lei. La risposta di Donna fu netta: “No, questa canzone è mia. Voglio farla io”». A rendere il brano un successo mondiale ci pensò poi il tocco magico di Giorgio Moroder.
A volte bastava una scena ordinaria perché Donna sentisse arrivare una canzone. Dopo una cerimonia dei Grammy, in un ristorante, entrò nella toilette delle signore e vide una donna che lavorava nel locale addormentata su una sedia, stremata dalla fatica. Tornata al tavolo, scrisse su un tovagliolo il titolo del suo prossimo pezzo: She Works Hard for the Money.
Anche Starting Over Again nasce da una vicenda intima. Sudano la stava scrivendo in una stanza di casa, pensando al possibile divorzio dei suoi genitori. Donna passò sulla soglia e gli suggerì una strofa. Il giorno dopo era attesa al Tonight Show per promuovere un nuovo singolo. «Mi disse che avrebbe cantato anche Starting Over Again. Le chiesi perché, visto che l’obiettivo era promuovere il suo nuovo disco. Mi rispose: “Magari mi lasciano fare due canzoni. Se la canto, forse i tuoi genitori resteranno insieme”». ricorda. «Un gesto che dice molto del cuore di Donna e della persona che era» I genitori, alla fine, divorziarono. Ma il brano trovò un’altra casa: il manager di Dolly Parton chiamò per chiederla, la incise e fu subito primo posto nelle classifiche americane.
Le canzoni, nella vita di Sudano, non restano mai soltanto canzoni. Tell Me I’m Not Dreaming (Too Good to Be True) la scrisse con Michael Omartian e Jay Gruska per Jermaine Jackson. Jermaine registrò una voce guida; Michael ascoltò il pezzo e volle partecipare. «Entrò in studio e ci chiese: “Posso cantare anch’io questa canzone?” Naturalmente gli dicemmo di sì». La collaborazione diventò un duetto e il singolo cominciò a salire in classifica. «Venne poi “frenato” perché l’etichetta di Michael non aveva alcuna intenzione di permettere a una major rivale (quella di Jermaine; ndr) di capitalizzare la voce del re del pop».
Infine un’ultimo toccante ricordo: con Donna (morta nel 2012 per un tumore ai polmoni), Sudano ha condiviso oltre trent’anni di vita: un amore intrecciato con la famiglia, la musica e il lavoro. «Lei non è era solo una diva della disco music. Era una grande autrice, una grande interprete e un’intrattenitrice straordinaria. Sul palco non si limitava a esibirsi: prendeva il pubblico per mano e lo guidava in un viaggio. Sapeva sollevarti l’anima, cullarti in un momento di assoluta intimità e poi farti uscire dallo stadio con il cuore leggero. Perché lei era così… Dipingeva, disegnava abiti per il palco, arredava la casa: a un certo punto trasformò il garage in uno studio d’arte» sottolinea. «La verità è che eccelleva in ogni singolo aspetto della sua vita: come artista, moglie, madre di tre figlie e amica sincera. Non importava dove si trovasse: lei era, semplicemente, la luce della stanza».
