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Allegri show, tra proteste e un nuovo manifesto calcistico: “Adesso gioco tutti all’attacco”

Allegri show, tra proteste e un nuovo manifesto calcistico: “Adesso gioco tutti all’attacco”
Max Allegri (Getty Images)

Pari spettacolo tra Napoli e Roma, ma colpisce soprattutto lo sfogo finale del tecnico livornese. Le lezioni della sfida del Maradona: quando tornano i titolari è più facile per tutti.

Il meglio, Max Allegri, l’ha dato nel finale quando si è stufato di farsi tirare per la giacchetta e con un moto di (umanamente comprensibile) stizza ha deciso di passare armi e bagagli nel partito dei giochisti. D’ora in poi guai a chiamarlo difensivista e non solo perché il suo Napoli fatica a difendere mentre trova la porta avversaria con una certa continuità (7 gol segnati tra Bodo Glimt e Roma nel momento più difficile dell’autunno). Guai a farlo perché il nuovo manifesto dell’allegrismo – nervoso – è stato dettato a botta calda non appena incassato un pareggio rimonta che sa di mezza beffa per mano della Roma e un rosso chiamato dal quarto ufficiale Sacchi ed eseguito dall’arbitro Colombo che non ha digerito.

Prendere nota. Domanda sui numeri negativi della fase difensiva, i 17 gol incassati nelle prime 11 uscite stagionali. Risposta: “Mai io ho cambiato modo di giocare. Ora voglio giocare tutti all’attacco”. Da quando? “Dall’inizio della stagione. Se posso metto anche quattro attaccanti”. Che non risponde al vero mentre è chiaro che il suo Napoli è tutto tranne che speculativo e lui si è anche un po’ scocciato di sentirsi appiccicare etichette del passato.

E poi la parte riferita all’espulsione: “D’ora in avanti mi siedo in panchina e non mi muovo più. Tutte le volte che mi muovo vengo espulso. L’anno scorso credo di aver pagato 80mila euro di multa. Vedo altri che ribaltano tutto e non succede niente. Ringrazio Sacco… Saccani… come si chiama? Saccani? Niente. Per il resto della partita complimenti ai ragazzi”.

Ecco, i complimento da dividere con la Roma di Gian Piero Gasperini. E’ stato un grande spettacolo: 39 conclusioni, 13 nello specchio della porta, 6 gol e un concentrato di emozioni e ribaltamenti che nobilitano il campionato italiano confermando la tendenza di questa stagione in cui si pensa a giocare piuttosto che mettersi lì a difendere e speculare. Anche a costo di non riuscire a tenersi dei vantaggi che sembrano scolpiti nella pietra.

Almeno questo andrebbe concesso a Max Allegri, uscito furioso e senza giacca per la protesta finale dopo aver visto Balerdi bucare per la seconda volta (primi gol in Italia) l’incolpevole Meret cancellando una vittoria che sarebbe stato balsamo sulle ferite del Napoli.

Gode Gian Piero Gasperini per lo scampato pericolo, ma non si dica che ha rubato il punticino strappato al Maradona che gli consente di rimanere imbattuto in campionato. La Roma non ha mai mollato, nemmeno quando sembrava perduta. Si è rialzata andando oltre i limiti attuali, causa anche delle assenze, e alla fine è stata premiata da un difensore argentino pescato dalla panchina, la stessa che era andata in tilt contro il Real Madrid di Mourinho una volta usciti i titolari.

Allegri sarà processato per non aver vinto. Dovrà rispondere del reato di mancata difesa e verrà pesato per una classifica che rimane ampiamente deficitaria. Però qualche elemento potrà portarlo, visto che nel momento della crisi massima ha tirato fuori due partite contro Bodo Glimt. Uno a caso? Scott McTominay si è dovuto fermare per questioni di cuore e quando ha rimesso testa e piedi a disposizione del Napoli ha segnato due doppiette di fila tra Champions League e campionato. Cosa sarebbe stato con lui nelle settimane precedenti?

Ragionamento che deve valere anche per Gasperini e una Roma che ha imparato ad andare oltre le assenze e che dovrebbe essere esteso a chi, ad esempio Spalletti, è alle prese con una decimazione che non rispetta nessun programma e toglie fiato, energie, uomini. Morale: Allegri non è bollito, forse nemmeno Spalletti lo è, ma la novità è che si è stancato di sentirselo dire.

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