Gli “anime” sono tra noi. Invadono cinema e piattaforme streaming su cui germinano in rassegne, nuovi canali tematici e abbonamenti ad hoc. Occhieggiano dalle pubblicità, spuntano nel linguaggio dei giovani, sono entrati a far parte del nostro quotidiano. Ed era l’ora. Gli “anime” (accento sulla a) sono i film giapponesi d’animazione (da qui l’etimo), la trasposizione in video dei fumetti del Sol levante, i cosiddetti manga. Tra i titoli in auge – Goku, Naruto, Sailor Moon – ci sono nomi che anche i non più giovani avranno sentito: la tendenza è tale che il revival si mescola a spettacolari novità.
Come il dark fantasy Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito, che di recente ha sbancato i botteghini di tutto il mondo incassando 132 milioni di dollari nel weekend di debutto in settembre e oltre 600 in totale: il maggior successo prodotto in Giappone (non aver ricevuto nomination agli Oscar ha indispettito i fan). Il film, ambientato a inizio Novecento intorno alle vicende di un cacciatore di demoni, ha contribuito a salvare gli altrettanto ectoplasmatici botteghini dei cinema italiani subito dopo le vacanze estive: 2,64 milioni di euro incassati, il miglior debutto di sempre nel suo genere. Un genere che, per inciso, vede il primato de Il ragazzo e l’airone, Oscar 2024 a Hayao Miyazaki, unico regista nipponico ad aver ricevuto la statuetta due volte: due anni fa e nel 2003 con La città incantata.
Se da prodotto di nicchia gli anime diventano sempre più popolari, specialmente nelle generazioni Alfa, Zeta e Millennial, il merito è in gran parte del mercato dei manga, esploso durante la pandemia.
Per l’Associazione italiana editori, le vendite dei fumetti giapponesi trainano la produzione del settore: sono cresciuti di 3,4 milioni di copie tra il 2019 e il 2024. E poi c’è l’irresistibile avvento dello streaming. L’Anime Industry Report 2024 evidenzia come negli ultimi cinque anni la loro fruizione via internet sia cresciuta del 60 per cento in tutto il mondo, mentre Netflix ha dichiarato che oltre la metà dei suoi abbonati è fan del genere. Tra i titoli più visti, Dan Da Dan e il citato Demon Slayer, ma ci sono anche serie di culto come Nana, la cui autrice Ai Yazawa ha fatto recentemente parlare di sé per un attesissimo finale che aveva lasciato aperto. Oppure One Piece, uno dei più visti e popolari al mondo (il manga ha venduto oltre 500 milioni di copie). Insomma, un successo, che ha spinto Netflix a rafforzare l’alleanza con Mappa, importante studio di animazione con sede a Tokyo, noto per la produzione di titoli come L’attacco dei giganti, saga fantasy apocalittica tra le più seguite della categoria.
Anche Amazon Prime contribuisce all’ondata: da due anni permette l’accesso a Crunchyroll, principale distributore di prodotti video del Sol levante, e da marzo lancerà il nuovo canale a pagamento D-Anime, in collaborazione con Dynit, casa editrice italiana del settore. Su queste piattaforme si possono scoprire le ultime novità, così come ritrovare grandi classici che il pubblico italiano porta nel cuore fin dagli anni Settanta.
«Le prime serie animate giapponesi sono approdate in Rai con le avventure di Vicky il Vichingo, l’infanzia difficile della piccola Heidi e le battaglie del robot Goldrake. Il loro successo fu clamoroso», ricorda Carlo Cavazzoni, da oltre trent’anni impegnato nella distribuzione di anime in Italia e oggi direttore esecutivo di Dynit. «Poi la televisione pubblica ha progressivamente abbandonato il genere, ritenuto troppo violento per il pubblico più giovane. Una scelta che ha fatto la fortuna delle nascenti reti locali e, negli anni Ottanta e Novanta, di Mediaset». In tantissimi sono cresciuti con le sigle dei campioni Holly e Benji, dei pallavolisti innamorati Mila e Shiro, ma anche con i tormenti sentimentali di È quasi magia Johnny e con le trasformazioni di Ranma ½ e L’incantevole Creamy. Altrettanto iconico Ken il guerriero, trasmesso per la prima volta nel 1987: l’eroe post-apocalittico Kenshiro è talmente amato in Italia che il suo creatore, Tetsuo Hara, è stato il super ospite dell’ultima edizione del Lucca Comics & Games ed è entrato a far parte, come primo artista del fumetto giapponese, della collezione di autoritratti delle Gallerie degli Uffizi a Firenze, accanto a maestri della pittura come Raffaello, Chagall e Guttuso.
Lo stesso Hara ha incontrato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo viaggio diplomatico in Giappone a inizio 2026: per l’occasione (la premier compiva 49 anni proprio in quei giorni) l’artista le ha regalato una tavola personalizzata di Kenshiro. «Un’opera che ha segnato la crescita di intere generazioni di italiani» ha ricordato Meloni in un post.
Ma la strada per la consacrazione è stata lunga. Come spiega Cavazzoni: «L’accoglienza televisiva è stata ampia e immediata, quella del cinema più faticosa. Un po’ perché per decenni hanno dominato i cartoni della Disney; un po’ perché all’inizio c’era poca conoscenza del prodotto da parte degli esercenti. Al contrario delle storie occidentali, prevalentemente pensate per famiglie in ambientazioni fiabesche, gli anime abbracciano diverse fasce d’età e generi, dalla commedia all’horror, dallo sport alla fantascienza, e le atmosfere sono spesso apocalittiche, influenzate dallo shock della bomba atomica».
Basti pensare ad Akira, capolavoro cyberpunk di Katsuhiro Otomo, ambientato in una Neo-Tokyo ricostruita dopo la terza guerra mondiale ma minacciata da un’entità tecnologica. Prodotto nel 1988 in Giappone, ha avuto una breve esperienza nei cinema italiani solo nel 1992, privato interamente del prologo. È stata poi la casa di distribuzione Nexo Studios, nel 2013, a riportarlo in sala per i suoi 25 anni. In un solo giorno totalizzò circa 20 mila spettatori e grazie al suo successo molti capirono che le produzioni giapponesi potevano e dovevano trovare spazio anche sul grande schermo.
Così sono nate rassegne come Anime al cinema, promossa da Nexo Studios da oltre dieci anni, e la recentissima Animagine, frutto della collaborazione tra Dynit e il distributore Adler Entertainment. Il prossimo appuntamento sarà il 9, 10 e 11 febbraio per il 45º anniversario di Conan, il ragazzo del futuro (l’unica serie diretta dal maestro Miyazaki), per la prima volta nelle sale italiane con un montaggio degli ultimi episodi e il doppiaggio originale degli anni Ottanta. .
Nei mesi successivi, in date da definire, Animagine proporrà tre titoli inediti: Ghost Cat Anzu, commedia irriverente con protagonista un gatto fantasma; Puella Magi Madoka Magica – The Movie, che si rifà al genere maghette ma con contenuti maturi che strizzano l’occhio all’horror e all’action; e infine Chao, una storia d’amore ambientata in una società futura in cui l’umano Steven riceve una proposta di matrimonio da una principessa del regno delle sirene.
Per la categoria Studio Ghibli, invece, il 25 aprile Lucky Red ripropone Porco Rosso – incentrato sulle peripezie di un pilota-maiale che combatte i pirati del cielo negli anni tra le due guerre mondiali – mentre dal 4 al 10 giugno riporta nei cinema il Giappone fantasy de La Principessa Mononoke, che si presenterà in versione restaurata e con un nuovo doppiaggio.
Al momento la distribuzione avanza in punta di piedi e ha trovato nella formula evento, con giorni limitati spesso a inizio settimana, la sua collocazione ideale. «Questo da un lato permette di assicurare agli anime una programmazione sicura, selezionando anche titoli minori, piccoli gioielli che non troverebbero spazio nel weekend accanto alla concorrenza feroce dei titoli hollywoodiani. D’altro canto preclude una fetta di pubblico che frequenta i cinema solo il sabato e la domenica. La speranza per il futuro», conclude l’esperto, «è di poter estendere gli eventi anche ai weekend». Per la felicità di chi è cresciuto con Goldrake e Heidi, con Ryu e Remy, con Judo Boy e Capitan Harlock, ma anche per chi grazie allo streaming sta imparando ad amare le atmosfere magiche e visionarie dell’animazione giapponese.
