Un viaggio nel tempo non farebbe provare le stesse emozioni che si provano visitando Ercolano. Gemella di Pompei, con cui condivise la stessa tragica fine. Sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e riscoperta per caso nel 1710, Ercolano era qualcosa di diverso dalla più celebre vicina. Non una città di commerci e traffici, ma una località balneare d’élite, raffinata, frequentata dalla nobiltà romana. Lo raccontano ancora oggi i suoi edifici: la Casa del Bicentenario, la Casa dell’Argo, la straordinaria Villa dei Papiri. Strutture a più piani, mosaici intatti, persino resti in legno carbonizzato, conservati in modo eccezionale dalla colata piroclastica che la seppellì.
Una città gelosamente custodita come il più prezioso dei gioielli. Un luogo che racconta la vita romana meglio di qualsiasi libro di testo, meglio di qualsiasi programma televisivo. Basta visitarla per rendersi conto della grandezza di una civiltà che ha fatto la storia dell’Occidente, e che tuttora lo rappresenta al meglio.
Il patrimonio enogastronomico di Ercolano
Ercolano non vanta solo un patrimonio artistico e culturale inestimabile. Oggi si fa Musa della tradizione enogastronomica di quella gloriosa civiltà, testimone attraverso i suoi edifici e monumenti di un mondo che non esiste più, ma di cui sopravvivono molti prodotti alimentari. La cosiddetta «dieta mediterranea» esisteva, qui, duemila anni fa. E non solo. Anche una specie di avanguardia dello street food che tanto va di moda nella nostra epoca. Un’eredità che affonda le radici negli antichi romani ma che viaggia nel tempo fino a noi, ancora attuale. Vale dunque la pena condividerla.
Il Parco Archeologico di Ercolano
Il Parco Archeologico di Ercolano propone un itinerario tematico dedicato al cibo, intitolato I luoghi del cibo a Ercolano. Le visite guidate sono in programma il 3 aprile, il 17 aprile e il primo maggio 2026, a ingresso gratuito con biglietti di accesso al Parco.
Il percorso parte dalle strade della città antica. Qui si incontrano i thermopolia, piccoli locali con banconi in muratura e orci in terracotta incassati nel piano di servizio: zuppe di legumi, cereali, pesce. Pasti caldi e bevande da asporto o consumati in loco. Una formula che ricorda, con sorprendente fedeltà, lo street food contemporaneo. Accanto a questi, locali specializzati nella vendita di vino, riconoscibili dalle insegne dipinte con brocche colorate che indicavano qualità e prezzo della bevanda.
La dieta degli antichi romani
L’itinerario tocca poi il forno del panettiere Sextus Patulcius Felix, dove è possibile ricostruire l’intera filiera del pane: dalla macinazione del grano con macine in pietra lavica fino alla cottura. Le analisi antropologiche condotte sugli scheletri rinvenuti sull’antica spiaggia hanno trovato tracce di questa lavorazione persino sui denti degli abitanti.
Le ricerche hanno restituito anche un quadro dettagliato della dieta: pesce, frutti di mare, legumi, olive, fichi e noci. Con una presenza significativa di zuccheri naturali che spiega le numerose carie nei resti umani.
Nelle domus più ricche, come la Casa dei Cervi, il cibo assumeva tutt’altro significato. Nel triclinium affacciato sul giardino e sul mare, il banchetto era un rituale sociale: antipasti, piatti principali, frutta, musica, conversazione. Il lusso come linguaggio vero e proprio.
L’eredità del Vesuvio
Ma il racconto non si ferma agli scavi. Nella Villa Campolieto, fuori dal sito, una mostra amplia la narrazione con reperti e materiali organici conservati dall’eruzione. Ciò che il Vesuvio ha distrutto, paradossalmente, ha anche preservato. E oggi ce lo restituisce intatto e più attuale che mai, anche in quella dieta mediterranea che è una delle eccellenze italiane riconosciute a livello mondiale. Sopravvissuta, proprio come quegli edifici di immortale bellezza, alla lava incandescente e al tempo che avanza inesorabile.
