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Parigi diventa una caverna: JR trasforma il Pont Neuf in omaggio a Christo e Jeanne-Claude

Parigi diventa una caverna: JR trasforma il Pont Neuf in omaggio a Christo e Jeanne-Claude

Dal 6 al 28 giugno 2026 JR trasformerà il Pont Neuf di Parigi in La Caverne du Pont Neuf, un’installazione monumentale ispirata a Christo e Jeanne-Claude. L’opera, realizzata con una struttura gonfiabile e arricchita da realtà aumentata e dalla dimensione sonora di Thomas Bangalter, sarà gratuita e accessibile 24 ore su 24

Tra cento giorni il cuore di Parigi cambierà volto. Dal 6 al 28 giugno 2026 il Pont Neuf diventerà La Caverne du Pont Neuf, un’opera temporanea immaginata da JR come omaggio a Christo e Jeanne-Claude e al loro leggendario The Pont Neuf Wrapped, che nel 1985 avvolse il ponte più antico della capitale francese.

L’installazione sarà accessibile gratuitamente, 24 ore su 24, e finanziata esclusivamente attraverso la vendita delle opere di JR e il sostegno privato, senza fondi pubblici. Un principio coerente con l’etica dei grandi progetti di Christo e Jeanne-Claude: indipendenza totale e durata limitata.

Parigi diventa una caverna: JR trasforma il Pont Neuf in omaggio a Christo e Jeanne-Claude
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Una caverna nel centro della Ville Lumière

L’idea nasce da un’intuizione poetica e archeologica insieme. JR si è ispirato alle cave da cui venne estratta la pietra calcarea del Pont Neuf, completato nel 1607 e primo ponte parigino costruito interamente in pietra di Lutetia.

La struttura – lunga 120 metri, larga 20 e alta fino a 18 – coprirà circa 2.400 metri quadrati. Ma la vera materia dell’opera sarà l’aria. Una monumentale architettura gonfiabile a doppia parete, sostenuta da ventilazione continua, darà forma a una “roccia” artificiale composta da 80 archi di tela strutturale stampata.

Serviranno 18.900 metri quadrati di tessuto e 20.000 metri cubi d’aria per generare un trompe-l’œil minerale che trasformerà il ponte in una grotta urbana, un luogo sospeso tra natura primordiale e raffinatezza architettonica.

Attraversare l’opera

L’esterno stupirà, ma sarà l’interno a sorprendere. JR immagina l’attraversamento della Caverne come “un passaggio simbolico, un viaggio nell’ignoto”. Il visitatore non sarà spettatore ma co-autore, coinvolto in un’esperienza immersiva che mette in dialogo pienezza e vuoto.

A dare profondità al progetto contribuirà la realtà aumentata sviluppata con Snap Inc., che trasformerà il percorso in un’esperienza interattiva e visiva. L’AR, ispirata alle ricerche cronofotografiche di Étienne-Jules Marey, permetterà di “vedere oltre” la struttura fisica, fondendo tecnologia e memoria storica.

Il suono di Thomas Bangalter

A immaginare la dimensione sonora dell’opera è stato Thomas Bangalter, ex membro dei Daft Punk. Per Bangalter, che da bambino vide il Pont Neuf avvolto da Christo, il progetto rappresenta un ritorno a un’immagine fondativa della propria memoria artistica.

Il suo contributo non sarà una colonna sonora tradizionale, ma una “materia acustica” elettroacustica capace di mineralizzare la struttura, rendendola monolitica e quasi mistica.

Un progetto monumentale e responsabile

Ottocento professionisti lavoreranno alla realizzazione dell’opera. I materiali saranno prodotti in Europa, con tessuti stampati in Francia utilizzando inchiostri a base d’acqua privi di solventi e composti organici volatili.

La scelta di un sistema gonfiabile riduce drasticamente l’impatto ambientale: niente fondamenta invasive sul ponte storico, trasporti limitati grazie alla compressibilità dei materiali. Al termine della presentazione, il 28 giugno, l’opera verrà smontata e avrà una seconda vita, ancora da definire.

Un dialogo tra passato e presente

La Caverne du Pont Neuf segna anche la conclusione di un ciclo artistico di JR iniziato durante la pandemia, incentrato sull’idea di frattura e riconnessione: dalle illusioni architettoniche di Firenze, Roma e Milano fino alla “caverna” dell’Opéra Garnier nel 2023.

Trasformando il ponte più antico di Parigi in una grotta simbolica, JR invita i cittadini a uscire dall’isolamento e a ritrovare uno sguardo condiviso sul mondo.

A quarant’anni dall’impacchettamento di Christo e Jeanne-Claude, Parigi torna a essere laboratorio di arte monumentale e temporanea. Una città che si lascia attraversare, ancora una volta, non solo dai passanti, ma dalle idee.

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