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Israele, nuovo bombardamento in Siria irrita Trump: perché la Casa Bianca prende le distanze

Israele, nuovo bombardamento in Siria irrita Trump: perché la Casa Bianca prende le distanze
Benjamin Netanyahu e Donald Trump (Ansa)

Il bombardamento israeliano contro una base in territorio siriano ha irritato Washington, che teme un ulteriore aumento della tensione tra Gerusalemme e Ankara

Tende ad aggravarsi la crisi mediorientale. Martedì, Israele ha bombardato una base militare situata nella provincia di Idlib, nella parte nordoccidentale della Siria. «Israele e la Siria avevano concordato uno status quo in materia di sicurezza, che la Siria stava per violare consentendo alle truppe turche di schierarsi in una base aerea vicino ad Aleppo», ha dichiarato l’ufficio di Benjamin Netanyahu, per poi aggiungere che lo Stato ebraico aveva «ripetutamente avvertito la Siria che un simile dispiegamento avrebbe rappresentato una minaccia per la sicurezza di Israele». Il premier israeliano ha quindi concluso, affermando che Gerusalemme «non tollererà minacce alla sua sicurezza e accoglierebbe con favore un ritorno allo status quo». «Non c’era alcuna presenza turca nella base aerea. Israele sta inventando pretesti per bombardare i Paesi vicini e destabilizzare la regione», ha replicato un funzionario del governo di Ankara, mentre il ministero degli Esteri di Damasco ha parlato di «ingiustificato atto di aggressione».  

Washington, dal canto suo, ha accolto la notizia del bombardamento israeliano con irritazione. «Siamo profondamente preoccupati che i confermati attacchi aerei israeliani contro la base aerea di Abu al-Duhur costituiscano un’inutile escalation che non favorisce la stabilità regionale», ha dichiarato l’ambasciatore statunitense in Turchia, nonché inviato americano per la Siria, Tom Barrack. «Funzionari statunitensi affermano che il governo siriano non ha intrapreso alcuna azione ostile nei confronti di Israele e che da mesi sta cercando di raggiungere un nuovo accordo di sicurezza per allentare le tensioni al confine tra i due Paesi», ha inoltre riferito Axios. La stessa testata ha, tra l’altro, riportato che il bombardamento sarebbe stato, almeno in parte, motivato dalle elezioni per la Knesset che si terranno a ottobre.

Non è un mistero che l’amministrazione Trump stia cercando da mesi di mediare una distensione tra Israele e la Siria. In questo senso, alcuni giorni fa, la Casa Bianca era riuscita a concludere un accordo sulla cui base l’Aiea avrebbe ritirato del materiale atomico attualmente stoccato in un sito siriano, con l’obiettivo di tranquillizzare lo Stato ebraico. Netanyahu, dal canto suo, è tuttavia sempre rimasto guardingo. Il premier israeliano non ha mai smesso di guardare con sospetto all’attuale governo di Damasco, soprattutto alla luce del fatto che il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, è storicamente spalleggiato dalla Turchia: quella stessa Turchia che Gerusalemme considera ormai uno dei suoi principali rivali a livello regionale. Non a caso, come abbiamo visto, il governo israeliano ha citato un dispiegamento militare turco come giustificazione del suo raid.

E il punto è proprio questo: negli scorsi mesi, Donald Trump ha notevolmente rafforzato i propri legami con Recep Tayyip Erdogan. Una situazione, questa, che ha irritato e preoccupato notevolmente lo Stato ebraico. In tal senso, è chiaro per quale ragione il recente bombardamento israeliano in Siria stia innervosendo la Casa Bianca. Una Casa Bianca che, almeno al momento, appare sempre più distante da Netanyahu su vari dossier: dalla gestione della crisi iraniana alla questione degli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania.

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