All’ingresso vi accoglie un pezzo unico: il pallone di Garnerin, una mongolfiera ottocentesca, protagonista il 2 dicembre 1802 dei festeggiamenti per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte, trascinata da una tremenda burrasca da Parigi fino al lago di Bracciano e recuperata dai pescatori. È questo reperto, considerato il più antico cimelio aeronautico al mondo, a dare il via alla visita del Museo Storico dell’Aeronautica Militare: un luogo che merita assolutamente il viaggio.
Il museo sorge sull’antico idroscalo di Vigna di Valle, sulle rive del lago di Bracciano (Roma), dove all’inizio del Novecento si sperimentavano idrovolanti e dirigibili. Gli hangar che oggi accolgono i visitatori nascono dall’evoluzione di strutture operative, trasformate in un percorso di oltre 16 mila metri quadri che ripercorre più di un secolo di storia del volo militare italiano, con circa 80 velivoli tra aerei, idrovolanti ed elicotteri.
Il biglietto intero costa 10 euro, mentre la tariffa ridotta di 5 euro è prevista per i minori tra 6 e 18 anni e per i familiari di primo grado di varie Forze Armate e Corpi dello Stato, in servizio e in quiescenza, previa esibizione del titolo che dà diritto allo sconto. L’ingresso può essere gratuito in specifici casi indicati dal museo, sempre verificabili in biglietteria.
Il museo è raggiungibile in auto da Roma via Cassia e Braccianese-Claudia, con bivi segnalati per Vigna di Valle, oppure via Aurelia e autostrada A12 seguendo le indicazioni per Cerveteri e poi Bracciano. Dall’autostrada A1 si consiglia l’uscita Magliano Sabina, proseguendo per Civita Castellana, Nepi e Cassia Veientana fino al bivio per Settevene-Trevignano-Bracciano e poi Anguillara Sabazia, da cui si percorre il lungolago fino all’ingresso. Dalla capitale il viaggio dura una cinquantina di minuti.
Appena lasciato alle spalle il pallone di Garnerin, il visitatore entra in un itinerario cronologico che è insieme racconto tecnologico e biografia di una nazione in rapporto con il cielo. Ogni hangar è una «stanza del tempo», con la sua atmosfera, i suoi rumori sospesi, i profili d’ala che cambiano via via che ci si avvicina al presente. Grandi vetrate illuminano gli spazi e si affacciano sull’acqua del lago.
I pionieri: dal pallone al biplano
Il primo tratto del percorso è dedicato alla stagione pionieristica, quando l’aeronautica italiana non esiste ancora come forza armata autonoma e il volo è materia per visionari, ingegneri e ufficiali sperimentatori. Tra i biplani fragili come aquiloni e i motori a vista, si comprende il passaggio dal pallone libero al velivolo controllabile, armabile, impiegabile sul fronte: il volo che da spettacolo diventa strumento militare. In queste sale compaiono i primi aeroplani militari italiani e i materiali legati alla nascita dell’aviazione nel Paese, restituendo l’idea di un’epoca in cui ogni decollo era ancora un azzardo. Molto interessanti le teche dedicate all’asso Francesco Baracca ricche di reperti.
Le grandi imprese tra le guerre
Proseguendo, il museo entra negli anni tra le due guerre, quando il volo diventa anche strumento di diplomazia, propaganda, esplorazione. Qui trovano spazio le imprese polari del generale Umberto Nobile, le spettacolari crociere aeree di massa e le sfide della Coppa Schneider, con gli idrovolanti da primato che trasformano i cieli e i mari in palcoscenico geopolitico. Uniformi, effetti personali e documenti raccontano la vita degli equipaggi e il ruolo degli aviatori come eroi mediatici ante litteram, proiezione di un Paese che affida al cielo parte della propria immagine internazionale. È il momento in cui l’aeronautica italiana consolida una cultura del volo che unisce ardimento, ricerca e costruzione di consenso interno.
Guerra totale e «grandi aeroplani»
L’atmosfera cambia entrando negli hangar dedicati alla Seconda guerra mondiale e ai grandi aeroplani. Qui bombardieri, caccia, velivoli da trasporto e una fitta collezione di motori e apparati tecnici raccontano la trasformazione del volo in infrastruttura di una guerra industriale e totale. Qui si possono ammirare, tra gli altri, uno Spitfire e un Mustang, aerei donati dagli Alleati alle forze italiane. Nel dopoguerra il racconto si sposta sulla rinascita dell’Aeronautica Militare e sull’ingresso nell’era dei jet. I primi caccia a reazione, gli aerei da addestramento e gli elicotteri degli anni della Guerra fredda mostrano il passaggio dai motori a pistoni alle turbine e l’inserimento dell’Italia nelle architetture di difesa collettiva occidentali. In questa parte del museo il visitatore percepisce come il volo militare diventi sempre più sistema: standardizzazione, interoperabilità, avionica, logistica globale. Accanto ai velivoli, strumenti, caschi e tute raccontano l’evoluzione del lavoro dei piloti e degli specialisti, sempre più intrecciato a reti di alleanze e tecnologie condivise.
L’Hangar 100 e l’era contemporanea
Il percorso si chiude con l’Hangar 100, inaugurato nel 2023 e dedicato all’era contemporanea, dove l’estetica del museo si avvicina a quella di un grande hub tecnologico. Qui sono esposti caccia come F16, Tornado, Eurofighter, pattugliatori e velivoli da trasporto moderni, insieme a collezioni tematiche di caschi, eliche, strumentazione e a uno spazio che racconta il contributo degli astronauti dell’Aeronautica alle missioni spaziali internazionali. Un simulatore di volo permette di vivere l’esperienza delle Frecce Tricolori, portando il visitatore al centro di quel rapporto tra uomo, macchina e addestramento che è il cuore operativo della forza armata. È il punto di arrivo di una storia iniziata con un pallone trascinato dal vento, oggi fatta di velivoli complessi, reti satellitari e missioni globali.


