Latin lover. Nessun riferimento all’ormai obsoleta definizione con cui si indicavano, in tono scherzoso, gli irresistibili seduttori della Riviera Romagnola che sfoderavano galanteria e virilità. Il latino qui citato, è quello originale, la lingua nata nel Latium vetus (il primo Lazio), tra il Tevere e il Liri, nel I millennio a.C. e parlata dagli antichi Romani.
Uscito un paio di mesi fa e già quasi alla seconda ristampa, Latin Lover (titolo fresco e ironico) edito da Blackie Edizioni è il primo libro di Daniele Michienzi, docente di lettere e divulgatore social grazie alla sua pagina Loquendum.
(https://www.panorama.it/personaggi/loquendum-il-latino-spiegato-con-un-linguaggio-ironico-e-leggero).
Il lavoro si presenta come una moderna dichiarazione d’amore verso il latino e un invito a lasciarsi conquistare dalla “lingua morta più viva che ci sia”.
Raccontato in maniera piacevole e leggera e farcito con aneddoti e curiosità, si può riprovare l’ebrezza di essere su un banco di scuola grazie a trivia e sarabanda. Non manca poi, una sezione con le frasi latine più ad effetto da sfoggiare per sembrare profondamente eruditi.
Una grande passione per le lingue, per la grammatica e l’etimologia (adesso si sta dedicando allo studio del tedesco e del turco), il professor Michienzi fu affascinato dal latino fin da piccolo, iniziandolo a studiare addirittura da autodidatta grazie a un libro regalatogli dai suoi genitori.
“Non volevo scrivere un libro per addetti ai lavori, l’impianto è molto pop e ironico, e nemmeno un libro per studenti. Volevo che fosse qualcosa che tutti potessero apprezzare dalla propria angolazione. Ne è nata una particolare alchimia con persone di tutte le età e tipologie, sia quelli che avevano già studiato latino, sia soprattutto chi invece non l’ha mai masticato.”
Una lingua “morta”, ma che si sta riscoprendo?
“Non si sta riscoprendo solo la lingua, ma proprio tutta la cultura classica. C’è chi ha la voglia, il tempo e la pazienza di contrastare lo scoglio linguistico, si sta però riscontrando anche solo una maggiore attenzione rispetto alla classicità; lo dimostra, per esempio, il recente successo del film di Nolan.”
Ecco, cosa ne pensi della sua Odissea?
“Sicuramente è un’operazione culturale molto forte, tutti parlano dell’Odissea, e c’è stato un aumento dei libri scaricabili e delle sue versioni cartacee. Se la conosci bene, però, ci sono punti su cui dissentire, come quando in un dialogo con Penelope, Ulisse dichiara di essere nell’età del bronzo. Questa definizione fu coniata dagli storici solo molti secoli dopo!
Ho trovato il ruolo delle donne un po’ risicato e sbiadito rispetto all’originale, fatta forse eccezione per Penelope. Così come – questo è un mio mero gusto personale – l’eccessiva riduzione della parte mitologica. Anziché rivelare come le divinità interagissero in mezzo agli uomini, ne è emersa una versione psicologizzata; Atena, per esempio, non si capisce se ci sia davvero o sia solo una proiezione mentale del senso di colpa di Ulisse. In ogni caso, tutto ciò che rende pop, nel suo significato più positivo, la cultura classica, è ottimo.
A proposito di rendere pop, nel libro racconti uno dei primi “dissing” della storia, quello tra Nevio e i Metelli
“Gneo Nevio scrittore del III secolo a.C. ebbe una lite con i Metelli, famiglia molto importante della Roma di quell’epoca. Famoso è un suo verso scritto contro di loro e che diede vita a un pericolosissimo “dissing”, in latino detto altercatio. Nel 206 a.C. Gneo scrisse: “Fato Metelli Romae fiunt consules”, verso volutamente ambiguo, a causa della parola fatum che essendo una vox media – parola che può avere senso positivo o negativo – si sarebbe potuto tradurre come “per volere del destino”, oppure “per disgrazia”.
I Metelli non la presero bene, rispondendo a loro volta con: “Malum dabunt Metelli Naevio poetae”, frase altrettanto ambigua: con malum, da interpretare come mela, o come male. Visto la fine che i Metelli fecero fare a Nevio – lo incarcerarono – non ci sono dubbi su quale delle due versioni intendessero.”
Alla fine di ogni capitolo ricrei un “colloquium”, un’intervista immaginaria con grandi personaggi del passato, Cicerone, Dante, Agrippina. Oltre a una forte cultura, bisogna essere dotati di fantasia per far combaciare latino e ironia
“Alcuni di questi dialoghi sono con personaggi che non sono dell’antichità, ma per esempio del Medioevo o dell’Età Moderna. Nel libro racconto la storia, la vita della lingua latina, dall’origine fino ai giorni nostri, per far vedere che il latino non è solo qualcosa appartenuto a Cicerone, ma è una lingua sopravvissuta per secoli, ha avuto una vita propria anche dopo la caduta dell’Impero Romano fino a tempi recenti. C’è un capitolo in cui intervisto Newton, che usò il latino per enunciare le tre leggi del moto. Intervisto Pascoli, grande latinista e vincitore di molti premi, e Marinetti, fondatore del Futurismo.”
C’è qualcosa della cultura classica che vorresti riportare ai giorni nostri?
“Se parliamo di cultura classica in senso lato, quindi mettendo dentro anche l’Antica Grecia, mi piacerebbe far riemergere la curiosità della filosofia, quel cercare le cause delle cose, quella mentalità aperta che c’era all’epoca e che purtroppo secondo me si è andata perdendo. Importerei il senso del decoro istituzionale, la compostezza dei Romani, anche se parliamo di epoche diverse. Quello che più di tutto sarebbe bello riportare oggi, però, è “l’humanitas”. Il concetto di humanitas deriva dall’antica Grecia, ma è stato raffinato da Cicerone. Quella sensibilità che ci ha fatto capire che l’uomo ha bisogno anche di cultura. Non c’è solo l’utile, non c’è solo l’attività pratica; per essere un buon cittadino si deve saper pensare, nutrire anche la parte culturale. Si pensi alla tendenza nella società di oggi alla materialità, all’immediatezza. Manca quell’attenzione ai valori più alti.”
Insegnante, divulgatore e adesso scrittore
“Ci tengo a evidenziare che non sono un influencer o un teach-toker: non lo sono e non aspiro nemmeno a diventarlo. Tengo separate la mia carriera di insegnante con le mie attività di Content creator
I “Content creator”, probabilmente esistevano anche nell’età classica, ovviamente senza social!
“Assolutamente! Pensiamo al poeta Apuleio: divulgatore, filosofo, mago, conferenziere. Veniva chiamato per tenere convegni nelle province imperiali; qualcosa di paragonabile agli odierni TedX.
Senza ombra di dubbio potrebbe essere etichettato come il primo content creator della storia, o meglio, il primo Auctor digitalis.”
