Incamminandosi per Rue Lepic, proprio alla sinistra del Moulin Rouge, al numero 15 si apre ad angolo il Café des 2 Moulins, un delizioso bistrot dove, tra nevrotiche tabaccaie, bizzarri personaggi e scrittori disillusi, in uno spaccato di umanità uscito da una favola malinconica, fa capolino la bella e sognante Amélie, una ragazza capace di trovare la felicità nelle piccolissime cose della vita.
Tuffare la mano in un sacco di legumi, rompere la crosta della crème brûlé con il cucchiaino o far rimbalzare i sassi sul canale San Martin; cogliere quei particolari che nessuno noterà mai.
Amélie si immerge in un mondo da lei inventato, partecipando alla vita degli altri più di quanto faccia con la propria, rifugiandosi in una solitudine dolce e protettiva.
Caschetto nero, sguardo profondo e incantato e una perfetta aria parigina.
Ecco come apparirà Giulia Ottonello nel musical, tratto dall’omonimo film campione d’incassi, Amélie.
Partito lo scorso 16 ottobre a Udine, lo spettacolo attraverserà moltissime città, tra cui Roma, Milano, Bologna, Firenze, per concludersi a maggio 2027 a Bari.
Giulia riesce a tramettere la stessa espressività mista a ingenuità e meraviglia grazie agli stessi occhi grandi di Amélie, e proprio come lei, ci apre le porte del suo mondo con un’intervista spontanea e sincera.
Giulia, qual è stato il tuo primo impatto con “Il favoloso mondo di Amélie” da spettatrice, prima ancora che da protagonista del musical?
“Ricordo che la prima volta che ho visto “Il Favoloso mondo di Amélie” mi sono sentita improvvisamente meno sola. È un film pieno di poesia e gentilezza. Amélie ha questa capacità rara di darti un permesso speciale: quello di essere strana, sensibile, di vivere in un mondo tutto tuo fatto di piccoli dettagli che gli altri spesso ignorano. Vederla sullo schermo è stato come trovare un’anima affine; mi ha fatto capire che quella riservatezza e quel modo di guardare la vita non erano un difetto, ma una ricchezza. È un film di una bellezza disarmante, un vero e proprio rifugio per il cuore.”
Quali sono i tratti di Amélie che appartengono anche a Giulia? Lei riusciva a trarre gioia dai piccoli piaceri quotidiani. Qual è il tuo piccolo piacere quotidiano che ti ha aiutata a entrare in sintonia con il personaggio?
“Ci sono diversi aspetti che credo di avere in comune con il personaggio di Amélie: anche io ho avuto un’infanzia e un’adolescenza di grande solitudine, creandomi un mondo interno parallelo molto più forte di quello esterno. La mia salvezza è stata il canto, la musica e film meravigliosi come questo da cui è tratto il musical che stiamo iniziando a far conoscere proprio in questi giorni. Sono molto grata alla vita.
In comune con Amélie credo di avere una sensibilità sviluppata e la fatica e paura infinita nell’ aprirmi veramente al mondo, soprattutto quello dei sentimenti. L’ho superato con un grande lavoro su me stessa, nel mio caso la psicoterapia mi sta aiutando tantissimo.
I miei piccoli piaceri ruotano intorno a chi amo: passare del tempo con il mio cane e il mio compagno, mangiare cose buone – sono una buongustaia – e andare a dormire in un letto pulito e morbidoso.
All’epoca del film non potevo certo immaginare che un giorno avrei indossato i suoi panni a teatro, ma quel primo incontro con Amélie mi è rimasto dentro per sempre, diventando la radice da cui poi ho attinto per portarla sul palco.”
Amélie compie gesti segreti per cambiare in meglio la vita degli altri, come aiutare il padre a uscire dal suo guscio facendo viaggiare il suo nano da giardino o preparando scherzi al fruttivendolo in difesa del suo povero garzone. Nella società di oggi, quanto credi sia rivoluzionario portare in scena un messaggio incentrato sulla pura gentilezza e sull’altruismo?
“È un atto assolutamente rivoluzionario. Viviamo in una società iperconnessa ma spesso segnata dall’individualismo, dalla fretta e da un cinismo di fondo. Amélie ci ricorda che la gentilezza, l’amore, l’empatia e la bellezza di tutto ciò che arricchisce l’anima sono le uniche cose capaci di salvare il mondo.
Nella società di oggi dovrebbero esserci sempre più Amélie e Nino (in questo caso interpretato da Mattia Baldacci).
Mi auguro con tutto il cuore che, in occasione di questo venticinquesimo anniversario, il film possa tornare nelle sale e in televisione perché è un’opera di cui non dovremmo mai fare a meno.”
Sul palco sei affiancata da altri tredici performer. È stato difficile creare la giusta alchimia per ricreare quell’atmosfera sospesa tra realtà e fantasia?
“La produzione e la compagnia sono stupende; il cast creato dal nostro super regista Eugenio Contenti è pazzesco! Eugenio Contenti e il maestro musicale Fabio Serri hanno riunito un cast composto da professionisti impressionanti ed umanamente eccezionali, la “famiglia” e la connessione sono nate spontaneamente.”
Che emozione vorresti il pubblico portasse a casa uscendo da teatro?
“Vorrei che portassero a casa la sensazione di essere stati avvolti e compresi. Noi tutti siamo stati sapientemente guidati dal nostro regista per raccontare questa storia e farlo nel migliore dei modi possibili. È una storia fragile e potentissima al tempo stesso, che sa toccare il cuore come solo gli abbracci sinceri e le carezze piene d’amore sanno fare.
Questo musical è una vera e propria coccola per chiunque lo veda, e il nostro desiderio è riuscire a trasmettere questo calore a ogni replica. Nel nostro piccolo, noi ce la metteremo tutta: ci impegneremo giorno dopo giorno per custodire questa poesia e portarla nei teatri di tutta Italia.”
