Home » Tempo Libero » Cultura » “Chill” è la parola giovane dell’anno per l’Accademia della Crusca. Ecco tutte le parole della Gen Z

“Chill” è la parola giovane dell’anno per l’Accademia della Crusca. Ecco tutte le parole della Gen Z

“Chill” è la parola giovane dell’anno per l’Accademia della Crusca. Ecco tutte le parole della Gen Z

Tra amo, aura, cringe e slay vince il mantra del relax: il lessico del 2026 racconta il bisogno di respirare

L’Accademia della Crusca ha scelto e, come spesso accade, lo ha fatto con un tempismo che sembra più sociologico che linguistico: la parola “giovane” dell’anno è chill, un termine che da tempo vibra nelle chat e nei feed delle generazioni Alpha e Z ma che solo ora conquista la dignità di etichetta culturale. Non è un neologismo improvviso né un’invenzione dell’ultimo minuto; il suo viaggio inizia almeno quattro o cinque anni fa, tra meme, TikTok, dirette su Twitch e battute lanciate con la naturalezza con cui si respira. Ma è nel 2025 che chill si consolida come parola-faro, il modo più semplice e immediato per descrivere un atteggiamento, uno stato d’animo, persino un micro–stile di vita che rappresenta in pieno il modo in cui i ragazzi interpretano il mondo.

Dal verbo “chillare” all’aggettivo “chillato”: un lessico che si adatta e si espande

Dal sostantivo si è presto passati al verbo, chillare, che ormai si coniuga con una spontaneità disarmante e testimonia quanto il linguaggio giovanile non si limiti a importare espressioni, ma le adatti, le pieghi, le metabolizzi fino a renderle qualcosa di nuovo e irresistibilmente italiano. E poi c’è chillato, il participio passato che diventa aggettivo e che racconta persone, giornate, relazioni e perfino atmosfere: tutto può essere chillato, se trasmette quell’idea di calma morbida che sembra quasi un atto di ribellione. Perché, in un’epoca che gira troppo veloce, dove l’efficienza è un dogma e la reattività è un obbligo, scegliere una parola che invita a rallentare è una dichiarazione d’intenti. È la risposta più semplice e più disarmante a un mondo che corre: prendersi uno spazio di quiete, non per sparire, ma per respirare.

La rosa delle parole in gara e la fotografia linguistica di una generazione ibrida

La rosa di termini tra cui la Crusca ha selezionato il vincitore era un campionario perfetto dello slang contemporaneo: amo, aura, bobbare, bro, broski, cringe, fra, letsgoski, rimasto, slay. Un mosaico di influenze che mescola inglesismi globali, italianizzazioni ironiche, pezzi di linguaggio da community online e codici sottili che cambiano a ogni scroll, come se ogni vocabolo fosse il frammento di una tribù in costante trasformazione. Da quella lista apparentemente caotica emerge una fotografia nitida del 2025: un universo giovanile che vive di mescolanze, di contaminazioni e di quell’ibrido linguistico che, più che disorientare, racconta un presente liquido, veloce, pop e irriducibilmente creativo.

Chi ha votato e come le istituzioni interpretano lo slang

A votare sono stati studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, insieme a enti, aziende, istituzioni e figure della cultura e dell’imprenditoria che hanno prestato la loro voce come testimonial. Un esperimento allargato che, più che individuare una semplice parola, ha misurato la temperatura di un’intera generazione. Curioso notare come ogni istituzione culturale abbia puntato su una sfumatura diversa: l’Accademia della Crusca su chill, il suo presidente Paolo D’Achille su aura, la Società Dante Alighieri su bro e fra, mentre la sindaca di Firenze Sara Funaro, insieme ad altri amministratori toscani, ha scelto boomer, chill e ghostare. Mondadori Edu, attingendo dal vocabolario Devoto-Oli, ha scommesso su bestie, cringe, dissing, crush e triggerare. Ogni preferenza, in fondo, racconta un modo diverso di leggere la gioventù e il suo immaginario.

I premi speciali e la creatività delle scuole

L’edizione di quest’anno ha voluto celebrare anche la creatività pura, quella che nasce spontaneamente dentro le scuole e che forse mostra il lato più libero e imprevedibile della lingua. Un istituto fiorentino è stato premiato per aver definito in modo impeccabile la locuzione “essere cucinato”, un modo di dire che descrive con precisione chirurgica il trovarsi nei guai. L’associazione Step-Net ha ricevuto un riconoscimento per i neologismi proposti da un gruppo di ragazzi plusdotati, mentre un liceo di Acireale, a Catania, ha inventato elevanza, una parola che unisce l’idea di eccellenza e di eleganza in un’unica armonia sonora, quasi un piccolo gioiello lessicale destinato a circolare ben oltre le mura scolastiche.

Una parola-manifesto che racconta un bisogno collettivo

In fondo, la vittoria di chill non è solo una scelta linguistica: è una radiografia sociale. È il segno che le nuove generazioni, spesso liquidate come iperconnesse e distratte, stanno invece scegliendo parole capaci di introdurre un altro ritmo nelle loro vite, parole che chiedono meno pressione e più presenza, meno performance e più equilibrio. In un mondo che pretende velocità, chill è la breccia inattesa, il modo in cui i ragazzi hanno trovato un respiro. Ed è forse proprio per questo che oggi, più che una moda, sembra un manifesto. Una piccola rivoluzione lessicale che racconta, silenziosamente, di una generazione che non vuole correre sempre: vuole semplicemente vivere.

© Riproduzione Riservata