Alle Gallerie d’Italia di Milano, in uno spazio che è già dichiarazione di sistema – banca, cultura, istituzione, narrazione – la Società Editrice Allemandi ha scelto di presentare non semplicemente un palinsesto, ma una ridefinizione identitaria. “2026. Un anno da leggere” non è uno slogan: è la fotografia di un passaggio strutturale, il primo bilancio a un anno dall’ingresso di Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo nella compagine societaria.
Fondata nel 1983, Allemandi ha costruito il proprio peso specifico attorno a Il Giornale dell’Arte, primo mensile interamente dedicato all’informazione artistica, concepito fin dall’inizio come un quotidiano dell’arte per completezza, approccio sistemico e capacità di leggere il mercato oltre l’estetica. Oggi però l’ambizione è diversa: non più soltanto editore, ma media company culturale.
Il nuovo corso: un ecosistema integrato
Il 2026 segna l’anno in cui il progetto prende forma compiuta. Michele Coppola, Presidente della Società Editrice Allemandi, parla di un’identità già riconoscibile, costruita in pochi mesi attorno a un’idea precisa: l’editoria come industria capace di connettere istituzioni, imprese, comunità creative e pubblici desiderosi di informazioni certe.
Non si tratta di retorica. I numeri raccontano una crescita strutturale: 200 pagine mensili nell’edizione cartacea del Giornale dell’Arte, una tiratura standard di 20.000 copie con picchi fino a 30.000 in occasione dei grandi appuntamenti internazionali, oltre 1,5 milioni di visualizzazioni mensili sul sito, 55.000 pagine di archivio storico integralmente digitalizzate, 460 numeri e più di 200 inserti accessibili anche in area premium.
Luca Zuccala, Direttore del Giornale dell’Arte, sintetizza la visione con una formula che va oltre il marketing: trasformare il giornale in un ecosistema, dove carta, digitale e community non siano più canali separati ma parti di un unico racconto. L’apertura della sede di Milano e i prossimi presìdi a Venezia e Roma rafforzano questa idea di presidio territoriale e culturale.
Vernissage e il ritorno del pensiero critico
Tra le novità più significative del 2026 c’è la rinascita di Vernissage, lo storico inserto che diventa magazine d’opinione pubblicato due volte l’anno nei momenti chiave del calendario internazionale, mantenendo però una presenza mensile nel giornale.
Non un semplice supplemento, ma un osservatorio sulle imprese culturali che mette in dialogo arte, design, moda, lusso, tecnologia e cultura visiva. Jacopo Bedussi parla di uno “spazio di pensiero libero e critico”, capace di restituire complessità senza semplificazioni. In un sistema spesso polarizzato tra promozione e attacco ideologico, l’idea di uno spazio intermedio, riflessivo e strutturato, è già una presa di posizione.
Il Giornale delle Fondazioni e il ruolo delle istituzioni
Il rilancio del Giornale delle Fondazioni riporta al centro il tema della governance culturale, dell’impatto territoriale e della sostenibilità delle fondazioni, in particolare quelle di origine bancaria.
Non è un dettaglio tecnico: significa riconoscere che il sistema dell’arte italiana vive su un equilibrio delicato tra pubblico e privato, tra finanziamento e visione, tra progetto culturale e responsabilità economica. Ilaria Bonacossa, Direttrice di Palazzo Ducale Genova, ha parlato di corresponsabilità tra media e istituzioni, sottolineando come senza un sistema editoriale autorevole anche l’azione culturale rischi di perdere profondità e risonanza pubblica.
Il Telegiornale dell’Arte: il linguaggio audiovisivo
La vera cesura simbolica è la nascita del Telegiornale dell’Arte, primo notiziario interamente dedicato al mondo dell’arte in Italia, co-ideato e condotto da Nicolas Ballario.
Formato settimanale, distribuzione ogni sabato su tutte le piattaforme digitali del Giornale dell’Arte, struttura da TG tradizionale – editoriale, notizie, rubriche, interviste – ma con un’anima culturale e un’attenzione specifica al rapporto tra arte e mercato. Ballario è chiaro: non un esperimento, ma un prodotto editoriale che punta a diventare punto di riferimento dell’audiovisivo culturale in Italia.
Qui si misura il vero passaggio: non più solo parola scritta, ma integrazione di audio, video, e-commerce, community.
L’area libri: memoria e sistema
Accanto all’informazione quotidiana, resta centrale la produzione libraria. Pietro Della Lucia, Direttore Area Libri, definisce il libro come lo strumento con cui una comunità decide cosa vuole ricordare di sé. Se il giornale racconta ciò che accade, il libro seleziona ciò che merita di essere fissato.
Il catalogo 2026 conferma la linea: Bernini e i Barberini, con saggi di studiosi di primo piano; Giovanni Gastel. Rewind; Ugo Mulas / Jasper Johns; Giorgio Armani. Milano per amore; il ritorno di Le fabbriche del design in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Salone del Mobile.
Non solo pubblicazioni, ma anche progettazione editoriale e gestione bookshop per grandi mostre e istituzioni, confermando un know-how espositivo riconosciuto.
Da editore a piattaforma culturale
Il punto non è la moltiplicazione dei prodotti, ma la coerenza del disegno. Il 2026 non è un anno di espansione casuale, ma di integrazione: carta, digitale, video, servizi museali, opinione, archivio, formazione. Un ecosistema narrativo in cui ogni segmento rafforza l’altro.
Allemandi si posiziona così come attore centrale nel racconto del sistema dell’arte contemporaneo, in grado di coniugare memoria e innovazione, profondità critica e nuovi linguaggi, informazione e costruzione di comunità culturali.
In un Paese dove il dibattito culturale spesso si frammenta, l’idea di un’infrastruttura editoriale solida e integrata non è solo una scelta industriale. È una scelta politica nel senso più alto del termine: decidere che l’arte non è decorazione, ma sistema.
