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Don Chisciotte, il film: Alessio Boni contro i mulini a vento del Sud Italia

Don Chisciotte, il film: Alessio Boni contro i mulini a vento del Sud Italia

Il film di Fabio Segatori porta al cinema il capolavoro di Cervantes. Sullo sfondo i paesaggi di Calabria e Basilicata. «Chi non si è mai sentito uno sciocco idealista in un mondo governato da avidità e sopraffazione?»

Alessio Boni è Don Chisciotte, “il cavaliere dalla trista figura”, nel nuovo film di Fabio Segatori che porta sul grande schermo il capolavoro di Cervantes, cercando fedeltà alle 1300 pagine del romanzo. Fiorenzo Mattu, invece, è il Sancio Panza di forte carica umana.

Al cinema, dopo il passaggio al Bifest – Bari International Film Festival, Don Chisciotte traspone il grande classico prefiggendosi un’aura di attualità. Nel cast anche Angela Molina, Marcello Fonte, Galatea Ranzi e Carlo De Ruggieri, insieme alle esordienti Gabriella Bagnasco nel ruolo di Dulcinea e Martina Molinaro in quello di Altisidora.

«Chi non si è mai sentito uno sciocco idealista in un mondo governato dall’avidità e dalla sopraffazione?», osserva il regista, che è anche sceneggiatore e produttore insieme a Paola Columba per Baby Films. «Intorno a Don Chisciotte c’è il deserto, un Medioevo che non finisce mai. Il cavaliere esorta gli uomini a essere liberi, ma alla fine si rende conto che “la libertà è un esperimento nuovo, non ci siamo ancora abituati”».

Don Chisciotte, il film: Alessio Boni contro i mulini a vento del Sud Italia
Fiorenzo Mattu nel film “Don Chisciotte” (Credits: Baby Films)

La trama del film Don Chisciotte

Ferito nella battaglia di Lepanto, Miguel de Cervantes giace in un ospedale di Messina. Tra febbre e allucinazioni, vede un rogo di libri: da quelle fiamme nasce una storia.

Un uomo, don Alonso Quijano, impazzisce per i romanzi cavallereschi e decide di farsi cavaliere errante. Diventa don Chisciotte della Mancia. Elegge a dama la contadina Dulcinea e trascina con sé il rozzo Sancio Panza, sedotto dalla promessa di un’isola da governare.

Tra locande scambiate per castelli, mulini trasformati in giganti e beffe crudeli di nobili annoiati, il visionario cavaliere combatte per la libertà e la giustizia, collezionando sconfitte. Eppure, dietro la follia, c’è una purezza che disarma: don Chisciotte fa solo il bene, anche quando il mondo lo deride.

Il paesaggio del Sud Italia per Don Chisciotte

«Il paesaggio è un vero e proprio co-protagonista del film», dice Segatori. «I calanchi e i dimenticati castelli federiciani a picco sul mare sono uno spazio al contempo surreale e materico. Questo film è stato una esperienza di vita per tutti, attori e tecnici; un viaggio fisico, faticoso, nel caldo, nella luce abbagliante, nella polvere».

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle immagini finte, la produzione ha costruito un mulino a vento funzionante, alto 12 metri, sul quale Alessio Boni, ripreso con una telecamera, è volato nel cielo a testa in giù.

Il film è stato girato nell’Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria. L’ospedale di Messina, dove Cervantes è ricoverato, è stato ricostruito all’interno del cinquecentesco Forte Gonzaga. «Un luogo carico di memoria, rimasto chiuso per anni e tornato a vivere grazie alle riprese del film», si legge nelle note di produzione.

Dal 26 marzo al cinema, ecco  una clip in esclusiva estratta da Don Chisciotte.

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