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Il neo sindaco Venturini alla conquista di Venezia: «Abbiamo tirato fuori la città dalle secche della sinistra»

Il neo sindaco Venturini alla conquista di Venezia: «Abbiamo tirato fuori la città dalle secche della sinistra»

Il Sindaco 38enne del centrodestra appena eletto spiega a Panorama la sua visione pragmatica della Laguna e critica la sinistra «che imbarca fedeli di Allah e punta su progetti fantasiosi»

Il settimanale Panorama, pochi giorni prima delle recenti elezioni comunali aveva intervistato Simone Venturini, candidato sindaco del centrodestra che poi ha vinto le elezioni battendo Il candidato del centrosinistra e del “campo largo” Andrea Martella.

Ecco quello che aveva raccontato al cronista di Panorama quello che è diventato il più giovane sindaco della Serenissima (38 anni, ex assessore, cattolico garbato) prima del successo al seggio.

La contesa è sentita?

«Sicuramente, ha una valenza nazionale. Da una parte, si vede la vastità del campo largo. Dall’altra, la nostra coalizione compatta».

C’era anche Zaia, l’ex governatore veneto, tra i possibili pretendenti? «I nostri nomi hanno girato per mesi. Luca è una persona dalle grandi potenzialità: potrebbe fare molto per questo Paese. Allora si è deciso per una candidatura civica».

Lo sfidante cresciuto tra i frati e la terraferma

La sua candidatura?

«Una persona che conosce bene l’amministrazione e può portare avanti quanto di buono è stato fatto».

Parla di lei?

«Dal risanamento del bilancio alla riorganizzazione della macchina comunale. Abbiamo tirato fuori Venezia dalle secche».

È nato e cresciuto nell’operaia Marghera?

«Vivo però a Venezia da quasi quattro anni e mezzo».

Di bosco e di riviera?

«Mi aiuta a comprendere bene una città multiforme e complessa: acqua, terra, isole».

È stato assessore per undici anni?

«Sono entrato per la prima volta in consiglio comunale nel 2010, quando avevo ventidue anni».

All’epoca, dopo Cacciari, era sindaco Orsoni?

«Comune quasi in bancarotta. Mancavano pure i soldi per gli stipendi degli impiegati. Le partecipate rischiavano il collasso. Il Casinò non stava in piedi. Una città a fine corsa».

Dopo quarant’anni di giunte rosse e pentapartito?

«Vissuti con l’idea che i soldi pubblici, alla fine, non fossero di nessuno».

Una gestione un po’ allegra?

«Novecentesca».

Lei, intanto, frequentava assiduamente scout e parrocchia? «

Sono cresciuto tra i frati francescani. In quegli anni ho conosciuto anche il patriarca di Venezia, Angelo Scola. Facevo parte di un gruppo di giovani creato da lui. Ci incontrava regolarmente. Invitava a mettersi in gioco».

Non si è sottratto?

«Il cardinale ha avuto molta influenza. L’impegno in politica lo devo anche al suo sprone. Fu lui a darmi l’incoraggiamento finale».

Entrò nell’Udc?

«L’unico partito a cui, in passato, mi sono iscritto».

I nodi dello scontro con l’apparato del Partito Democratico

Il suo avversario è il senatore Andrea Martella, già capo della segreteria politica di Zingaretti e storico funzionario del partito?

«Pci, Pds, Ds e ora Pd. Bravissimo a scegliere sempre la corrente giusta».

È parlamentare da un quarto di secolo?

«Nato a Portogruaro, poi s’è trasferito a Roma, ora ha la residenza a Mestre».

Non conosce Venezia?

«La sua presenza non ha certo lasciato il segno».

Lo sostengono una decina di liste?

«Da Rifondazione comunista agli ex democristiani. Annuncia consulte e osservatori su tutto, ma è già ostaggio della parte più estremista».

I turbo ambientalisti?

«Quelli che considerano pure la più piccola manutenzione un attentato alla laguna. Ma il porto dà lavoro a ventimila persone: i canali vanno dragati, altrimenti diminuisce la profondità. Intoccabilità vuol dire lenta agonia».

Eccepivano persino sul Mose?

«Adesso stanno tutti con Martella, però si guardano bene dalle critiche. Li rincorrerebbero con le scope. Il Mose funziona e sta salvando Venezia».

Gestione del turismo e l’allarme sulla sicurezza

Vogliono eliminare il ticket d’ingresso?

«Dopo settant’anni, per la prima volta, abbiamo provato ad affrontare il tema del turismo giornaliero. Loro, ideologicamente, annunciano che torneranno indietro. Allora ho domandato a Martella: “E poi cosa farete?”».

Risposta?

«La solita: “Un tavolo”. Ma altri strumenti fantasiosi, dal numero chiuso ai cancelli che si bloccano, non sono compatibili con la legge».

Venezia ha 250 mila abitanti: solo un quinto però vive nel centro storico?

«L’eccesso di visitatori, in alcuni momenti, è evidente. Dobbiamo insistere, rafforzando il contributo d’accesso».

Non è l’unico dissidio? «Da una parte, il loro programma prevede il no a tutto: porto, infrastrutture, investimenti, parcheggi. Dall’altra, non offre risposte concrete. Ci sono soltanto enunciazioni di principi: più sicurezza, più residenti, più negozi di vicinato».

Criticano ferocemente l’ex sindaco. «Venturini è il suo delfino», aggiungono?

«I risultati sono innegabili: bilancio risanato, vigili raddoppiati, opere pubbliche per miliardi. E ci sono cantieri ovunque: compreso quello del nuovo stadio dove giocherà il Venezia, appena promosso in Serie A».

Da anni si discute pure di una grande moschea a Mestre?

«Non è il nostro obiettivo. Loro, invece, lasciano intendere il contrario».

Solo nel Pd, tra consiglio comunale e municipalità, si candidano sei ferventi islamici?

«Manifesti in bengalese, appesi ovunque, esortano a votare il partito nel nome di Allah. Fanno campagna elettorale assicurando che così arriveranno risposte alla loro comunità».

Il centro culturale da mille e cinquecento posti?

«Promettono che, se saranno eletti, verrà costruito in tempi veloci e sarà imponente come quello del fantasioso progetto presentato».

Quanto hanno pesato i veleni giudiziari e le polemiche sulla Biennale

Gli ultimi sondaggi danno Martella in vantaggio?

«Lasciano il tempo che trovano. Il giorno dopo ne è uscito un altro che dava noi vittoriosi».

Dopo due mandati di Brugnaro, la partita comunque è aperta?

«Hanno cavalcato una vicenda giudiziaria che ha danneggiato moltissimo l’immagine dell’amministrazione».

È accusato di concorso in corruzione per la sfumata vendita di un suo terreno a un magnate di Singapore? «Un’inchiesta molto lunga e fumosa, con accuse tutte da dimostrare. La sinistra, in assenza di migliori argomenti, utilizza quest’arma per tentative di abbattere l’avversario. Ma viviamo in un Paese civile: dovrebbe esserci ancora quel principio di innocenza che tentano sempre di ribaltare».

Si dibatte sulle più famose istituzioni culturali della città. Dopo settimane di polemiche sul padiglione russo, è stata inaugurata la Biennale?

«Hanno montato un caso eccessivo. Le intenzioni iniziali del presidente erano estremamente intelligenti: utilizzare la Biennale pure come luogo di dialogo».

Sta con Buttafuoco, quindi?

«Si è trasformato un ragionamento artistico in tema politico. Il cortocircuito con il governo non ci ha fatto bene».

Si riferisce a Giuli?

«Spero che, spente le telecamere e finiti i vernissage, possa venire per ridare serenità».

Il ministro ha difeso anche il licenziamento di Venezi, nominata direttore d’orchestra alla Fenice?

«A Roma avrebbero dovuto ascoltare di più l’amministrazione comunale, evitando forzature».

Quest’acqua granda vi danneggia?

«Di sicuro, non ci fa piacere».

Un insperato aiuto ai contendenti?

«L’avvicinarsi delle elezioni non aiuta a rassenerare il clima».

Intanto Martella vuole arruolare Gabrielli, ex capo della polizia, come consulente per la sicurezza?

«A Milano, dove è stato chiamato con lo stesso ruolo, mi sembra che non lo rimpiangano».

Pare di no?

«Milano ci piace per lo sviluppo e l’attrattività, ma è la città meno sicura d’Italia. Non vedo perché mutuare questo modello qui».

Il dem la sfida: «Ho frequentato luoghi di governo molto importanti, nei quali non so nemmeno se tu sia mai entrato»?

«Lo chiamavano Modesto».

Se l’è presa?

«Una frase del genere fa solo sorridere. Non ha mai preso preferenze. È rimasto a galla per venticinque anni».

Aggiunge: «Ho un giro di relazioni che mi consente di dire in che modo Venezia può essere difesa a Roma»?

«In questo lungo periodo, nessuno si è mai accorto della sua grande influenza e della sua enorme potenza».

Il campo largo alla lagunare si chiama «la stagione buona»?

«Sperano di dare un segnale al governo. Hanno fatto di tutto pur di metterli assieme. È una coalizione creata unicamente per provare a vincere».

Sono le prove generali per le prossime politiche?

«La vita dei veneziani vale più di un esperimento elettorale. È una coalizione che non ha un’idea comune su nulla e si spaccherà il giorno dopo le elezioni».

Ricorda un po’ il vecchio Ulivo?

«Peggio. Almeno Prodi non era comunista».

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