Non è certo la prima volta che Penélope Cruz e Javier Bardem lavorano allo stesso film: anzi, fu proprio un set a essere galeotto, quello di Vicky Cristina Barcelona. Ma stavolta i divi spagnoli condividono la scena da marito e moglie e coppia consolidata, come nella vita reale. Il loro matrimonio, nella finzione di Bunker, è impantanato in domande (e bivi) importanti. Con risposte però infarcite di retorica. Il film firmato Florian Zeller, in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2026, scivola via con una certa godibilità ma non sembra destinato a premi importanti.
La trama di Bunker
Drammaturgo francese, Florian Zeller ama esplorare relazioni famigliari e relativi scricchiolii. Con il suo debutto alla regia cinematografica The Father – Nulla è come sembra (2020) vinse addirittura un generoso Oscar alla sceneggiatura non originale, e fece conquistare una statuetta al suo attore Anthony Hopkins. Con The Son (2022) esordì in concorso al festival di Venezia. E ora torna con Bunker, dei tre forse il suo film più riuscito, pur non privo di difetti (scena finale prevedibile inclusa).
Cruz e Bardem interpretano Sofia e Miguel, una coppia di affermati professionisti spagnoli sposati da 17 anni e a Londra per lavoro (di lui). Lei lavora in una casa editrice, lui è un architetto famoso e ambito. Ma, come dice lo script, “anche le più belle storie d’amore possono iniziare da un malinteso”. E mostrare crepe nel voltare delle pagine.
Il malessere è nell’aria da un po’, lo si coglie tutto nello sguardo disilluso di lei, una Penélope Cruz sempre bella da osservare e studiare. “Penso che le cose durino di più quando le consideri fragili. È il paradosso. Quando le ritieni solide invece si rovinano”, la riflessione della sua Sofia.
Il punto di deflagrazione? Si dipana su due fronti: un vicino (Stephen Graham) apre un buco nel muro della casa adiacente e a Miguel viene proposto di progettare un bunker a mo’ di paradiso sotterraneo per un multimiliardario.

Tra fascino e retorica
Bunker è la prima sceneggiatura originale per il cinema di Florian Zeller, che ha scritto pensando sin da subito a Penélope Cruz e Javier Bardem. Lo spunto gli è arrivato da un articolo letto anni fa che raccontava la costruzione, da parte di un magnate della tecnologia, di un bunker di sopravvivenza alle Hawaii. L’interrogativo che gli sopraggiunse: «Sa forse qualcosa che noi non sappiamo?».
C’è da ammetterlo: ha un certo fascino l’idea che un Renzo Piano spagnolo sia ingaggiato da un ipotetico Mark Zuckerberg (interpretato da Paul Dano) per realizzare un bunker contro l’apocalisse. È interessante seguire le idee su carta di Miguel, che schizza una sorta di piramide rovesciata per i faraoni di oggi.
È ancora più stimolante inoltrarsi nelle obiezioni civiche di Sofia. “Non la trovi la cosa più aberrante al mondo?”, chiede stizzita al marito. “Questo modo di troncare con il resto dell’umanità”.
Mentre l’AI brucia le risorse idriche (oltre che i cervelli), intanto i signori che tutto comandano pensano al loro resort a cinque stelle plus sotto terra.
Quando Zeller si arrischia poi a indagare anche il senso della vita, cade però nel già visto e in un filosofeggiare troppo di maniera.

Le dichiarazioni
«Ho scritto questo film per Penélope e Javier perché li adoro e credo che siano tra gli attori migliori del panorama odierno», dice Florian Zeller a Venezia. «È stato un onore per me lavorare con loro. Ho voluto che recitassero insieme perché ho pensato fosse un modo unico per vedere qualcosa di speciale della vita di una coppia. La multidimensionalità di questo film è anche offuscare il confine tra realtà e finzione».
E quanta verità della coppia di Cruz & Bardem c’è in quella di Bunker? «Nulla del nostro matrimonio è stato trasposto sullo schermo: siamo bravi a creare una certa finzione, altrimenti non sopravvivremmo», precisa Javier.
Il personaggio di Sofia, offuscata dalle priorità del marito, è la molla che accende la crisi. «Dopo che ho letto la sceneggiatura, avevo molta voglia di lavorare sia con Florian che con Javier», racconta Cruz. «C’era una cosa che mi interessava tantissimo: Sofia dice molte cose che anche io penso. Mi fa davvero rabbia che a volte noi donne siamo trattate come marionette. Tra chi prende le decisioni più importanti, sono pochissime le donne e questo è molto triste. Ma sento che le nuove generazioni sono più attente a quello che pensiamo».
