Maurizio Costanzo: «Vi dico la mia sulla tv ai tempi del coronavirus»
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Maurizio Costanzo: «Vi dico la mia sulla tv ai tempi del coronavirus»
Televisione

Maurizio Costanzo: «Vi dico la mia sulla tv ai tempi del coronavirus»

Intervista al giornalista e conduttore, reduce dal successo de "L'Intervista". «Continuo a lavorare e penso a nuovi progetti», racconta. E a Panorama parla della finale di "Amici", del successo de "L'Amica geniale" e delle polemiche sulla D'Urso

Dal suo studio romano lavora, guarda la tv, scrive, pensa a nuovi progetti. Maurizio Costanzo è un fiume in piena di nuove idee, non si ferma mai pur attenendosi come tutti alle restrizioni imposte dal Governo per il Coronavirus. «Ma ero stanziale anche prima, non mi hanno stravolto la vita», racconta con la proverbiale ironia a Panorama.it. Archiviata a metà la settima edizione de L'Intervista, su Canale 5, ha messo in pausa gli impegni facendo slittare il Costanzo Show all'autunno, ma già pensa alla prossima stagione e intanto analizza dal suo osservatorio privilegiato la tv ai tempi del Covid 19.

Altro che crisi della settima edizione: gli ascolti sono ottimi, la terza puntata ha fatto boom con Enrico Brignano. Se l'aspettava questo successo?

L'Intervista è un programma strano, va crescendo di anno in anno e questo mi stupisce. È vero che la platea televisiva in questo periodo è più ampia, ma il milione e 300 mila spettatori registrato con Brignano mi ha sorpreso: vuol dire che in questa epoca complessa c'è voglia di conoscere meglio l'altro. Mi pare un dato positivo in tanta confusione.

Nella sua memorabile Buona Domenica si divertiva a giocare con gli ospiti, stuzzicandoli con Il libro delle domande di Gregory Stock. Come nascono invece le domande de L'Intervista?

Prima un redattore raccoglie materiale e realizza i filmati. Io li guardo e insieme a due redattori mettiamo giù le domande e costruiamo quello che diventa un vero e proprio racconto. In puntata poi s'innescano altri elementi: l'alchimia con l'ospite, la chiacchierata che prende una piega imprevista da cui nascono altre domande.

C'è un personaggio che in queste settimane così difficili, in cui abbiamo familiarizzato con esperti e figure inedite, ha colpito la sua curiosità di cronista?

Mi hanno colpito le facce di alcuni medici in chiara sofferenza, stravolti dall'impegno e dalla fatica: per una volta, la parola eroe si può usare non a sproposito. Medici e infermieri sono i nostri eroi. E poi mi ha colpito la compostezza del mio amico Giorgio Gori.

L'ha sentito in questi giorni?

Sì, via messaggio, e mi ha confermato che la situazione a Bergamo è drammatica. Lo conosco bene, abbiamo lavorato assieme a Canale 5: è una persona per bene.

In generale, che le sembra di questa tv ai tempi del Coronavirus?

Percepisco la fatica di chi fa tv in questo periodo. È complicato, so che il pubblico è affezionato a certi volti, li cerca e li vorrebbe in onda ma è oggettivamente difficile fare televisione. Io L'intervista la realizzo stando a distanza di un metro dall'ospite e non c'è neanche il cameraman in studio ma per ora non rifaccio il Costanzo Show perché senza pubblico non avrebbe senso.

Non pensa però sia stato un errore però spegnere l'intrattenimento e concentrarsi solo sull'informazione?

Ma l'intrattenimento vive del pubblico in studio, che non è un accessorio. Non si può non avere pubblico, perché tutto diventa algido. Al massimo le emittenti potrebbero puntare sulle repliche di qualità.

Venerdì 3 aprile c'è la finale di Amici 19. Come se l'è cavata Maria De Filippi in questa situazione che l'ha costretta a rivoluzionare lo show in corsa?



Maria De FilippiUfficio Stampa Fascino


Direi che Maria si è comportata più che bene. Lo studio vuoto a me, come a tanti, ha fatto una certa impressione. Immagino che in particolare per i cantanti esibirsi senza pubblico sia stato uno sforzo immenso.

Com'è cambiata la sua quotidianità tra quarantena forzata e restrizioni?

Ho l'ufficio a cento metri da casa, mi sposto di quel poco che serve, sempre con la mascherina e tutte le precauzioni del caso: essendo uno stanziale sempre, non solo in questo periodo, non ho dovuto stravolgere le abitudini. E altrettanto vale per mia moglie: la nostra vita non è cambiata molto, ci atteniamo alle regole come fanno tutti gli italiani.

Dunque da diverse settimane non vede i suoi figli. Ha ceduto alla "moda" delle videochiamate?

(ride) No, niente video chiamate. Skype non ce l'ho e non lo voglio, sono per le telefonate antiche alla Meucci, quelle che ti costringono a imparare a conoscere le sfumature della voce. Ovviamente sento spesso i miei figli e i miei nipoti.

A proposito di suo figlio Saverio, che effetto le ha fatto il successo de L'amica geniale?

Mi ha impressionato ma non stupito, perché è un prodotto incredibile. È stato bravo lui, è stata brava la Ferrante. Durante la prima puntata, a metà serata mi ha chiamato entusiasta Christian De Sica: «È nato di nuovo il neo realismo».

Il Grande Varietà, su Rai 1, è stato una delle sue creazioni di questa stagione. Ci sarà un altro ciclo?

Per ora non è previsto, ma ho imparato a non dare nulla per scontato nella mia carriera. Il programma pescava dalle Teche Rai, che sono la mia fissazione: c'è una miniera di materiale e da giovane ho partecipato come autore ad alcune di quelle produzioni, dunque saprei dove mettere le mani per un'eventuale nuova serie.

Dalla tv di ieri a quella di oggi. Che idea si è fatto delle critiche a Barbara D'Urso per aver recitato l'Eterno riposo in diretta con Salvini? Bonolis, a proposito della D'Urso ha detto: «Vuole impossessarsi anche del Vaticano, non solo di Canale 5».

(ride) È capitato anche a me in mezzo a una diretta di dire una preghiera mentale, ma farla in pubblico è un'altra cosa. Mi sono rivisto lo spezzone della puntata di domenica scorsa e le dirò che quel passaggio mi ha provocato un po' di disagio e un po' d'imbarazzo.

Le va di chiudere con un augurio agli italiani?

A tutti gli italiani auguro di uscere bene da questa situazione e il prima possibile. Facciamo in modo di tornare alla normalità. Al premier Conte chiedo invece uno sforzo per evitare di dover attraversare una situazione sociale difficile.


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