Due anni senza Fabrizio Frizzi: ecco perché ci manca tanto
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Due anni senza Fabrizio Frizzi: ecco perché ci manca tanto
Televisione

Due anni senza Fabrizio Frizzi: ecco perché ci manca tanto

Il 26 marzo del 2018 il popolare conduttore moriva, stroncato da un tumore che se l'è portato via in pochi mesi. Ma il suo stile unico e il suo garbo da gentiluomo della tv restano impressi nella memoria collettiva

Sono passati due anni dalla sua morte e Fabrizio Frizzi ci manca moltissimo. Basta farsi un giro sui social in queste ore per capire che è un sentimento diffuso e notare quanto sia ancora incredibilmente solido il legame tra il pubblico e il conduttore, scomparso il 26 marzo del 2018. La dimostrazione tangibile? I migliaia di post zeppi di foto e parole, pubblicati su Instagram e Twitter da tante persone comuni (oltre che dai colleghi) in cui non si scorge nemmeno una sfumatura di retorica ma un affetto profondo, radicato e mai scontato.

Perché ci manca tanto Fabrizio Frizzi

In una tv zeppa di personaggi che meriterebbero l'oblio immediato, maschere senza sostanza e presentatori empatici come ghiaccioli scaduti, Fabrizio Frizzi manca come l'aria. Chiariamoci: di conduttrici per bene e di galantuomini per fortuna ce ne sono parecchi - sia in Rai che in Mediaset - ma in pochi riescono a maneggiare lo stile e le chiavi con cui Frizzi ha puntellato i suoi decenni in tv.

Perché Frizzi ha dimostrato che si può surfare sulle onde del successo stando all'occorrenza tranquillamente un passo di lato o dietro senza paura di farsi oscurare dai colleghi, senza «primadonnismo» spinto, senza capricci da tele-divo, senza farsi fagocitare nell'insopportabile vortice del «lei non sa chi sono io». Brillare senza eccessi per brillare più a lungo è stata una delle chiavi di volta della sua carriera, un'anti-strategia che gli ha permesso non solo di entrando per quasi quarant'anni nelle case degli italiani ma persino di diventare uno di famiglia. È una cosa scontata? Assolutamente no.



Lo stile unico dell'amico di famiglia

L'errore dei suoi detrattori? Scambiare l'umiltà con la prevedibilità, il profilo basso con l'ovvio. La sua forza? Imporre una cifra inclusiva, rassicurante e colloquiale ma non banale. Per questo il pubblico l'ha amato sempre, anche nei momenti più difficili e gli snodi più complicati della sua carriera: come quando nel 2003 passò a Mediaset dopo una difficile (e dolorosa) rottura con la Rai, anche se fino all'ultimo ha saputo incarnare lo spirito del Servizio Pubblico.

Ma proprio in quel momento si è vista la sua forza gentile, quella che gli consentì di ricominciare da zero (o quasi) scegliendo la strada meno scontata e più difficile, quella del mattino di Rai 3, da cui ripartì per riscrivere un nuovo patto di fedeltà con il suo pubblico. Lo avrebbero fatto tutti? No, anzi, molti suoi colleghi si sarebbero lagnati pubblicamente per settimane pur di ottenere un rientro in grande stile. Il pubblico invece non solo capì quella mossa ma da quel momento non l'ha mai più abbandonato. Fino all'ultimo è stato al suo fianco, tributandogli un omaggio clamoroso e spiazzante, con migliaia di persone in coda per l'ultimo saluto in Piazza del Popolo, a Roma. Se c'è una lezione che ci ha insegnato Frizzi è che o mediocri senza talento passano, i mediani di successo invece restano nel cuore della gente.

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