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Difesa e Aerospazio

La guerra delle startup ucraine

In meno di due anni e senza navi Kiev ha distrutto un terzo della forza russa. Merito dei droni navali, piccoli, veloci e difficilmente intercettabili. Zelensky ne vuole fare un milione entro l'anno, intanto li vende al salone di Parigi

Con il passare dei mesi e il prolungamento della guerra russo-ucraina emergono osservazioni su fatti accaduti che entreranno a far parte delle dottrine militari. Uno di questi esempi, che probabilmente i cadetti delle accademie navali si troveranno a studiare, è come abbia fatto l'Ucraina, utilizzando modeste forze terrestri schierate lungo i litorali, usando sensori inizialmente disponibili sul mercato civile, droni marittimi e aerei, nonché pochi missili a lungo raggio, a danneggiare gravemente o distruggere 23 navi da guerra russe e un sottomarino. Senza navi militari proprie e facendo affidamento esclusivamente sulle forze costiere, l'Ucraina ha eliminato più di un terzo del tonnellaggio navale russo nel Mar Nero, ha causato costi per miliardi di dollari e superato il blocco navale attuato da Mosca su Odessa e su altre città marittime, creando gli spazi e le condizioni per permettere almeno una parte della navigazione mercantile in quella regione.L'arma più innovativa sono i veloci motoscafi armati senza pilota Magura V5, progettati e costruiti in Ucraina, incubo dei marinai russi da quando hanno affondato la Caesar Kunikov, una nave da sbarco che molto probabilmente trasportava munizioni verso il fronte sud della guerra, all’inizio di quest’anno. Nel marzo scorso ben dieci Magura V5 hanno partecipato al combattimento navale notturno durato venti minuti al largo della punta meridionale della Crimea; ciascuno era armato con almeno 200 chili di esplosivo e i russi, quando li hanno individuati, sono riusciti a distruggerne soltanto quattro. Lunghi circa sei metri, dotati di una coppia di motori idrogetto, costano relativamente poco e stanno cambiando gli scontri navali. Sono appena visibili sui radar delle navi o degli aerei di pattuglia, filano a quasi 80 km/h, spesso sono usati di notte e in sciami, ed anche se si sono rivelati vulnerabili agli attacchi con elicotteri, gli ucraini ne stanno armando alcuni con missili antiaerei a corto raggio. Il presidente Volodymir Zelenskyj ha recentemente affermato che uno dei traguardi principali del 2024 è la produzione di un milione di droni di ogni tipo e che l’anno scorso ne sono stati costruiti circa 300.000.Si può obiettare che in fondo, tolto l'equipaggio e messo un sistema di controllo a distanza, si tratta della stessa idea rappresentata dai “Mas” italiani, con la differenza che a rischiare la vita sono soltanto gli operatori remoti qualora individuati. A rendere possibile la vittoria ucraina sulla Marina russa è anche il fatto che il Mar Nero è relativamente ristretto, che non ci sono grandi possibilità per nascondere le navi in luoghi protetti e che questi obiettivi sono relativamente statici o comunque lenti nel manovrare. C'è di più: la fiera degli armamenti di Parigi, Eurosatory 2024, dove i Magura erano in bella mostra nel padiglione ucraino, ha dimostrato che la cultura delle aziende start-up ucraine nel settore tecnologico ha consentito di poter produrre qualcosa di efficace molto rapidamente, come dimostra il fatto che la Russia cerca di distruggere queste fabbriche tutti i giorni con missili da crociera anche ipersonici. Del resto la fiducia negli attacchi con mezzi a controllo remoto arrivò già all’inizio della guerra, quando le evidenti debolezze della prontezza navale russa divennero evidenti il giorno che gli ucraini affondarono l'incrociatore lanciamissili Moskva con due missili antinave subsonici (lenti) Neptune di progetto sovietico ma costruzione ucraina. Fu così dimostrato che l'ammiraglia della flotta del Mar Nero era cieca e impreparata.La vicenda dei droni lanciati dagli Houthi è un altro tassello di come gli eventi recenti stanno modificando la guerra navale: seppure lenti e facilmente intercettabili, il loro numero e l'imprevedibilità dei lanci hanno costretto le forze navali a un'allerta continua, mentre il loro relativo successo è essenzialmente dovuto al fatto di essere lanciati contro obiettivi inermi come le navi mercantili. Ma una cosa è certa: ucraini e iraniani lavoreranno continuamente per rendere questi “effettori” sempre più pericolosi aumentandone il carico bellico, il raggio d'azione e la furtività.E se contro i droni volanti è essenziale essere dotati di cannoni a tiro rapido e missili intercettori (che però costano più di ciò che abbattono), contro i barchini poco possono fare le chiatte minate, le protezioni fisiche, ed anche la guerra elettronica con la quale si cerca di disturbare il segnale Gps, sistema principe che ne consente la navigazione verso il bersaglio. A proposito di Russia si fa fatica a comprendere come mai le forze di Mosca non si aspettassero attacchi da parte di droni, così come attacchi missilistici fin dall’inizio, facendosi cogliere impreparate. Anche perché Kiev aveva cominciato a usare droni aerei armati di costruzione turca nella lotta contro i separatisti nella regione ucraina del Donbass già nel 2021, mesi prima dell’invasione russa, e questo dopo almeno dieci anni durante i quali sistemi aerei senza pilota sono stati utilizzati per la sorveglianza e la ricognizione da entrambe le parti. Con la differenza però che facendo viaggiare i segnali di controllo sui satelliti Starlink, le capacità offensive sono enormemente cresciute.Oltre a essere uno stimolo morale per Kiev quando una nave da guerra russa viene affondata da un drone, i sistemi marittimi continuano a fornire informazioni chiave, sorveglianza e ricognizione; collegamenti di comunicazione vitali in diversi settori e avranno un ruolo futuro nella difesa aerea e nell'attacco terrestre man
mano che verranno messe in campo modifiche e implementazioni. I droni marini hanno anche ampliato la guerra navale alle infrastrutture, come il riuscito attacco sul ponte Kerch che collega la Russia alla Crimea con un drone navale Sea-Baby. Il ponte consentiva a Mosca di spedire rifornimenti via terra senza dover attraversare zone di combattimento fortemente contese nel sud dell’Ucraina. Poco dopo altri Sea-Baby colpirono la nave da sbarco Olenegorsky Gornyak vicino al porto di Novorossijsk e la petroliera Sig che probabilmente stava rifornendo le truppe di terra russe lungo il fronte meridionale. Insomma i droni navali non sono un'arma che porta Kiev alla vittoria rapida, ma hanno certamente equilibrato le forze in campo e provocato grandi danni ai russi eliminando le navi da guerra della flotta più velocemente di quanto la Russia possa costruirle o rimpiazzarle con le altre sue flotte sparse nel mondo. Dopo due anni di guerra nel Mar Nero, la Russia mantiene comunque una marina molto capace, ma è certo che, come anche le Marine militari della Nato, dovrà pensare a come affrontare i sistemi senza pilota e a come usarli per contrastare le minacce.

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Sergio Barlocchetti

Milanese, è ingegnere, pilota e giornalista. Da 30 anni nel settore aerospaziale, lo segue anche in veste di analista. Docente di materie tecniche presso la scuola di volo AeC Milano è autore di diversi libri.

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