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I ragazzi di Bersellini ricordano

Commozione nel mondo del calcio per la scomparsa del "sergente di ferro", un tecnico apprezzato che fece esordire molti talenti

Immaginate una formazione schierata con un 4-2-3-1 così composta: Zenga in porta, linea di difesa a quattro con Beppe Bergomi e Riccardo Ferri centrali, Moreno Mannini a destra e Beppe Baresi a sinistra.

In mezzo al campo Giancarlo Pasinato e Fausto Salsano.

Sulla trequarti fantasia al potere con Evaristo Beccalossi, Roberto Baggio e Luca Vialli. Davanti, unica punta, Spillo Altobelli.

Sono tutti giocatori lanciati da Eugenio Bersellini, l'indimenticabile allenatore del dodicesimo scudetto nerazzurro, spentosi domenica 17 settembre 2017 a 81 anni.

A parte Zenga che non ha fatto in tempo a disputare la prima in A con il "sergente di ferro", gli altri dieci della formazione immaginaria hanno esordito nella massima serie grazie al fiuto di Bersellini. Walter era comunque tenuto d'occhio dal mister: "C'è una foto di Inter-Napoli, finale di Coppa Uefa all'Olimpico - racconta l'Uomo Ragno - che mi immortala mentre salto dalla panchina dopo il nostro vantaggio. Bordon è già in Argentina con la Nazionale e Bersellini mi convoca a 18 anni come riserva di Renato Cipollini".

Beppe Bergomi non può dimenticare quel 22 febbraio 1981, Inter-Como. "Vierchowod entra duro su Oriali, che deve lasciare in campo. In panchina siamo in tre difensori, insieme a me ci sono anche Tempestilli e Pancheri. L'allenatore prima pensa a Pancheri, poi cambia idea e mi butta in mischia. Poche parole, solo l'ordine di stare sulla loro punta, Marco Nicoletti, lungagnone, difficile da marcare. Il primo pallone alto, però, lo buco e loro segnano. Poi, per fortuna vinciamo noi". Diciassette mesi dopo quel diciassettenne avrebbe alzato la Coppa del Mondo a Madrid. "Al termine della partita - continua lo Zio - non mi dice nulla di particolare, era un uomo che trasmetteva valori e lealtà sportiva, ma non ti regalava niente in termini di smancerie".

Parole simili anche per Riccardo Ferri, a cui il mister ricordava la figura del padre: "lo stimavo molto per la serietà e onestà che metteva sempre, in ogni azione. I suoi sguardi, più delle sue parole, erano una chiara indicazione se avevi fatto bene o meno. L'ho visto l'ultima volta quattro anni fa, una cena organizzata dalla figlia". L'esordio? "Gioco una buona partita con la Primavera ad Appiano Gentile, ad assistere c'è tutta la prima squadra e uscendo dal campo sento addosso lo sguardo del mister. Capisco di averlo ben impressionato, infatti, dopo poco tempo mi aggrega ai "grandi" con cui mi fa fare tutta la preparazione estiva. Un lavoro molto duro, noi ragazzi infatti, oltre ai due allenamenti quotidiani, la sera andiamo anche in palestra per rafforzare il fisico. La prima partita è contro il Cesena, quando subentro a Pasinato e devo prendere in consegna Walter Schachner. Ricordo una punizione dal limite per noi e il mister che grida a Becca "la tira lui", indicandomi".

Quarant'anni fa Bersellini tenne a battesimo la generazione che lo avrebbe portato ai successi nerazzurri: uno scudetto e due Coppe Italia. Nel 1977 alla prima giornata debutta Spillo Altobelli in un incontro casalingo contro il Bologna di Cesarino Cervellati. "Preferirei ricordare la seconda giornata, quando battiamo la Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi, in rimonta. Sotto di un gol, segna prima Scanziani e poi io raddoppio. All'esordio a San Siro, invece, con i rossoblu, forse  un po' troppo appesantiti dalla preparazione, perdiamo 1-0". Nella partita contro i vicentini di Giovan Battista Fabbri gioca la sua prima in A Beppe Baresi, guadagnandosi la palma di miglior giocatore in campo insieme con il libero Giacinto Facchetti.

Altobelli, secondo goleador della storia interista con 209 reti, ha parole dolci e affettuose per il suo ex tecnico: "mi ha fatto diventare un campione del mondo, insegnandomi il comportamento in campo e fuori, grazie al suo esempio di persona onesta dedita al lavoro. L'allenatore ideale per un ragazzo in formazione, sono stato fortunato ad incrociare la mia strada con la sua. Vi racconto un aneddoto, ero al mio primo campionato e il lunedì dopo il derby sono a casa, quando suona il campanello. Mia moglie va ad aprire e si trova davanti Bersellini. Mi viene incontro e mi chiede "me lo offri un caffé?". Poi, con calma, mi spiega che mi ha visto stanco e mi dice, penso di farti riposare domenica con il Perugia. Come fai a non voler bene ad un allenatore così?". Per la cronaca, Spillo poi subentrò ad Anastasi al 60° e realizzò il 2-0 che chiuse la partita.

Un commovente ricordo ha scritto su Instagram, ieri, Evaristo Beccalossi: “Lo so che ti ho fatto disperare Eugenio, hai fatto di tutto per me, ritiri, multe, diete, cazziatoni, allenamenti differenziati, ore nello spogliatoio io e te. Tutto questo per farmi capire come mi dovevo comportare per arrivare in alto, mi arrabbiavo, ma poco o tanto che ho fatto lo devo a te, tutto questo con grande amore nei miei confronti …grazie di tutto mister”. Raggiunto al telefono il fantasista rivela di sorridere ai mille ricordi che lo legano al suo ex allenatore: "come faccio a dimenticare gli infiniti colloqui a quattro occhi negli spogliatoi? O quando di nascosto all'autogrill scappavo per comprare i cioccolatini facendolo imbestialire?".

Il nome di Bersellini si lega anche ad altri due importanti esordi, non interisti. Da tecnico della Sampdoria,  il 16 settembre 1984 manda in campo il ventenne Gianluca Vialli, contro la Cremonese, la sua ex squadra. Vialli gioca 83 minuti prima di lasciare il campo a Roberto Mancini. Nella formazione sono presenti anche due ex nerazzurri come Bordon e Beccalossi. Lasciata Genova, Bersellini passa alla Fiorentina, dove promuove subito titolare il diciannovenne Roberto Baggio in una formazione viola che sta cercando l'erede di Antognoni. Roby ripagherà la fiducia fin dall'esordio contro la Sampdoria, risultando il migliore in campo insieme con Ramon Diaz, autore di una doppietta.

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