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Le vite parallele (nerazzurre) di Silvano e Davide Fontolan

Oggi, 24 febbraio, compiono 62 e 51 anni. Silvano lascia l'Inter l'anno prima dello scudetto 1980, Davide arriva l'anno dopo lo scudetto del 1990

Tra le coppie di fratelli del mondo del calcio - Franco e Beppe Baresi, Antonio e Massimo Paganin, Filippo e Simone Inzaghi, Jerome e Kevin Prince Boateng - Silvano e Davide Fontolan si distinguono per la curiosità anagrafica di condividere il compleanno. Il 24 febbraio, Silvano festeggia 62 primavere e Davide 51. Undici anni di differenza, mai incrociati sul campo ("quando giocava lui c'era ancora il Duce", scherza Davide). 

Silvano, cuore nerazzurro fin da bambino, arriva all'Inter nel 1978, a 23 anni, voluto fortemente dall'allenatore Bersellini, con il quale si era già incrociato a Como e che poi ritroverà ad Ascoli. "Fu un'ottima annata - ricorda Silvano - se non pareggiavamo 2-2 il derby, che stavamo vincendo, avremmo potuto vincere lo scudetto". Per Carlo Muraro e Spillo Altobelli, in effetti quell'anno l'Inter giocò meglio del campionato successivo quando vinse il suo dodicesimo scudetto. "Questo non posso dirlo, l'anno dopo non c'ero più, probabilmente la squadra aveva acquisito consapevolezza e poi era un gruppo molto affiatato. So che si sentono ancora oggi". In quell'anno Silvano timbra 13 presenze, patisce la concorrenza dello stopper titolare Nazzareno Canuti (24 presenze). "Quando giocavamo contro squadre forti, con due punte pericolose, ci faceva giocare entrambi, io e Nazza con Bini libero, altrimenti restavo in panchina. Per questo a fine anno ho chiesto di essere ceduto".

Silvano torna così a Como dove farà coppia in difesa con Piero Volpi, l'attuale medico sociale dell'Inter. Quattro anni più tardi si trasferirà a Verona, dove, affiancato dal libero Roberto Tricella, anche lui ex Inter, si consacrerà come uno dei migliori centrali del campionato e sarà uno dei protagonisti dello storico scudetto del 1985 con Osvaldo Bagnoli in panchina (allenatore che poi il fratello Davide ritroverà all'Inter). A Verona poi muove i primi passi un giovane difensore, Stefano Pioli. "Non posso dire di aver già immaginato la sua futura carriera da allenatore, ma certo Stefano era un ragazzo serio, molto determinato, sapeva quello che voleva".

La porta dell'Inter chiusa da Silvano viene riaperta da Davide undici anni dopo (gli stessi che li separano come età). Approda nella squadra dei record, quella reduce dal trionfale scudetto dell'anno prima. Su Davide, che si era messo in luce al Genoa, Trapattoni ripone molte aspettative. Un infortunio però in un'amichevole estiva con il Viareggio lo costringe ad un anno intero di inattività per la rottura del crociato anteriore. Il suo esordio arriva quindi con Corrado Orrico in "una stagione sciagurata". La nouvelle vague della zona non spaventa certo Davide che tre anni prima è stato allenato da Arrigo Sacchi a Parma. "Due allenatori molto diversi, io con Orrico non mi trovavo male, ma certo non puoi fare l'intransigente sergente di ferro con personalità come Matthaeus o Zenga. Ha mancato di duttilità. La gabbia? Sì, era molto faticosa, ma se vuoi fare il calciatore non può spaventarti la fatica".

L'anno dopo, proprio con Bagnoli, Davide sfiora lo scudetto, arrivando secondo dietro al Milan di Capello, del trio olandese e anche di Papin, Boban e Savicevic. L'Inter invece aveva ceduto il suo trio tedesco (Matthaeus, Brehme, Klinsmann), per acquistare Ruben Sosa, Igor Shalimov e Totò Schillaci. "Erano sicuramente più forti, però gliel'abbiamo fatta sudare" e i due derby terminano in parità.

L'anno dopo il tracollo in campionato (tredicesimi, peggior risultato della storia) che costa la panchina a Bagnoli. "Dopo poche partite eravamo tagliati fuori dallo scudetto e abbiamo perso mordente, concentrandoci sulla Coppa Uefa, che allora era più difficile della Champions, incontravi le squadre arrivate seconde l'anno prima che avevano una grande voglia di rivalsa". L'anno folle si chiude così con la vittoria in Coppa Uefa, dove Davide segna anche un gol in semifinale con il Cagliari. Prima della finale con il Salisburgo l'allenatore Gianpiero Marini riunisce la squadra, è preoccupato gli manca il terzino sinistro. "Non c'è problema, mister, lo faccio io". "Ma sei sicuro? Te la senti?", "che problema c'è?". Così, Davide, nato attaccante, alza il trofeo europeo da difensore. "Ho giocato in tutti i ruoli, non mi sono mai tirato indietro, ero un leader nello spogliatoio anche per questo. Se c'era da esporsi su di me si poteva contare, sempre".

L'avventura nerazzurra di Davide si conclude con l'inconciliabilità con Roy Hodgson. "Non ho mai preteso di essere titolare, ma non sopporto essere preso in giro. Mi disse che ero il suo attaccante perfetto, perché pressavo, correvo, ripiegavo, poi non mi schierava. Poi mi fa giocare 5 minuti contro la Fiorentina, perdiamo, e il giorno dopo mi accusa davanti a tutta la squadra di aver causato la sconfitta. L'ho spintonato via. Da quel giorno mi ha messo titolare, ma a fine campionato a Moratti che voleva rinnovarmi il contratto ho detto che non potevo restare con quell'allenatore". 

Silvano è ancora appassionato interista, nonostante le poche presenze, è rimasto legato ai colori dell'infanzia. "Continuo a seguirla e sono contento dei risultati che sta raggiungendo Pioli". Davide invece si è allontanato dal mondo del calcio professionistico ("falso e ipocrita") e si dedica ad allenare i ragazzi della Lainatese. 

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