Real fuori, Juve in finale: per la Champions i soldi non bastano
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Real fuori, Juve in finale: per la Champions i soldi non bastano
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Real fuori, Juve in finale: per la Champions i soldi non bastano

Investimenti da favola e risultati non vanno a braccetto: lo dice la storia e lo conferma l'eliminazione delle merengues di Ancelotti

E adesso tutti a celebrare l’Euro-Juve che è arrivata fino a Berlino con gran merito, spazzando via il Real Madrid che partiva campione in carica (e favorito) per andarsi a giocare la Champions League contro il Barcellona di Messi-Neymar-Suarez. Roba da togliere il sonno, sia per l’emozione di aver ritrovato una finale dopo dodici lunghissimi anni, intervallati anche dalla serie B e dall’inferno di Calciopoli, sia per la grandezza dell’avversario. Forte, a tratti in giocabile e spaventosamente ricco: così appare il Barcellona visto da qui. Attenzione, però, a non commettere l’errore che tutti a inizio campagna europea facevano e che per troppo tempo ci siamo trascinati dietro: la Champions non la vince sempre il più ricco, anzi. La Juve ha tutto, nel senso di struttura societaria e profondità di rosa, per andare a Berlino e portarsi a casa la coppa. Guai ad abbassare lo sguardo adesso pensando che non si possa fare. Possibile? Sicuro. Basta mettere in fila l'andamento delle ultime 10 edizioni della Champions League (dal 2005-2006 al 2013-2014) comparandole con la classifica per fatturati stilata da Deloitte nella stagione precedente, che serve a parametro per fotografare la forza economica dei club quando si sono presentati al via della competizione. I risultati sono sorprendenti e cancellano la leggenda secondo cui va avanti solo chi fattura e arrivare nelle prime 8 (o, peggio, nelle prime 16) è il massimo che una società italiana si possa augurare. Quello che segue è l'aggiornamento dell'analisi pubblica da Panorama a novembre (LEGGI QUI) e che si è rivelata per una volta profetica.

Barca-Juve, finale fuori dal podio delle più ricche

Partendo dal Barcellona che trionfò contro l'Arsenal (2006) e arrivando fino al Real Madrid che un anno fa beffò l'Atletico in un derby mozzafiato, si scopre che una sola volta su 9 ad alzare il trofeo è stato il club più ricco di tutti: proprio il Real Madrid edizione 2013-2014. Certo, molto è responsabilità dei flop in serie delle merengues che per un decennio hanno costantemente rimandato l'appuntamento con la Decima. Allargando appena il discorso, però, le proporzioni cambiano poco. Partendo da una posizione sul podio della classifica Deloitte, solo 4 volte su 10 si è arrivati al successo finale: Manchester United (2008), Barcellona (2009 e 2011) e Real Madrid (2014). In altrettante occasioni ha festeggiato chi partiva dalla 5° (o peggiore) o posizione: Barcellona (2006), Milan (2007), Inter (2010) e Chelsea (2012). Solo due volte c'è stata una finale tra due club entrambi sul podio e in entrambe il Barcellona ha battuto il Manchester United. Finali senza protagoniste da Top 3 della ricchezza? Ben 6 su 10 compresa quella di Berlino. Più del doppio. Oggi la Juventus entra nella finale da 10° nella classifica del fatturato certificata da Deloitte (279,4 milioni di euro) e il Barcellona è 4° con 484,6.

Questa Juve più ricca dell'Inter del Triplete

C'è poi un altro dato sorprendente da analizzare e che smentisce il low profile di casa nostra. Se è vero che non si può mangiare in un ristorante a cinque stelle presentandosi senza carta di credito e con in tasca al massimo 10 euro, come ha detto Conte, è altrettanto corretto dire che il nostro portafogli non è incompatibile con una bella cena stellata. Anzi, il passato insegna che la potenza di fuoco economica di cui è dotata, ad esempio, la Juventus di Allegri è più che sufficiente per arrivare a Berlino senza doversi accontentare di wurstel e crauti. Il conto è presto fatto. Al via della stagione la Juventus si è presentata con alle spalle un fatturato da 279,4 milioni di euro (plusvalenze escluse) che le è valso la 10° posizione nella classifica Deloitte presa come punto di riferimento. In testa c’è come tradizione il Real Madrid con i suoi 549,5 milioni (senza plusvalenze). Un bilancio 1,96 volte superiore a quello bianconero. Troppo? No, anzi.

L'Inter del Triplete, ad esempio, nell'autunno 2009 partiva con un rapporto di 2,04 rispetto al solito Real Madrid ed era anch'essa al 9° posto della graduatoria Deloitte. In estate aveva speso molto per prendere Milito e Thiago Motta, sui quali non c'era la corsa dei top team, Sneijder e Lucio (scarti di Real Madrid e Bayern Monaco) e in più aveva piazzato lo scambio Ibrahimovic-Eto'o, altro ripudiato. Nessun top player era arrivato in Italia e i colpi del momento (Cristiano Ronaldo, Kakà, Benzema al Real Madrid, Gomez-Robben al Bayern e Ibra al Barcellona) li avevano fatti gli altri. Quell'Inter non è un'eccezione, ma la regola. 

L'Atletico Madrid della scorsa stagione partiva dalla 20° posizione nella classifica dei fatturati con un rapporto di 4,32 volte rispetto al Real Madrid (120 contro 518 milioni). Il Borussia Dortmund finalista nel 2013 era 11° con fatturato di 2,71 volte inferiore al Real Madrid capoclassifica (189 contro 512). Il Chelsea nel 2012 partiva esattamente con gli stessi fondamentali economici della Juventus di Allegri: 1,91 (249 contro 479 milioni), lontano dal podio della ricchezza. E così via andando a ritroso nel tempo.

In semifinale da Top 5 fatturati? Solo uno su due ce la fa

Ancor più interessante lo studio di cosa succede in generale nei turni precedenti. Delle 40 squadre che hanno disputato le semifinali dal 2005-2006 a oggi, solo 25 provenivano dalle prime cinque posizioni della classifica dei fatturati (62,5%) e ben 8 (20%) partivano oltre la 10° posizione, che significa essere lontani dall'elite che conta. Siccome le caselle 'Semifinalista' a disposizione sono 4 per ogni stagione (40 in tutto) significa che i club ricchissimi, identificati allargando lo spettro fino alla Top 5, hanno raggiunto l'obiettivo minimo di confermare il proprio dominio economico anche sul campo circa una volta su due. E basta. Il resto è andato alla borghesia che sta alle spalle con qualche eccezione, non così infrequente, del ceto medio sul modello Atletico Madrid della scorsa stagione, Borussia Dortmund 2013, Schalke 2011, Lione 2010, Liverpool 2007 fino ad arrivare al meraviglioso (e proletario) 2006, quando nelle magnifiche quattro si iscrissero Milan (3°), Barcellona (6°), Arsenal (10°) e Villarreal (fuori dalle prime 20).

E nei quarti di finale la forbice si allarga ancora...

Prendendo come riferimento i quarti di finale, invece, la forbice si sbilancia ancor di più a favore dei meno ricchi. Su 80 squadre che hanno disputato il turno, meno della metà (34) provenivano dalla Top 5, 52 (65%) allargando il raggio alla Top 10 che significa una presenza massiccia e continua (28 su 80 ovvero il 35%) di club al di fuori della prima lista dei fatturati. E se nelle magnifiche otto, che ci sono state descritte come obiettivo massimo per le nostre rappresentanti, sono entrate realtà come Malaga, Galatasaray, Apoel Nicosia, Cska Mosca, Bordeaux, Porto, Fenerbache, Psv, Valencia, Lione o Benfica, diventa evidente che l’impresa della Juve è straordinaria dal punto di vista tecnico ma perfettamente in linea con i trend della Champions League.

Vincere si può (e anche restare in alto)

L'ultima chiave di lettura è che, una volta entrati nell'elite allargata del calcio europeo, fortunatamente sono i valori tecnici a contare più di quelli economici. L'analisi della storia recente della Champions League lo conferma e il boom di ricavi indotti per la Juve in questa stagione consentiranno alla società di Agnelli di fare un fondamentale salto in avanti nel futuro, avvicinando i top club europei in maniera strutturale. E' il prodotto della riforma voluta da Platini che ha reso la Champions un torneo che distribuisce ricchezza a piene mani e che si combina con gli effetti del fair play finanziario. Che sia una buona notizia in assoluto è da dimostrare, visto che di questo passo sarà difficile per chi corre con la Juve in Italia colmare il gap: discorso che vale anche in Liga, Bundesliga e Ligue1 ma non in Premier League che ha una forza di sistema unica nel panorama. Il tema è: avendo la Juve la quasi certezza a medio termine di stare sempre nelle prime tre della classifica, attingendo al jackpot Uefa, e non potendo gli altri investire in maniera massiccia per rilanciarsi, fra quanto tempo torneremo a vedere un campionato di serie A equilibrato e avvincente?

JUVE, UNA CHAMPIONS DA RECORD CON RICAVI DA 100 MILIONI DI EURO

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