Spalletti Inter
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Essere Luciano Spalletti

Viaggio nell'animo psicologico del nuovo tecnico dell'Inter: contadino, anarchico, tattile, linguista

“È un dirimpettaio della follia, un teatrante, generoso e coraggioso”, così lo definisce Walter Sabatini, coordinatore tecnico di Suning.

Luciano Spalletti, 58 anni, di Certaldo, figlio di un guardiacaccia, è l’uomo chiamato a restituire sorrisi alle vedove di Mourinho che hanno visto alternarsi ben nove allenatori (Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini, De Boer, Pioli) mentre la Juventus vinceva sei scudetti.

Spalletti non si nasconde, non è più il giovane tecnico che, promosso in A con l’Empoli, ammetteva "non mi sento in grado, non conosco neppure i nomi dei giocatori avversari".

Fortificato da esperienze di confine, tra Zamparini e la Russia, dove festeggiò lo scudetto a torso nudo a dieci gradi sottozero, e dalla prova romana dove è rimasto in piedi nonostante la rivolta di un’intera città per aver messo in panchina il monumento Totti.

ANIMO CONTADINO
Legato alla sua terra, conserva un animo contadino. Quando allenava l’Empoli, il lunedì lo trascorreva sul trattore, tra le vigne e i suoi duecento ulivi di Montespertoli, o ad assemblare divani, per il mobilificio del fratello fra Sovigliana e Vinci. Nel periodo della Roma tagliava piante al centro sportivo, o, in trasferta in Toscana, dormiva sul pavimento per “sentire la mia terra”. Ama mostrare sulle mani i segni di chi pota le piante e dà da mangiare agli animali.

LESSICO TOSCANO
Nato a Certaldo, il paese di Boccaccio, Spalletti con i giornalisti ingaggia sfide semantiche dai continui riferimenti bucolici. “Perisic? devastante nella riservina, dietro la punta, dove c’è l’animale buono da cacciare”, “Icardi? un attaccante serpentesco”, “Contro squadre più forti faremo micino micino”, “Sono curioso di cosa c’è dietro la linea difensiva degli avversari, perché lì c’è casina, c’è la porta”. Verbo preferito: sterzare (“se faremo le cose di prima, qui non cambierà niente”).

FUORI SINCRO
Non è raro che Spalletti entri in campo a gara iniziata. Pur non scaramantico, preferisce uscire dallo spogliatoio dopo il collega. Durante la partita entra in una trance agonistica che lo manda, a volte, fuori sincro. Capita che guardi dalla parte opposta a dove si svolge l’azione o si metta a fissare, pensieroso, la punta delle sue scarpe. A Crotone, nel campionato scorso, rimase 2 minuti a guardare un tifoso che lo insultava.

UOMO TATTILE
Spalletti è un uomo dalla comunicazione molto tattile. I suoi giocatori li tocca, li abbraccia, da loro pugni sulle spalle. Li adotta e li difende. A muso duro ha risposto ad un tifoso che in ritiro insultava Ranocchia “e non ridere, altrimenti si viene fuori e ti si fa vedere che siamo come te”. Alla Roma, dove scaricava la tensione tirando di boxe, ricordano ancora quando suonò l’antifurto di casa di Panucci e partì con lui e altri giocatori, armato di bastoni.

INTERISMO
È entrato subito in sintonia con i tifosi nerazzurri con dichiarazioni ad alto tasso di interismo: “qui ci sono stati allenatori sciamani come Herrera e Mourinho”, “chi vuole lavorare con me deve dire “io sono l’Inter”, non “io sono un calciatore dell’Inter””, “l'Inter ti perfora il cuore”. I tanti tifosi allo stadio? “merito di Moratti, Mourinho, Zenga, Burgnich, Facchetti, Cambiasso, Eto’o, Ronaldo, Bergomi, Materazzi, Ibrahimovic, Milito… il merito è solo loro”

ANARCHICO SOLDATO DI VENTURA
Per sua ammissione era un anarchico. Centrocampista, ma all’occorrenza anche terzino e libero, buttato fuori dalle giovanili della Fiorentina per indisciplina agli allenamenti (mancati). È molto legato a Gian Piero Ventura, che negli anni Ottanta dal Castelfiorentino lo portò all’Entella. Quando il ct della Nazionale era senza squadra, Spalletti lo chiamò a lavorare con la Primavera giallorossa e ne ha preso ora le difese dopo le critiche per la sconfitta contro la Spagna: “avrei fatto le stesse scelte”

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