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Totti e la festa negata: Spalletti sbaglia a mortificare una leggenda

Nemmeno un minuto in campo in un San Siro che osannava il capitano giallorosso. Le risibili giustificazione del tecnico della Roma

Spalletti nega a Totti la passerella a San Siro che pure lo stava celebrando. Tifosi del Milan e della Roma uniti per salutare l'ultima volta del capitano giallorosso nello stadio che, Olimpico a parte, ha visto le sue gesta maggiori in Italia e che lo ha apprezzato (e combattuto) come avversario temibile e che adesso è al passo d'addio. Una scena che divide e riaccende le polemiche sul modo in cui il tecnico sta gestendo la parte finale della carriera del simbolo romanista.


Totti in panchina e a sei minuti dalla fine dentro Bruno Peres per Dzeko. Con il risultato già al sicuro (3-1 per la Roma) e con Francesco accasciato in panchina con un sorriso amaro. Epilogo bruttissimo e irrispettoso della storia dell'uomo e del campione oltre che dello sport che vive anche di simbologie e tributi. Spalletti ha tutto il diritto di giocarsi le partite fino in fondo, meno di aggrapparsi allo specchio per giustificare come scelte tecniche qualcosa che di tecnico ha poco e affonda le radici in un rapporto tumultuoso.

Ha detto l'allenatore nel dopo partita: "Non ero tranquillo del risultato, la prossima volta per fare la formazione si può fare una cooperativa o magari delle votazioni, così la facciamo tutti insieme". E poi è sbottato: "Se lo metto negli ultimi cinque minuti dite che lo prendo per il culo, allora troviamoci d'accordo". Giustificazioni risibili, parole che svelano il nervo scoperto del toscano, ormai in rottura prolungata con l'ambiente che lo circonda e spesso sopra le righe.

Il punto d'incontro è o dovrebbe essere il rispetto della storia. Totti non può più essere un protagonista di questa Roma perché non regge il ritmo per novanta minuti. Che sia forzato a smettere anche se non vuole è una scelta giusta e comprensibile da parte del club, meno lo è la mortificazione di alcuni passaggi che sono simbolici ma importanti compreso l'omaggio di uno stadio come San Siro.

Molto meglio i tifosi rossoneri che hanno preparato l'addio all'avversario di chi glielo ha voluto negare. E siccome mancano tre partite e poi si chiuderà il capitolo di Totti giocatore della Roma, sarà bene che qualcuno spieghi a Spalletti che l'uscita di scena dovrà essere all'altezza della carriera del numero dieci. Gli allenatori passano, con le loro manie, i simboli restano. Totti merita un finale degno, con o senza Spalletti. La Roma si attrezzi per spiegare al proprio tecnico che cosa significa.

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Giovanni Capuano