La verità sulla chiusura di Sportitalia
La verità sulla chiusura di Sportitalia
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La verità sulla chiusura di Sportitalia

Il 5 novembre si era parlato di nessun licenziamento ma la realtà sembra diversa: che fine faranno gli oltre 50 tecnici e tutti i precari? - "Lavoravo a Sportitalia, vi racconto la nostra epurazione"

Quale è la verità sulla chiusura di Sportitalia? Il canale in chiaro che negli ultimi anni ha vissuto una crescita costante sul digitale terrestre è sparito da un giorno all'altro e le reti 60,61 e 62 sono diventate di proprietà del gruppo di Valter La Tona (già editore di Alice, Arturo, Leonardo, Marcopolo e Nuvolari) che lancerà un palinsesto nuovo di zecca. Sport Uno, Sport Due e Sport Tre saranno gli eredi di Sportitalia ma non la soluzione ai problemi degli ex dipendenti del network. Mentre lo scorso 5 novembre un quotidiano riportava la notizia di nessun licenziamento tra i 35 giornalisti di Sportitalia, le testimonianze dirette fanno emergere una realtà del tutto diversa, ennesimo sintomo di un giornalismo italiano in un crisi che prima di essere economica appare etica. Tra i pochi che hanno provato a ricostruire la vicenda, senza puntare il dito ma facendo da megafono a più voci, c'è Matteo Bonfanti che sul portale Bergamo & Sport ha descritto la situazione di tanti tecnici e giornalisti che sono stati lasciati a casa nel silenzio più totale.

"Tranne rare eccezioni, i giornalisti mi spiegano che non hanno mai incontrato il signor La Tona, il nuovo azionista di riferimento, ma si sono visti tre volte con i dirigenti dell’Orienta Partners, azienda che si occupa di ristrutturazioni: un modo elegante per dire che si è impegnati a obbligare un sacco di gente a trovarsi una nuova sistemazione. E qualcosa, in questa direzione, è già successo. Non si parla più di trentacinque cronisti sportivi, ma di una quindicina perché i contratti a termine non sono stati rinnovati e le collaborazioni con i colleghi a partita iva sono state messe in stand by fino a data da destinarsi". Questo è un estratto dell'articolo che si può leggere per intero qui . Per approfondire la vicenda abbiamo contattato l'autore, direttore di Bergamo & Sport e giornalista sportivo. 

Perché ti sei interessato alla vicenda di Sportitalia?

Avevo scritto il primo articolo su Sportitalia perché tanti miei collaboratori avevano partecipato ai workshop di Michele Criscitiello. Prima di tutto credo che il fatto di poter vincere l'assunzione dopo il workshop sia spunto di riflessione per tutta la professione, un parere che è condiviso da tanti colleghi. Criscitiello aveva detto che con la chiusura di Sportitalia non sarebbe cambiato nulla ma non è stato così. Il mio articolo ha avuto un grande seguito, tantissimo per noi di Bergamo & Sport che siamo una piccola realtà provinciale. Questa cosa mi ha portato ancora di più a conoscere la storia di Sportitalia e tanti ragazzi che hanno perso il lavoro mi hanno contattato per darmi la loro versione dei fatti. 

E l'ennesimo simbolo del collasso del giornalismo italiano...

Credo che si sia persa un po' l'etica nei lavori creativi. Il giornalismo, la musica, la cultura, sono settori che dovrebbero essere trainanti, vanno pagati. Invece adesso è sempre più difficile lavorare seriamente. Qui non si parla della questione di Sportitalia ma di un problema generale che riguarda il giornalismo italiano. 

Da un giorno all'altro le trasmissioni di Sportitalia si sono interrotte, come è andata la vicenda?

Dopo il mio primo articolo sui workshop di Criscitiello si è cercato di tamponare un po' la polemica e la curiosità. Il mio pezzo stava girando parecchio con centinaia di condivisioni e discussioni sul web. Poi il 5 novembre è uscito un articolo su un quotidiano nazionale dove si parlava di "nessun licenziamento" e diversi ragazzi di Sportitalia si sono dichiarati sorpresi e offesi. La nuova Lt che ha acquistato le frequenze si è affidata all'Orienta Partners per effettuare tagli di bilancio. Parlando con quest'azienda i dipendenti hanno capito a chiare lettere e fin da subito che sarebbe stato un bagno di sangue. I dipendenti hanno mandato subito al quotidiano in questione una smentita del loro pezzo che però non è mai stata pubblicata. Lì si trovano le vicende sindacali di tutti i dipendenti che spiegano come il gruppo La Tona abbia proposto un forte ridimensionamento, considerando anche che ci sono diverse mensilità arretrate. Questa storia dei 35 giornalisti che non rischiavano non era vera già il 5 novembre perché già allora era stato comunicato che alcuni contratti non sarebbero stati rinnovati. Tante cose di questa storia non tornano, tra colleghi bisognerebbe essere solidali, invece a scrivere la verità si rischia in prima persona. 

Perché si sarebbe dovuta pubblicare una notizia non vera?

Parte della redazione del quotidiano non era d'accordo con la pubblicazione. So solo che il 5 novembre sono state descritte situazioni che non trovano riscontri nei diretti interessati. 

SPORTITALIA: SCARICA IL COMUNICATO DEI SINDACATI

Nel comunicato firmato da lavoratori, le RSA e la SLC-CGIL si legge la reale situazione dei dipendenti di Sportitalia: 

In un incontro tenutosi il 7 novembre fra le RSA, la OS e l’azienda, alla presenza del dott. Fabio Canovi AD di EDB MEDIA srl ed EDB SERVICE srl e di Orienta Partners, incaricata da LT TELEVISIONI della ristrutturazione delle menzionate società, diversamente da quanto affermato sulla “Gazzetta dello Sport” solo un giorno prima, è emersa una situazione molto più delicata.

In primo luogo il piano di ristrutturazione aziendale ad oggi non è stato ancora approntato e di conseguenza nemmeno quello editoriale. Quindi è stato affermato che non è possibile, allo stato attuale, sapere, se e quanti lavoratori potranno proseguire la propria prestazione con EDB MEDIA srl ed EDB SERVICE srl o altre società del Gruppo LT Media.

Al contrario, a detta dell’azienda, sarà necessario un profondo adeguamento del perimetro occupazionale “con morti e feriti”. Ad aggravare la situazione si sottolinea come EDB MEDIA e SERVICE srl non abbiano ad oggi disponibilità finanziaria per provvedere al pagamento delle spettanze arretrate dei lavoratori, e che tutta la forza lavoro non può attualmente essere impiegata in quanto l’attività editoriale e produttiva è ferma.

Nel comunicato vengono poste inoltre cinque domande

1. Si fa riferimento ai 35 giornalisti, ma non ai 50 tecnici il cui futuro non viene mai preso in considerazione. Forse perché figli di un dio minore?

2. Giornalisti e tecnici messi unilateralmente in ferie forzate. Una scelta non condivisa a cui sono seguite azioni di contestazione collettiva nella giornata del 4 novembre ’13.

3. Nulla si dice nell’articolo dei lavoratori precari (chissà se compresi tra i 35 giornalisti) che purtroppo non hanno voce e sono sempre i primi a perdere le certezze minime di sopravvivenza.

4. In data 31 ottobre Lt Televisioni srl (Gruppo LT MULTIMEDIA) ha comunicato (sulla home page del suo sito) di avere siglato un accordo di partnership editoriale e commerciale con Sitcom Media srl (Gruppo Sitcom), la Società che ha rilevato da Edb Media srl (dove sono collocati i giornalisti ex SportItalia) il ramo d'azienda relativo ai canali 60, 61, 62 del digitale terrestre. E’ noto che Sitcom Media è in crisi tant’è che 96 lavoratori sono in CIGD.

5. L’attività editoriale è cessata a Milano, sui canali passano commenti senza la voce dei giornalisti della redazione milanese, tranne rarissime eccezioni. Essi di fatto non possono svolgere la propria attività. Lo stesso dicasi dei tecnici milanesi che essendo legati a doppio filo alla produzione redazionale ed alla messa in onda dei programmi non possono al momento espletare il proprio lavoro.

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