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SOS, hanno (quasi) ucciso il Var. Le nuove regole vanno contro il progresso

Il protocollo interpretato rigidamente limiterà le correzioni e aumenterà le polemiche. Ecco come funzionano le nuove regole

Mondiali Russia 2018 le foto più belle

Giovanni Capuano

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Hanno quasi ucciso il Var e nessuno se n'era accorto. Depotenziato, sterilizzato, reso meno partecipe del gioco rispetto alla sperimentazione che, con molte luci e qualche ombra, i tifosi italiani hanno vissuto sulla propria pelle nella passata stagione. Non tutto era filato liscio, ma l'inizio di questo campionato ha gettato un'ombra sinistra sulla maggiore innovazione regolamentare degli ultimi decenni.

Sono bastate poche ore di pallone vero per accorgersi della mutazione genetica. Tutta colpa delle indicazioni a corredo del protocollo Ifab che hanno ristretto il campo d'azione degli arbitri dietro il teleschermo. Non più intervento in caso di errore "chiaro", ma "chiaro ed evidente". Il concetto di svista, ovvero di episodio (o parte di esso) non visto dal direttore di gara in campo. Altrimenti resta valida la valutazione a caldo, anche se col sospetto di un errore. Anche in caso di certezza che si potesse fare diversamente.

La contro-rivoluzione dopo il Mondiale

Una contro-rivoluzione che nasce dalle ceneri di un Mondiale in cui il Var è stato protagonista dimostrando la sua utilità. Eppure chi comanda il calcio ha scelto di fare un passo indietro e non uno avanti. Non verso la moviola in campo o il doppio arbitraggio (sarebbe stata una sciagura), ma rendendo quasi irrilevalente il contributo della tecnologia al di fuori dell'offside, dove i sistemi 3D tolgono ormai gran parte dei dubbi, e di qualche tocco di mano o scambio di persona totalmente sfuggita in campo.

Perché? Il sistema Var è dal suo inizio al centro di una contesa ideologica tra vecchio e nuovo calcio. La sua applicazione nella prima stagione in Italia e dove si è sperimentato (ad esempio la Germania) non sempre è stata lineare. Problemi di crescita e qualche volta c'è stata la sensazione che si eccedesse, scivolando pericolosamente verso il concetto di moviole e togliendo all'arbitro la centralità della gestione della partita.

Al Mondiale è andato tutto bene e già lì le norme erano state semplificate al massimo. La scelta di accentrare tutto in una Var Room a Mosca con una squadra di varisti specializzati ha permesso di uniformare l'applicazione del protocollo. Ora si è chiesto, anche a chi si è dimostrato avanti, di tornare indietro senza nemmeno quella garanzia di uniformità che si è vista in Russia.

 

Torneranno polemiche e veleni?

Il risultato appare abbastanza scontato. Più errori e, quello che è peggio, sarà difficile togliere dalla testa dei tifosi che non ci sia un intervento esterno. Soprattutto quando - e capiterà - il Var interverrà a correggere un errore border line, funzionando più come in passato che come oggi. Perché lì sì e altrove no?

Prepariamoci a polemiche e veleni. Non che fossero mancati nemmeno l'anno scorso, anzi. Ma in generale la gente si era abituata a considerare marginale l'errore e i mesi erano serviti per far comprendere il funzionamento del mezzo e delle sue regole. Ora si riparte quasi da capo. Un errore da non imputare agli arbitri e al sistema italiano perché l'input viene da fuori. Loro possono solo applicare le nuove direttive cercando di essere uniformi. Quindi con un intervento in meno piuttosto che con uno in più. Se non morto, il Var è ferito seriamente.

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