Calcio

Ultras negli stadi: la mappa politica in Italia

La maggioranza è di estrema destra, sono sparsi ovunque. Ecco con chi vuole dialogare il ministro Salvini dopo i fatti di San Siro

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Giovanni Capuano

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Un esercito di 40mila persone, divise in quasi 400 gruppi organizzati con connotazione politica spesso marcata. Ecco l'universo dei gruppi ultras in Italia, fotografato dal censimento del Viminale che da oltre un decennio lavora a fondo sul fenomeno delle tifoserie tentandone una mappatura.

L'ultimo censimento ufficiale risale al 2017-2018: 386 gruppi ultras attivi in tutta Italia dei quali 141 esprimenti un orientamento politico che nella maggior parte dei casi li avvicina alla destra ed estrema destro. Ecco con chi vuole dialogare il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, dopo i fatti tragici di San Siro.

Dopo gli anni della repressione e del lavoro preventivo, della tessera del tifoso e dei Daspo, ora è il momento del dialogo anche a rischio di legittimare chi utilizza lo stadio non solo come luogo di aggregazione ma anche come terreno di confronto e scontro ideologico e campanilistico.

I dati dell'Osservatorio delle manifestazioni sportive relativi alla stagione 2017-2018 parlano di una recrudescenza dei fenomeni violenti legati al calcio. Gli stadi sono più sicuri rispetto al passato, ma l'allarme si è spostato altrove e i numeri lo confermano. In questo contesto sono nati gli incidenti di San Siro che hanno portato alla morte di un capo ultras nerazzurro.

 

La mappa politica dei gruppi ultras

I gruppi ultras dichiaratamente politicizzati sono 111 su un totale di 386. Di questi 38 risultano orientati su posizioni di estrema destra e altri 43 genericamente vicini alle ideologie di destra per un totale di oltre diecimila tifosi. A sinistra ci sono 19 gruppi considerati estremisti e altri 30 di area (circa 4mila tifosi) mentre in 11 casi è stata registrata una presenza 'mista': realtà dove convivono posizioni politiche differenti e spesso in contrasto.

Il mondo ultras, difficile da fotografare anche perchè in continuo movimento e aggiornamento con i suoi codici e i suoi sistemi di comunicazione e linguaggio, è un esercito di quasi 40mila persone di cui poco più della metà - secondo i dati del Viminale - apolitici e cioé mossi soltanto dalla fede calcistica o da ragioni di campanile.

Già nel 2015 la presenza di realtà di estrema destra con simpatie neonazi veniva segnalata come emergente dai dati. Dove? Milano (Inter), Torino (Juventus e Torino), il Triveneto (Verona, Padova, Vicenza e Treviso), Roma (Lazio), la Puglia (Foggia, Lecce, Bari, Taranto, Barletta e Monopoli), la Sicilia (Palermo, Messina, Acireale, Siracusa e Gela), Sardegna (Cagliari e Olbia), Calabria (Catanzaro e Lamezia Terme), Abruzzo (Chieti) e Basilicata (Potenza e Matera).


Disponibilità al dialogo e conflitto

Il rapporto del Viminale nel 2015 raccontava anche come la presenza di ideologie contrastanti all'interno della stessa tifoseria non fosse un elemento così raro. Anzi. Unica avvertenza quella di evitare di esporre in curva emblemi di carattere politico e scandire slogan extrasportivi. Un modus operandi sufficiente per mantenere l'unità del gruppo con iniziative in comune.

"L'affinità politica" spesso alla base di gemellaggi (ad esempio tra le curve di Inter e Lazio esiste uno legame storico) non è condizione sufficiente, però, per fare da deterrente agli scontri tra tifoserie rivali qualora esista una rivalità che affonda le sue origini nel campanile e in questioni calcistiche ed extrapolitiche.

La fede calcistica vince, dunque, su quella politica. E la maggior parte di questi gruppi, fotografa il Viminale, ha una predisposione al dialogo con istituzioni e forze dell'ordine. Le politiche degli ultimi anni hanno ripulito gli stadi dai violenti spostando spesso il problema nella vicinanza degli impianti.

I Daspo (che possono arrivare fino a 8 anni nei casi di maggiore gravità) hanno colpito duramente il nocciolo duro delle curve costringendo a un ricambio generazionale che spesso, però, ha portato alla ribalta personaggi ancora più violenti e pericolosi. E poi il grande tema dell'infiltrazione della criminalità organizzata, fotografata dalla Commissione Antimafia che si è occupata del tema nell'autunno 2017 sulla scia dell'inchiesta Alto Piemonte con le accuse alla Juventus di rapporti con la 'ndrangheta. Tutto rimasto senza riscontro giudiziario, ma che ha aperto il dibattito su un fenomeno che attraversa l'Italia da Nord a Sud e che rende ancor di più le curve degli stadi italiani un territorio privo di controllo.

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